La verità sul caso Harry Quebert: recensione episodio 5 della serie con Patrick Dempsey

Mentre continua il gioco di rimpalli fra il 1975 e il 2008, la serie tv con Patrick Dempsey, in onda ogni mercoledì alle 21.15 su Sky Atlantic e disponibile con tutti gli episodi su Sky Box Sets e NOW TV, introduce nuovi elementi che sembrano destinati ad accelerare l’inizio della fine: ecco la recensione del quinto episodio de La verità sul caso Harry Quebert.

La verità sul caso Harry Quebert, scopri lo speciale sulla serie

Harry Quebert episodio 5: conferme e novità

Giunta al suo quinto episodio, la miniserie in onda ogni mercoledì alle 21.15 su Sky Atlantic La verità sul caso Harry Quebert, con Patrick Dempsey nei panni dell’uomo che dà il titolo all’opera, sembra volerci dare delle conferme, ma anche introdurre degli elementi di novità destinati a segnare in maniera netta la narrazione. Il regista da cult Jean-Jacques Annaud mantiene infatti inalterata quella che è la struttura ormai rodata dello show, con un’introduzione che vede Marcus Goldman (Ben Schnetzer) chiacchierare con Harry Quebert in prigione nel 2006, per poi passare a un’ampia digressione ambientata nel 1975 e ritornare, nei minuti finali, al presente della narrazione.


Da questo punto di vista, l’episodio 5 de La verità sul caso Harry Quebert non fa eccezione. Ma se da un lato offre allo spettatore il conforto della conferma, dall’altro introduce personaggi e situazioni destinati a entrare in maniera dirompente nell’indagine condotta da Marcus. Dopo aver dato al suo pupillo l’autorizzazione a includerlo nel suo prossimo libro, Harry procede nel raccontare la sua relazione con la spiazzante Nola (o, come potremmo chiamare il personaggio interpretato da Kristine Froseth in preda a rimembranze nabokoviane, Nolita). La giovane ha appena tentato il suicidio e riesce in quello che era il suo probabile intento: attirare l’attenzione dell’amato, che abbocca e accetta di passare il più tempo possibile in compagnia di lei, accompagnandola nel percorso di ripresa.


Nel frattempo vediamo Elijah Stern, l’altro uomo più anziano che, si è scoperto, Nola frequentava, entrare nella vita di Harry proponendosi di fargli da mecenate e ospitandolo all’interno di una casa di sua proprietà. Proprio fra queste mura la relazione sentimentale fra Harry e Nola trova lo spazio per crescere, pur rimanendo solo di carattere, per l’appunto, sentimentale (il che non impedisce però a Harry di sentire che ci sia qualcosa di sbagliato). Ma è a tre quarti dell’episodio, di nuovo nel 2006, che viene introdotto il vero elemento destabilizzante: Harry racconta a Marcus di essere a conoscenza di un terribile segreto (ben peggiore dei maltrattamenti cui sottoponeva la giovane) sulla madre di Nola, per essere poi portato via dal secondino appena prima di rivelarlo. Ed eccola qui, la nuova pista su cui Marcus dovrà indagare e che, ne siamo certi, ci avvicinerà sempre di più a una realtà oggettiva sul caso… sempre che una realtà oggettiva effettivamente esista.


La verità sul caso Harry Quebert: un meccanismo inarrestabile

Giunto alla sua metà, La verità sul caso Harry Quebert assomiglia sempre di più a un meccanismo bene oliato, che funziona da solo, senza bisogno di spinte, e che una volta avviato non si può più arrestare, in accelerazione costante verso la meta. Annaud ha ormai chiarito la struttura e lo stile dell’opera, mentre gli attori principali sembrano sempre più a proprio agio, Patrick Dempsey in particolare, nella pelle dei personaggi da loro interpretati. E la serie tv, che nel corso dei primi episodi si è presa il suo tempo per gettare fondamenta solide, senza bisogno di dopare l’interesse del pubblico con trovate a effetto, sembra finalmente pronta a dispiegare tutto il suo potenziale in una seconda metà che si prospetta ricca di avvicendamenti e, ora sì, di colpi di scena.