Flash ci ha portato all'interno dell'evento più esclusivo della Fashion Week: Vogue World. A raccontarci l'essenza di un evento con un'anima filantropica e la missione di dare una spinta alle città che dal 2022 lo hanno ospitato, Anna Wintour e Francesca Ragazzi
Anna Wintour l’ha definito una lettera d’amore a Milano. Ed in effetti l’edizione italiana di Vogue World ha celebrato in uno dei luoghi più iconici della città l’artigianalità ed il Made in Italy riunendo in una stessa sera i più importanti stilisti, a personaggi del cinema, dello spettacolo e della cultura.
Un emozionante racconto in 5 atti della storia del saper fare italianio e del suo rapporto con le rivoluzioni tecnologiche, accompagnato da una colonna sonora che ha attraversato generi ed epoche.
anna wintour: "un grande successo"
Anna Wintour, Chief Content Officer Condé Nast e Global Editorial Director Vogue, ci ha raccontato in una lunga intervista esclusiva la mission di Vogue World nel mondo:
“Siamo partiti con la prima edizione di Vogue World subito dopo il COVID a New York quando abbiamo visto che la città stava davvero attraversando un momento difficile. I turisti non c'erano, i musei erano vuoti, i ristoranti erano vuoti. È stato un periodo molto difficile in particolare per la comunità della moda. Quindi, a Vogue come gruppo abbiamo deciso che sarebbe stato meraviglioso avere una sfilata di moda che riunisse intrattenimento, personaggi e tutte le diverse persone che si vedono, per esempio, a Central Park durante il fine settimana. Volevamo che rappresentasse davvero la straordinaria vita che si vede ogni singolo giorno a New York City e speravamo davvero che sarebbe diventato un evento globale, per questo lo abbiamo chiamato Vogue World. Ma, ovviamente, non avevamo idea se avrebbe funzionato. Lo abbiamo organizzato con pochissimo preavviso, aprendo la serata con i maratoneti, perché sono un simbolo così forte di New York City. Siamo inoltre stati fortunati perché con noi c’era anche la grande Serena Williams che aveva appena annunciato il suo ritiro sulla copertina di Vogue. Abbiamo celebrato la vita a New York, abbiamo celebrato la musica, abbiamo celebrato le arti, abbiamo celebrato la moda ed è stato un grande successo. Da lì ci siamo spostati a Londra. E dato che Vogue World ha sempre una componente benefica, abbiamo raccolto una grande quantità di denaro per aiutare le arti performative in Gran Bretagna perché erano davvero in difficoltà dopo tutti i tagli ai progetti da parte del governo conservatore. E ancora una volta abbiamo unito la moda, abbiamo unito l'opera, abbiamo unito il teatro, la danza, la musica in questa meravigliosa performance al Theatre Royal. E poi ci siamo spostati a Parigi, proprio alla vigilia delle Olimpiadi quando, se ricorderete, tutti erano preoccupati per la sicurezza e invece abbiamo alzato il sipario sulle Olimpiadi e abbiamo celebrato 100 anni di moda francese e ciò che le Olimpiadi significano per Parigi. Erano trascorsi 100 anni dall’ultima volta in cui Parigi aveva ospitato le Olimpiadi e grazie alla generosità del presidente Macron ci è stato dato il permesso di tenere l'evento nella straordinaria location di Place Vendôme. L'anno scorso siamo andati a Los Angeles, ed era poco dopo gli incendi, quando molte persone avevano perso le loro case. Volevamo davvero aiutare i professionisti di Hollywood che non solo erano in difficoltà a causa degli incendi, ma anche a causa delle spese per la realizzazione dei film a Hollywood. Abbiamo lavorato con costumisti e abbiamo scelto in particolare costumiste donne realizzando un grande spettacolo ai Paramount Studios, dove ancora una volta abbiamo messo insieme una sorta di spettacolo mescolato a intrattenimento, cinema, moda e musica e abbiamo raccolto intorno ai $4,000,000 per aiutare le persone che avevano perso le loro case. Ora eccoci qui a Milano e siamo così grati al sindaco e alla comunità della moda qui a Milano e alle migliaia di persone che ci hanno aiutato a mettere insieme questo evento. Vogliamo mostrare al mondo che Milano è un incredibile centro per l'artigianato e quanto sia importante la manualità anche nell’era digitale".
vogue italia, un lavoro di squadra
“ Sono pienamente d’accordo con Anna", dice Francesca Ragazzi, Head of Editorial Content di Vogue Italia. “Vogue ha una vera vocazione nel raccontare storie e lo fa anche con eventi come questi che raccontano la storia della città. Per noi è una grande opportunità per costruire una storia editoriale molto coinvolgente, che vada oltre le pagine della rivista e la nostra piattaforma e che prenda davvero vita, con tante sorprese, celebrando la città. Penso che tutto questo lavoro comune appartenga a tutti noi, ma non soltanto a noi; appartiene anche ai cittadini e ai rappresentanti della cultura e della moda che ci hanno aiutato moltissimo. E non c’è città migliore di Milano per rappresentare un’idea di città in movimento, dinamica, ma allo stesso tempo rispettosa del proprio patrimonio e della propria storia.”
