Nel calcio c'è una scaramanzia radicata: sfiorare il trofeo prima di averlo conquistato porterebbe sfortuna. Un tabù che Donald Trump ha ignorato più volte, stringendo la coppa d'oro FIFA tra le mani già prima della finale dei Mondiali 2026 negli Stati Uniti. Del resto, in quanto capo di Stato del Paese ospitante, rientra tra i pochi ammessi a toccarla
C'è una superstizione che accompagna da sempre il calcio: la coppa non si tocca finché non è stata davvero vinta. Sfiorarla prima porterebbe sfortuna. Una scaramanzia a cui molti giocatori si attengono con scrupolo, evitando persino di guardarla troppo a lungo. Donald Trump, invece, quel trofeo l'ha già stretto tra le mani più di una volta.
La regola FIFA sul trofeo
Il motivo per cui la coppa del Mondo è quasi "intoccabile" non è però scaramantico, ma regolamentare. Il trofeo originale è un pezzo unico in oro massiccio, custodito dalla FIFA e presentato ai campioni soltanto ogni quattro anni: le nazionali vincitrici ne ricevono poi una replica da conservare. Per questo la federazione stabilisce regole severe su chi possa toccarlo. Durante la premiazione lo sollevano i giocatori della squadra campione e pochi altri ospiti speciali. Tra le figure ammesse la FIFA include anche i capi di Stato: categoria in cui rientra il presidente americano, host del torneo.
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Le mani di Trump sulla coppa
Trump ha approfittato di quel privilegio in più occasioni. Nell'agosto 2025, durante una visita del presidente FIFA Gianni Infantino alla Casa Bianca, aveva impugnato il trofeo mondiale nello Studio Ovale. E non è l'unico precedente: alla finale della Coppa del Mondo per club vinta dal Chelsea, il presidente era rimasto sul palco insieme ai giocatori inglesi durante il sollevamento del trofeo, tra lo stupore di alcuni di loro. Quella coppa era poi finita in bella mostra nello Studio Ovale.
Chi alla scaramanzia crede davvero
Non tutti, tra i potenti, sfidano la sorte come Trump. Il presidente argentino Javier Milei, per esempio, ha scelto di non assistere alla finale dei Mondiali proprio per non tentare la fortuna, citando apertamente la superstizione. Un timore che il premier spagnolo Pedro Sánchez, atteso allo stadio, ha invece deciso di ignorare.