Magica Musica, il disco di debutto di Venerus è un viaggio cosmico oltre i confini del pop

Musica

Helena Antonelli

Oggi 19 febbraio 2021 Venerus, astro nascente del cantautorato italiano, pubblica il suo disco di debutto “Magica Musica” disponibile in versione digitale, cd e vinile. Un album che mette in connessione natura, magia e psichedelia. L’intervista a Venerus

Cantautore, polistrumentista e produttore, Andrea Venerus nel suo disco d’esordio esplora il suono a 360° gradi e unisce parole e musica in una miscela originalissima che brilla nel panorama contemporaneo.

Il disco sorprende ad ogni traccia dove Venerus, attraverso una capacità di scrittura estremamente raffinata e l’eclettismo sonoro, conduce l’ascoltatore in un viaggio spazio-temporale. Si tratta di un’esplorazione verso mondi magici e atmosfere oniriche, alla scoperta di nuove dimensioni.

Ispirato da una grande curiosità nei confronti del Cosmo che da sempre lo anima, Venerus ha desiderato condividere con il suo pubblico un’esperienza unica. E così, collegandosi al canale Twitch di Asian Fake, i fan hanno potuto seguire con l’artista un vero e proprio lancio nello spazio dell’album, effettuato tramite un pallone aerostatico che ha portato con sé il sigillo di Magica Musica e una lettera con il messaggio “in cerca di forme d’amore nell’Universo”. Un “Viaggio Cosmico” durato quattro ore e documentato con una telecamera che ha accompagnato con stupefacenti immagini le parole di Venerus mentre, insieme agli artisti che hanno partecipato al disco e che sono stati ospiti della diretta, ha raccontato il disco in uscita.

Un viaggio fisico ma anche emotivo che prosegue il percorso iniziato con un incontro sui generis con il primo astronauta italiano della storia, l’Ingegner Franco Malerba, che nel 1992 si lasciava la Terra alle spalle proprio mentre Venerus la raggiungeva, nascendo. Dai due è nata una conversazione - disponibile sul canale YouTube di Asian Fake sulle visioni del mondo, il nostro ruolo nell’universo, toccando vari temi fra vocazione, scienza e  arte. L’intervista a Venerus

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È un po’ che si parla di te come della next big thing della nostra musica. Oggi finalmente esce il tuo disco, ansia?
Lo aspettavo da tanto tempo questo momento. Ho avuto la pazienza di aspettare la mia crescita personale prima di arrivare a pubblicare qualcosa. È stato un anno molto intenso e complicato, questo ha determinato il mio lavoro, la mia voglia di uscire con questo disco. Venendo da due anni di tour intensivo, ho immaginato fin da subito la resa dal vivo di questo disco. Pubblicandolo, mi sono reso conto di avere le carte per dare la mia visione del mondo.

 

Cosa rappresenta per te Magica musica?
È una sorta di arca di Noè, tutto quello in cui credo e che voglio salvare, è nel disco. È una sorta di fermo del tempo, un loop temporale, sono tornato a quando ero piccolo, quando giravo per Milano e sognavo di fare tutto questo. Un viaggio nato grazie anche alla ricerca musicale fatta spalla a spalla con amici e musicisti che mi hanno affiancato.

 

L’esperienza più curiosa?
L’esperienza che posso raccontarvi, la più curiosa, è quella della data di uscita che non vi nascondo cambia da circa 8 mesi. Per via di motivi che sappiamo. Ora sono molto curioso di quello che succederà una volta che l’avrò lasciato libero al mondo.

 

Come è avvenuta la scelta delle collaborazioni?
Nessuna scelta a tavolino sulle persone che hanno fatto parte del progetto. Ci sono state delle connessioni, emotive ed umane. Quello con Calibro 35 è stato un incontro speciale, in particolare Enrico Gabrielli è una persona che stimo moltissimo. Con Rkomi è nato tutto questa estate, mentre lavoravamo ad un suo pezzo, l’ho buttata lì ed ha accettato. 

