Carrie, la serie di Mike Flanagan dal 7 ottobre su Prime Video: il trailer

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Paolo Nizza

Paolo Nizza

Carrie, la serie di Mike Flanagan tratta dal romanzo d’esordio di Stephen King, arriverà su Prime Video il 7 ottobre con tutti gli otto episodi disponibili subito in oltre 240 Paesi. Il primo trailer è stato presentato al Comic-Con di San Diego, dove Flanagan ha annunciato la data. Summer H. Howell è Carrie White, Samantha Sloyan la madre Margaret, e nel cast ci sono anche Matthew Lillard e Amber Midthunder. Non sarà però un adattamento fedele: il regista aveva già spiegato che la scena del ballo sarà molto diversa

Nel 1976 il sangue che cadeva sulla testa di Sissy Spacek era sciroppo di mais. La vergogna, invece, era vera, ed è il motivo per cui quella secchiata rovesciata continua a funzionare mezzo secolo dopo, quando gli effetti speciali di allora sembrano artigianato da fiera di paese. Adesso quel secchio torna, e per la prima volta ha davanti a sé otto ore invece di novanta minuti.

Carrie, la serie tratta dal romanzo d’esordio di Stephen King, arriverà su Prime Video il 7 ottobre con tutti gli otto episodi disponibili in una volta sola, in oltre duecentoquaranta Paesi e territori. Alla guida del progetto c’è Mike Flanagan, che ne è showrunner, sceneggiatore e produttore esecutivo, e che ha annunciato la data dal palco del Comic-Con di San Diego chiudendo il panel dedicato alla serie, dopo la diffusione del primo teaser trailer.

Carrie, cosa sappiamo della serie

Uscita: mercoledì 7 ottobre 2026 su Prime Video, tutti e otto gli episodi insieme

Showrunner e sceneggiatore: Mike Flanagan, che dirige quattro degli otto episodi

Protagonista: Summer H. Howell nel ruolo di Carrie White

Nel cast: Samantha Sloyan, Siena Agudong, Matthew Lillard, Amber Midthunder, Alison Thornton, Josie Totah, Arthur Conti, Thalia Dudek, Joel Oulette

Produzione: Amazon MGM Studios, con Trevor Macy e Stephen King tra i produttori esecutivi

Distribuzione: oltre 240 Paesi e territori, con un’anteprima annunciata al Toronto International Film Festival in settembre

Quando esce Carrie su Prime Video

Gli otto episodi di Carrie debutteranno mercoledì 7 ottobre, e la scelta di pubblicarli tutti insieme anziché a cadenza settimanale è una dichiarazione di intenti: Flanagan ha costruito un racconto dal ritmo serrato che segue le piccole scelte quotidiane dei personaggi fino a un’unica notte, sicché frazionarlo in due mesi ne avrebbe smontato la meccanica.

La data colloca la serie in piena stagione di Halloween, dove Prime Video la userà come titolo di punta, e prima del debutto è prevista un’anteprima al Toronto International Film Festival in settembre, tant’è che il pubblico dei festival vedrà qualcosa prima degli abbonati.

Il trailer di Carrie presentato al Comic-Con

Il teaser è arrivato sabato 25 luglio, poco prima del panel di San Diego, e non mostra quasi nulla di sovrannaturale. Mostra una ragazza che chiede conto, e la voce fuori campo di Summer H. Howell dice che tutto quello che voleva era andare a scuola, che non aveva fatto niente a nessuno, e domanda perché tanta fatica per finire di sembrare un’amica quando bastava esserlo davvero.

È una scelta di tono che dice molto. Il materiale promozionale non punta sulla telecinesi ma sulla domanda che sta sotto, e il poster ufficiale diffuso nella stessa occasione allude alla scena del ballo senza mostrarla, perché a questo punto della storia culturale non serve più mostrarla: il secchio, come lo squalo di Spielberg, funziona meglio fuori inquadratura.

Il cast di Carrie: Summer H. Howell e Samantha Sloyan

Summer H. Howell interpreta Carrie White, e non è una debuttante nel genere: ha lavorato in Curse of Chucky e Cult of Chucky, due capitoli della saga della bambola assassina, e poi in Hunter Hunter, Time Cut, Spirit in the Blood e Channel Zero. Samantha Sloyan è la madre Margaret, e qui la scelta è quasi programmatica, perché Sloyan è una delle attrici di casa di Flanagan, presente in The Haunting of Hill House, Midnight Mass, The Midnight Club, La caduta della casa degli Usher e Hush.

Accanto a loro, Siena Agudong è Sue Snell, Alison Thornton è Chris Hargensen, Joel Oulette è Tommy Ross, Josie Totah è Tina, Arthur Conti è Billy, Thalia Dudek è Emaline e Amber Midthunder, vista in Prey, è la professoressa Desjardin. Matthew Lillard, che al genere ha dato uno dei volti più citati degli anni Novanta, è il preside Grayle.

 

La trama di Carrie secondo Mike Flanagan

La sinossi ufficiale racconta di un’adolescente emarginata che ha passato l’intera vita chiusa in casa con una madre ferocemente protettiva, e che dopo la morte improvvisa del padre viene catapultata in un liceo pubblico. Lì deve affrontare tre cose insieme: lo scalpore mediatico provocato da un atto di bullismo che scuote la comunità, la crudeltà indiscriminata dell’era dei social, e il risveglio di poteri telecinetici che nessuno le ha spiegato.

