Le coppie di Matrimonio a Prima Vista 3 e i ruoli. Intervista a Mario Abis

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Nella foto Mario Abis - Elena Corbari

Il terzo appuntamento con Matrimonio a prima vista 3 si avvicina e le coppie sono nel pieno delle loro prime difficoltà, difficile capire come andrà, in attesa di scoprirlo puntata dopo puntata, abbiamo chiesto al sociologo Mario Abis , quali sono oggi i motivi per cui ci si sposa, i contesti, le differenze geo culturali, i ruoli che ciascuno assume nella relazione. Leggi l’intervista e non perdere l’appuntamento tutti i giovedì alle 21.15 su Sky Uno

Selezionati dal team di esperti formato dalla sessuologa Nada Loffredi, il sociologo Mario Abis e lo psicologo Gerry Grassi, Daniela Benvenuto e Roberto Orlandini, Mauro Antonelli e Camilla Arolchi, Rossella Gatta e Andrea Tomasini, sono nel pieno dei loro primi conflitti, al rientro dalla luna di miele hanno dovuto affrontare la realtà di una routine quotidiana che non sempre risponde alle aspettative di ognuno. Quali sono le differenze tra il nord e il sud dell’Italia? E quanto contano le differenze culturali in una coppia, perché il matrimonio tra i giovani è considerato una meta da raggiungere e non un punto di partenza, così come lo era una volta? Lo abbiamo chiesto a Mario Abis, ecco cosa ci ha raccontato.

