Oscar, tutti i film italiani vincitori

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Marta Nicolazzo

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L’Italia è il paese che ha vinto più Oscar per i film in lingua non inglese vantando ben 14 statuette. Per essere precisi: due premi speciali (Sciuscià e Ladri di biciclette) chiamati così perché ancora non esisteva il premio "Miglior Film Straniero", Le Mura di Malapaga, la co-produzione italo-francese vincitrice del Premio Onorario e undici statuette per la categoria "Miglior Film Straniero". L'italia ha ricevuto in totale 28 candidature.

1947 Sciuscià di Vittorio De Sica. Sciuscià è un termine della lingua napoletana (dall'americano "shoe-shine") utilizzato per indicare i ragazzini lustrascarpe che si guadagnano qualche spicciolo sulle scarpe dei soldati americani. Il regista racconta la storia di sopravvivenza di questi bambini profondamente legati alla difficile vita del dopoguerra italiano.

1950 Ladri di biciclette di Vittorio De Sica. Uno dei capolavori del neorealismo, quello che con "Roma, città aperta" (1945) è più noto all'estero. Tratto dall'omonimo romanzo di Luigi Bartolini, racconta la storia di Antonio Ricci, un attacchino comunale che durante il primo giorno di lavoro rimane vittima del furto della sua bicicletta. Con il figlio Bruno si mette alla ricerca del ladro in una Roma del dopoguerra, incontrando solidarietà, apatia e non celata malevolenza.
1951 Le mura di Malapaga regia di René Clémen (Francia/Italia). Nei caruggi genovesi si snoda la drammatica storia della passione composta, scoppiata tra un marinaio - ricercato dalle autorità per aver commesso l'omicidio dell'amante -, e Marta, una giovane madre di Malapaga.
1957 La strada di Federico Fellini. Nonostante l'enorme notorietà che questo film ebbe, Fellini incontrò molte difficoltà prima di realizzare il film: venne rifiutato da tutti i produttori e distributori ai quali lo propose poiché ritenuto di scarso appeal commerciale.
1958 Le notti di Cabiria di Federico Fellini. Il film censurato di circa sette minuti (per volere della Chiesa) dovrà aspettare quaranta lunghi anni per uscire restaurato nella versione integrale, recuperando la sequenza tagliata dell' "uomo col sacco".
1964 8½ di Federico Fellini. Considerato uno dei capolavori di Fellini e una delle migliori pellicole cinematografiche di tutti i tempi. Il film ha vinto anche l'Oscar Migliori Costumi per film in bianco e nero (Piero Gherardi). Una pellicola incentrata sulla crisi esistenziale, professionale e sentimentale del suo protagonista principale, il regista Guido Anselmi interpretato da Marcello Mastroianni.
1965 Ieri, oggi, domani di Vittorio De Sica. l film è articolato in tre episodi ambientati nelle tre più grandi città italiane (Milano, Roma e Napoli), tutti interpretati dalla coppia formata da Sophia Loren e da Marcello Mastroianni. Un omaggio alla donna e al ritratto di un'Italia che cambia parallelamente alla condizione femminile.
1971 Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri. Uno dei massimi esempi di denuncia sociale, dalle atmosfere cupe e con l’interpretazione di Gian Maria Volonté. All'origine del film l'idea dostoevskiana dell'assassino che sfida la giustizia convinto che il potere gli possa consentire di continuare ad essere al di sopra di ogni sospetto.
1972 Il giardino dei Finzi Contini di Vittorio De Sica. Questo film regala al regista il suo quarto Oscar. La storia racconta dell'isolamento sociale e della bella vita condotta dall'appartata famiglia israeliana Finzi Contini nella villa di Ferrara fino a trasformarsi in una tragedia con l'introduzione delle leggi razziali fasciste e lo scoppio della seconda guerra mondiale.
1975 Amarcord di Federico Fellini. Film che lo consacra al suo quarto Oscar, andando al pari con Vittorio De Sica. Amarcord è l'univerbazione della frase romagnola "a m'arcord" ("io mi ricordo" in dialetto romagnolo, il dialetto del regista). Ed è proprio questo che Fellini vuole fare, ricordare la sua infanzia, le sue origini, gli anni passati in una Rimini dei primi anni '30.
1990 Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore. Con questo film si spezza il silenzio lungo quindici anni: finalmente una nuova vittoria italiana. Il paesino della Sicilia Giancaldo, che appare nel film, non esiste realmente ma è il nome di una montagna che sovrasta Bagheria, città natale di Giuseppe Tornatore.
1992 Mediterraneo di Gabriele Salvatores. Un manipolo di otto soldati del Regio Esercito Italiano nel 1941 ha l'ordine di presidiare un'isola greca dell'Egeo, apparentemente deserta, dove rimane sino all'inverno del 1943. Avventure, amori e tribolazioni si snodano fino a dar vita a una pellicola che segna il gergo stilistico di Salvatores.
1999 La vita è bella di Roberto Benigni. Il film viene candidato anche come "Miglior film dell’anno" (l’unico italiano nella storia) ma vince come "Miglior Film Straniero". Una storia tragica che racconta la cruda realtà di un'epoca storica non così lontana dalla nostra. Una tragedia raccontata con comicità e con un'ironia che solo un toscano come Benigni poteva essere in grado di raccontare. E' la storia vista con gli occhi di un genio a cui non si può far altro che protrarsi con degna ammirazione sulle note indimenticabili ed emozionanti della colonna sonora di Nicola Piovani.
2014 La grande bellezza di Paolo Sorrentino. Il protagonista è Toni Servillo che interpreta la parte di Jep Gambardella, giornalista napoletano da tempo trasferito a Roma, uomo di successo disilluso, che festeggia i 65 anni con un grande party da cui si vede tutta la grande bellezza di Roma e dove i frequentatori sembrano la parodia di loro stessi.

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