La differenza rispetto al romanzo del 1974 sta tutta in quel secondo elemento. King aveva immaginato una vergogna che si propagava per passaparola in una cittadina del Maine, mentre Flanagan lavora su una vergogna che si moltiplica per condivisioni, e il tempo del contagio, parimenti, cambia natura: non più i giorni della chiacchiera di provincia, ma i minuti di una notifica.

La serie viene descritta come un racconto sul conflitto tra gentilezza e crudeltà, costruito per lasciare lo spettatore in dubbio su cosa stia guardando nascere, un’eroina, un mostro o qualcosa di più complicato. È esattamente la domanda che il romanzo poneva e che gli adattamenti, di solito, chiudono troppo presto.

Perché questa Carrie non sarà fedele al romanzo

Flanagan ha chiarito da tempo che chi cerca un adattamento fedele deve rivolgersi altrove, e la ragione che ha dato è la più elegante possibile: quel lavoro lo ha già fatto Brian De Palma nel 1976, in modo fedele e magnifico, sicché rifarlo non avrebbe senso.

La nuova versione lavora quindi su una scala più ampia, con altri personaggi dotati di abilità proprie, e questo è il dato che più modifica la fisionomia della storia, perché nel romanzo la telecinesi di Carrie è un’anomalia isolata e qui non sarebbe più tale. Alcune scene chiave saranno molto diverse, e tra queste, ha anticipato lo stesso Flanagan, c’è il ballo.

Toccare il ballo di Carrie è come riscrivere la doccia di Psyco. Vedremo se è coraggio o presunzione, ma almeno non è pigrizia.

Chi scrive e chi dirige gli otto episodi

Mike Flanagan è showrunner, sceneggiatore e produttore esecutivo, e dirige quattro degli otto episodi, dettaglio che vale la pena precisare perché i comunicati tendono a farlo sparire. I primi sei episodi sono firmati da lui insieme a Elizabeth Padden, Justina Ireland, Dani Parker, Elan Gale, Alexandra Magistro e Rebecca Leigh Klingel.

La produzione è di Amazon MGM Studios, con Trevor Macy tra i produttori esecutivi e, soprattutto, con Stephen King nella stessa veste. La presenza dell’autore nel gruppo dei produttori è una garanzia relativa, perché King ha benedetto anche adattamenti discutibili e stroncato uno dei più belli, quello di Kubrick, ma resta un segnale.

Mike Flanagan e Stephen King, la quarta volta

Per Flanagan si tratta del quarto adattamento kinghiano e del primo per la televisione, dopo Il gioco di Gerald, Doctor Sleep e La vita di Chuck. È un curriculum che lo rende oggi il regista più affidabile sul materiale di King, e non per fedeltà filologica ma per il contrario: ogni volta ha spostato qualcosa, e ogni volta lo ha fatto con un’idea di lutto al centro.

Il suo prossimo progetto tratto dallo stesso autore è già annunciato, un film da The Mist, il racconto lungo pubblicato in Italia come La nebbia. Sicché la conversazione tra Flanagan e King non si chiude con Carrie.

Carrie, dal romanzo del 1974 ai film

Carrie uscì nel 1974 e fu il romanzo d’esordio di Stephen King. Attorno alla sua nascita è cresciuta una leggenda che King stesso ha alimentato nei suoi scritti, quella delle prime pagine finite nel cestino e recuperate da sua moglie Tabitha: quanto ci sia di vero e quanto di racconto d’autore non lo sapremo mai, ma è una di quelle storie che ormai appartengono al libro quanto il libro stesso. Due anni dopo Brian De Palma ne ricavò il primo adattamento cinematografico di un’opera di King, Carrie - Lo sguardo di Satana, con Sissy Spacek e Piper Laurie entrambe candidate all’Oscar, un caso quasi unico per un film dell’orrore in quegli anni.

Seguirono un musical di Broadway nel 1988, rimasto in cartellone pochissime repliche e diventato negli anni un piccolo oggetto di culto per gli appassionati di teatro musicale, un seguito cinematografico nel 1999, Carrie 2 - La furia di Katt Shea, un film per la televisione nel 2002 con Angela Bettis e il remake del 2013 diretto da Kimberly Peirce con Chloë Grace Moretz e Julianne Moore.

La serie di Prime Video è dunque il primo adattamento televisivo seriale della storia, e arriva dopo che il progetto era stato dato in sviluppo nell’ottobre del 2024 e approvato ufficialmente da Amazon nell’aprile del 2025.

Ci sarà una seconda stagione di Carrie?

Flanagan ha già affrontato la questione, parlando della possibilità di un seguito e di ulteriori episodi, senza che nulla sia stato confermato da Prime Video. Va detto che il romanzo finisce, e finisce in modo definitivo, sicché una seconda stagione richiederebbe di inventare oltre il libro oppure di allargarsi ai personaggi minori.

Per ora conviene prendere la serie per quello che è stata annunciata, cioè otto episodi che raccontano una storia compiuta. Il resto è materia da comunicati futuri.

Il secchio, mezzo secolo dopo

La forza di Carrie non è mai stata nella telecinesi. È nel fatto che chiunque abbia frequentato una scuola sa riconoscere il meccanismo: il gruppo che individua la creatura più fragile, la sceglie, la circonda e poi si stupisce del risultato. King lo aveva capito nel 1974 lavorando in una lavanderia industriale e insegnando inglese a ragazzi che assomigliavano ai suoi bulli.

Cinquant’anni dopo il liceo è lo stesso, ma ha un pubblico. Le risate non finiscono quando suona la campanella, restano archiviate, condivisibili, sempre riguardabili, e la vergogna non ha più bisogno di un secchio per essere versata addosso a qualcuno.

Il sangue di scena, del resto, si lava. È l’altra cosa che non se ne va.