Nella terza stagione ci sono elementi nuovi o ricorrono i soliti leitmotiv?
Gli aspetti nuovi sono diversi, si afferma una grande differenza di ambienti territoriali e culturali, i mondi rispetto alle relazioni sono molto diversi, la diversità tra nord e sud è fortissima. Nel momento in cui si parla di differenze di cultura, di psicologia e di vissuto rispetto anche al tema del matrimonio e della relazione, il rapporto tra nord e sud è diversissimo. Quest’anno la coppia è molto conflittuale.
La visione arcaica della donna di Mauro (marito di Camilla) fa un certo effetto.
Sì, questa dimensione è impressionante, e parliamo di livelli culturali medio-buoni, di fasce di età oltre i trent’anni. D’altro canto vediamo la centralità della donna al nord (Rossella è della Basilica ma si è ormai “milanesizzata”), e un uomo che è subordinato alla donna: qui il rapporto di potere e di forza è in mano alla donna, è il caso di Roberto il bergamasco e Andrea che è ospite di Rossella.
L’uomo ha perso i pantaloni?
C’è un processo di femminilizzazione dell’uomo e di maschilizzazione della donna con dei rapporti di potere molto pronunciati da una parte. I contesti sociali sono molto determinanti nel formare la psicologia del rapporto di coppia. Dall’altra parte abbiamo il caso della coppia di Roma dove c’è un processo inverso: il maschio alfa domina una donna la quale ha di per sé degli elementi di modernità, ma che quando entra in gioco in una relazione diventa subalterna, le piace essere controllata, dominata, è un rapporto di tipo tradizionale.
Più “Anni Cinquanta” che tradizionale.
Direi anche “anni da sempre”. Fa parte della cultura in parte patriarcale di alcuni paesini dell’Italia, è l’uomo il punto decisivo, la donna sta crescendo ed è un soggetto sempre più potente nella coppia; l’uomo, da una parte un po’ subalterno, si deve adattare e per certi versi esercita un pezzo di personalità che invece è più propriamente femminile. Poi ci sono delle eccezioni che sono quelle di una società più conservativa in cui c’è un rapporto molto forte con la famiglia, il caso di Roma è un contesto in cui la donna ha un ruolo di potere subordinato. L’aspetto interessante di queste edizioni è che si sta affermando il cambiamento del rapporto di forza tra uomo e donna con delle differenziazioni geo culturali. La seconda cosa molto nuova di quest’anno è che c’è un fortissimo aspetto di conflittualità, la coppia è molto esprime molto conflitto, per motivazioni diverse.
Che tipo di conflitto?
Sugli stili di vita, sulle micro scelte etc. e qui, quando la cosa è stemperata dal coinvolgimento sessuale e fisico, come per la coppia di Roma, è un conflitto che diventa creativo, in altri casi al contrario, diventa un elemento problematico di forte contrapposizione.
Il matrimonio è un tema che coinvolge i giovani, perché secondo lei?
Diciamo che sta ricominciando a interessare, con modalità e ragioni diverse rispetto al passato nel senso che arriva alla fine di un processo. Il matrimonio, in una società molto insicura, molto rischiosa e complicata come la nostra, diventa una condizione di stabilità.
Ci cerca un porto sicuro?
Esattamente, a grandi linee, non è più un fatto di emotività. C’è una domanda di rassicurazione e stabilità rispetto a un contesto esterno, quindi il rapporto del matrimonio non è come storicamente era, una partenza, ma un arrivo. Parliamo di persone che si sono già realizzate nel lavoro, hanno costruito le loro relazioni sociali, si tratta di personalità individuali, che alla fine di questo loro processo si sposano. Mi colpisce molto che nel quadro dei valori dei giovani il matrimonio, prima di questa fase, è una cosa assolutamente secondaria e relativa: prima si cerca di affermare se stessi, poi si parla di matrimonio, e in questo sono soprattutto le donne a decidere. Ci sono anche elementi importanti di contesto.
A proposito di contesti, quanto conta l’estrazione sociale e il livello di istruzione in una coppia: la disparità alla lunga separa?
Io sono convinto che la disparità economica possa contare molto relativamente, nel senso che c’è un livello minimo di benessere, non c’è più il “povero” di una volta. Quello che invece pesa tantissimo, è la disparità culturale, le persone hanno linguaggi diversi, interessi diversi, ideali diversi. Il conflitto c’è a causa della necessità di omogenizzare stili di vita già consolidati, oggi questo matrimonio rassicurante è complesso perché deve diventare un elemento che sana delle diversità.
Nel matrimonio di un tempo era diverso?
Il matrimonio classico è una specie di costruzione per omogeneità, la coppia costruisce insieme tutto il loro contesto, invece questi altri il loro contesto lo hanno già. Hanno già una casa, e vanno ospiti nella casa dell’altro. Ci sono due casi clamorosi, Rossella che ha una bella casetta di design e Roberto che si ha fatto addirittura una villa pensando alla famiglia. La casa è un contesto fondamentale.
Cosa può dirci una casa della persona?
Quando entri in una casa, entri in un mondo, la casa è la cosa più importante per esprimere la propria personalità. Una volta c’era l’abbigliamento, determinati comportamenti di consumo. Oggi l’abitare è fondamentale, definisce innanzitutto il rapporto psicologico molto intimo con la casa che serve a coprire, valorizzare alcuni tratti psicologici. Inoltre, è un elemento di definizione culturale di gusto e di estetica.
Il primo motivo che oggi porta al divorzio.
Innanzitutto ci sono dimensioni soprattutto legate alla sfera sessuale, in questa società così legata ai comportamenti, la sessualità passa in secondo piano. Non c’è più tempo per sviluppare una sessualità, un’intimità, e l’erotismo sta un po’ sparendo nella sua dimensione di desiderio. La sessualità si sta sviluppando all’esterno della coppia, basti pensare alla pornografia. La seconda cosa che pesa è il tema dell’ambiente, del contesto e delle abitudini. Le persone si dividono perché la dimensione individuale diventa dominante sul rapporto di integrazione della coppia, non è più “noi”, ma io e te. E questa è una rottura.
In passato invece?
Nel passato era la caduta della dimensione sentimentale, erano le scelte alternative: si avevano altre storie, oggi questa dimensione conta molto di meno, “il non ti amo più”, oggi c’è ancora ma è un po’ sfumato rispetto alla dimensione esistenziale. Sta cambiando la fisionomia della coppia, ad un certo punto le persone di dividono perché si sentono sole, non si sentono coppia ma persona non integrate. La percezione della solitudine e dell’individualità rompe lo schema del contratto di matrimonio.