Nella Galleria Vittorio Emanuele II, davanti a un ristrettissimo numero di ospiti, modelle di ieri e di oggi hanno sfilato insieme ai rappresentanti delle eccellenze italiane nel mondo, nella moda come nella musica e nello sport. Un cast di 360 persone ha trasformato quello che è conosciuto come il salotto di Milano in un palcoscenico della creatività italiana.
Al centro dell’ultimo atto il rapporto tra l’artigianalità e l’intelligenza artificiale. La visione di un futuro immaginato attraverso la performance di Alicia Keys, un futuro in cui la mano dell’uomo torna a essere insostituibile.
“Stiamo guardando alla tecnologia, non soltanto all’intelligenza artificiale, e a tutto ciò che essa comporta", spiega Anna Wintour. "E il modo in cui guardiamo all’artigianalità parte da un principio molto semplice: nulla può sostituire la mente e la mano umana. Sono uniche, entrambe. La tecnologia, naturalmente, può essere estremamente utile. E credo che in questo momento le persone non comprendano ancora fino in fondo, o forse siano preoccupate per il modo in cui l’intelligenza artificiale potrebbe entrare nei diversi ambiti. Noi non la vediamo in questo modo. Crediamo che la tecnologia possa convivere con la creatività e che possa rappresentare una grande risorsa per il mondo creativo. Può aiutarci in moltissimi modi, per esempio rendendo i processi più efficienti o accelerandoli. È come l’elettricità: può essere presente ovunque intorno a noi ed essere estremamente utile. Ma tutto deve partire dalla mano e dalla mente umana.
È proprio questo che cerchiamo di raccontare nello show e, più in generale, nel mondo: come l’artigianalità si sia evoluta attraverso epoche e momenti diversi. Durante la performance raccontiamo queste storie partendo dal Rinascimento e arrivando fino ai giorni nostri. Naturalmente, in questo momento si parla moltissimo di tecnologia e di una certa paura nei suoi confronti, e noi lo comprendiamo e lo rispettiamo. Ma quando si lavora con grandi designer come Jony Ive, credo che si crei un incontro davvero speciale, una combinazione che dovremmo accogliere e utilizzare in un modo che abbia senso.”
“Anche nel processo organizzativo dell’intero show non c’è stato un solo momento in cui la tecnologia abbia sostituito le idee brillanti del fantastico team che abbiamo riunito per questo progetto, spiega Francesca Ragazzi. “I registi dello show, il team moda e tutti i nostri colleghi di Vogue nel mondo hanno contribuito con le loro idee. La tecnologia ci ha aiutato nell’organizzazione ed è stata uno strumento per ottimizzare i processi, ma non ha mai, in nessun momento, sostituito quei momenti di ideazione, di confronto e di condivisione. Ed è proprio per questo che la Galleria rappresenta così bene questo elemento umano.”
“Credo che la creatività nasca dalla comunicazione e dalle idee, e che sia fondamentale parlare con le persone e incontrarsi di persona”, aggiunge Anna Wintour. “È per questo che per noi è così importante, quando pensiamo a Vogue World, partire da qualcosa che accade realmente, qualcosa che le persone qui a Milano possano vivere in questo spazio straordinario, vedere e comprendere. Naturalmente lo show è trasmesso in streaming in tutto il mondo, ed è fantastico. Ma il cuore dell’evento è qui, a Milano, in uno degli edifici più belli della città. Questo è sempre stato il nostro modo di pensare: si parte dalla realtà, dalla vita reale. E tutto nasce dalla comunicazione e dalla capacità di mettere insieme, come squadra, idee creative. Non in uno spazio digitale, ma attraverso il confronto e la presenza fisica delle persone.”
L’anima filantropica di Vogue World Milano
Attraverso un investimento di 2 milioni di euro Vogue World ha sostenuto la biblioteca di quartiere di Quarto Oggiaro, nella periferia nord-occidentale di Milano.
Il progetto prevede l’evoluzione della biblioteca in uno spazio culturale contemporaneo, concepito come una vera e propria officina del sapere. Valorizzando le energie e le competenze già presenti sul territorio, l’obiettivo è offrire strumenti e opportunità per sviluppare idee, esprimere il proprio potenziale creativo e partecipare attivamente alla vita culturale della comunità.
“Generare impatto sociale oggi, in un momento in cui il ruolo degli spazi del sapere
condiviso è sempre più al centro del dibattito”, spiega Francesca Ragazzi, “significa portare nuova energia e opportunità a un quartiere periferico della città attraverso la scelta di creare uno spazio pensato per i giovani, ma aperto a tutta la comunità.
In questa prospettiva, il progetto si lega a Vogue World Milano e alla sua riflessione più
ampia sul valore della creatività umana. In un contesto ogni giorno più automatizzato, il
fare, la cultura e la partecipazione collettiva diventano espressioni concrete di autenticità, relazione e connessione tra le persone”.
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