 

Qual è il genere di musica che più ti rappresenta? Cosa ascolti in questo periodo?È il mezzo che fa la differenza, non riesco a inserirmi in un genere perché amo la musica. Ora ascolto molto musica jazz, anni 70-80, ho ripreso gli studi di pianoforte con il mio maestro dell’adolescenza e sono sicuro che questo influenzerà molto le mie canzoni future.

 

Ci racconti di più sul video?
Mi hanno chiesto: come lo facciamo il lancio del disco? Io ho risposto semplicemente lanciamolo! Solo dopo mi sono reso conto quanto questo disco rispecchiasse un po’ il cielo, lo spazio. È un disco che esplora il micro e il macro, un disco che esplora il cosmo. L’ho immaginato come un lancio nello spazio e lo sguardo di un astronauta.

 

A cosa ti sei ispirato per la copertina del disco?
È nato tutto da un’immagine facilmente reperibile. Si tratta di iconografia di Giordano Bruno a quattro zampe in un giardino. Ho ripreso questa immagine non solo per la stima che ho per questo personaggio, ma anche per la scenografia interessante.

Tanti suoni “extra” musicali accompagnano il disco, come la piscina di Salmo, ci racconti questa scelta?
La ricerca del suono mi interessa molto, sono un campo di ricerca infinito. Amo contaminare la mia musica con i suoni della mia vita. Per me un disco è un po’ come una pozione magica, metterci dentro tante cose che ascolto in giro, per me è un modo nuovo e interessante di fare musica. Amo condividere le cose che vivo.
Per me la musica suonata è quello che suona nel mondo, non siamo soltanto noi, i musicisti. Per quanto riguarda la piscina di Salmo, questa estate ho viaggiato in moto per l’Italia e ho fatto tappa nella sua casa di Olbia dove con Salmo ed altri ci siamo riuniti per fare un po’ di laboratorio. È nato tutto così.

 

Alone di magia sempre con te, coerenza ed identità artista da ammirare. Una magia che ritroviamo nei tuoi testi e nella copertina. Ma cosa c’è nel magico mondo di Venerus?
La mia esperienza come persona nel pianeta è un esperienza di meraviglia. Sono sempre stato uno spettatore chiamato in causa, forse per via della mia spiccata sensibilità. Questo ha portato tanto nella mia vita, come la costante sensazione di malinconia, il chiedermi costantemente cosa fare, l’essere leale con i miei sentimenti. Sono l’antenna delle miei emozioni, di me.

 

Quanto costa a livello emotivo condividere i propri viaggi introspettivi?
Seguo la mia direzione. Non ho piani, ho la mia stella cometa che seguo. Non c’è niente di fittizio, c’è si immaginazione ma nulla di finto. Mi rendo conto che questo genera vita. Il connettere le persone tramite la musica, con i concerti, è da lì che vengo. Si parla poco di cosa veramente lascia oggi un disco, ma è questa la parte più interessante del fare musica.

 

Come immagini la versione live di questo disco?
Un concerto in teatro potrebbe essere interessante, un’esperienza immersiva, per far scoprire cosa c’è nel mio mondo. Me lo immagino uno spettacolo di due ore, con costumi e scenografia. Vedo il teatro italiano come una miniera d’oro, e per ora mi sembra una soluzione accessibile, una volta che tutto ripartirà.

 

Un disco che è una boccata d’aria, per la ricerca dei suoni, e dall’identità riconoscibile. Originale e pop, sei d’accordo?
Faccio pop, e mi fa strano ma la vera sfida è accettare che la storia del pop ha rilevanza, nel passato ma anche nel futuro. Quindi mi sono immesso nella strada giusta.

 

Quanta Milano c’è in questo disco?
Voglio essere un artista internazionale ma volevo che la mia musica attingesse dalla mia città. Sono tornato a Milano spinto dai sentimenti, curioso della trasformazione che avverrà. Credo che se una musica è bella può essere ascoltata anche se solo in italiano.

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