Tattoo Artist of the Year, arriva Zibba con le sue Cose

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Zibba

Su Sky Unodomenica 18 febbraio alle ore 21.15 , va in scena la FINALE di  Tattoo Artist of the Year, nell'attesa abbiamo incontrato Zibba , ribelle nella vita e nel rock, ma con un cuore enorme: con lui abbiamo parlato di tatuaggi, del tour che inizia l'1 marzo e del suo nuovo album Le Cose . LEGGI L'INTERVISTA

(@BassoFabrizio)

Una bella storia in dodici canzoni. O dodici cose. Perché il nuovo album di Zibba si intitola proprio Le cose ed è un viaggio intimo negli ultimi due anni della sua vita. Si ascolta come si sfoglierebbe un libro di novelle. E’ il disco più maturo di Sergio Vallarino, questo il suo vero nome, con sfumature sonore che vanno dalla Dance anni Settanta alla tradizionale ballata, da elementi Prog a giochi melodici lievi. L’1 marzo dall’Alcatraz di Milano partirà il tour. Lo abbiamo incontrato a Milano per chiacchierare di musica e tatuaggi, mentre su Sky Uno, domenica 18 febbraio alle ore 21.15, si elegge il vincitore di Tattoo Artist of the Year.

Zibba partiamo dai tatuaggi: il primo?
Avevo 15 o 16 anni e mi ha accompagnato uno dei miei genitori perché essendo minorenne serviva il consenso.
Cosa era?
Era piccolo, una tastiera musicale con delle gocce di sangue.
Reazioni?
Ai tempi ero quello strano al liceo. Ma non perché lo fossi realmente: i capelli colorati e i vestiti strappati bastavano a rendermi quello strano della scuola.
Cosa rappresenta un tattoo?
Qualcosa che voglio raccontare. Ma anche un monito verso me stesso.
Ha un tatuatore di riferimento?
Vado spesso a Genova da Michele Testa. Gli dico cosa vorrei e lui crea. E' bello affidarsi a lui e non andare con un disegno già fatto, solo da metterev su pelle. Ma c'è stato un periodo in cui quando ero in giro cercavo un tatuatore e procedevo.
Che tatuaggi ha?
Il titolo di tutti i miei dischi.
Poi?
Sulle cosce due frasi di altri, per l'esattezza di Erika Mou e Diego Esposito.
Disegni?
Ho un volto che è la riproduzione in forma di tatuaggio del primo volto che ha disegnato su un foglio mio figlio. E' sullo stinco sinistro. I miei sono tutti tattoo pieni, ciò pregni di significato.
Ne ha mai coperto?
Solo il primo ma perché non era fatto con una grande tecnica e il tempo lo ha trasformato in una macchia.
Sappiamo che ha dei ritratti.
Esatto, ho cinque volti: Totò, Marilyn Monroe, Jimi Hendrix, Bob Marley e Oscar Peterson.
C'è chi si tatua sue frasi.
Sono contento. E' bello. Tra le tante stupidate che uno può tatuarsi, credo che le mi frasi abbiamo una dignità.
Come vive il suo corpo?
Il nostro corpo è di passaggio, facci quello che vuoi.
Se suo figlio, un domani, volesse tatuarsi?
Faccia quello che crede. Non sarò io a dirgli cosa e perché. A evitargli eventuali errori. Gli errori ti servono a fare meglio il giorno dopo, e quello che conta è non ripetere quelli dei genitori.
Ovvero?
I genitori commenttono errori che i figli non devono ripetere. Semmai farne altri.
Eccoci al disco e al titolo, Le Cose.
Non sapevo come racchiudere queste mie canzoni. Racconto quello che ho avuto intorno negli ultimi due anni.
Cose può anche essere un concetto misterioso.
E’ vero, faccio delle cose è sempre di difficile interpretazione. Ha lavorato con me un percussionista che usava la parola cose come chi scrive usa la virgola. A un certo punto mi sono detto: in fin dei conti voglio raccontare delle cose…ed è nato il titolo del disco.
Sulla copertina c’è lei che guarda verso l’alto e sullo sfondo un edificio bianco: può essere un luogo qualunque.
Mi piace l’idea di indeterminatezza del luogo ma il palazzo è a Genova. E io guardo verso l’alto perché seguo il mio universo, quello che è nelle Cose.
Ai tempi della scuola si sentiva un ribelle, oggi si sente un alieno?
Sempre. Anche quando faccio il papà. Ma sto bene nel mio mondo musicale, ci cammino senza pregiudizi: così vissuto, un po’ da alieno, il mondo della musica è sempre bellissimo. E comunque sono un alieno che capisce tutto.
Ha un pianeta tutto suo?
E’ ovunque, purché io stia bene.
E’ un album con ospiti importanti: Erica Mou, Max Gazzè, Marco Masini, Elodie. 
Pensi che all’inizio volevo un disco senza ospiti, poi mi hanno fatto capire che alcuni ci stavano. Bisogna saper cambiare idea.
E’ il suo primo album da producer.
Mi sono divertito a produrmi. Ho seguito le mie idee alla faccia delle regole radiofoniche. Chissenefrega del mondo senza regole delle radio, in passato ho imparato che brani ritenuti radiofonici sono stati snobbati e altri che ritenevo non passabili invece sono stati proposti spesso.
Fa anche il produttore per altri.
Sto seguendo un gruppo che si chiama Seaward. Sono giovanissimi e la cantante ha una voce pazzesca.
Cosa si aspetta da Le Cose?
E’ un’opera. Spero che chi lo ascolta entri nel mio mondo.
I suoi live saranno utili in questa camminata empatica.
Ce ne saranno di due tipi. Il primo con la band, molto energico, con un uso di campionatori e di chiacchiere. Il secondo che ipotizzo dall’estate in poi sarà più teatrale: sul palco io e Simone Sproccati.
Il disco si apre con Quello che si sente: si respira estate.
E’ il brano che più si lega al mio passato.
In Dove si ferma il sole dice: se potessi decollare…ecco dove andrebbe?
Posso dirle che ho sempre voglia di evadere ma non ho una destinazione definita. E’ una canzone d’amore scritta per una persona cui voglio molto bene. C’è il desiderio di decollare insieme.
In Quando abbiamo smesso, brano fatto con Erica Mou, si percepisce il bello della collaborazione.
Le mie sono tutte all’antica, fatte di persona. Bisogna trovare il tempo per incontrarsi, è il bello della musica e anche della vita. A memoria sono una volta ho fatto una collaborazione a distanza, con Roy Paci.
Chi è oggi Zibba?
Ho 40 anni, ho voglia di dedicarmi a chi ne ha 20. Ho un figlio di quattro anni. Canto le cose della vita e amo le sfide.
Dal ribelle e alieno è germogliato un idealista?
Sono uno che non vuole arrendersi, che condanna la mancanza di coraggio e che invita se non si sta bene, come dicono oggi, a switchare tutto e andare dall’altra parte della vita e ripartire.