The Weeknd: "Grazie a Giorgio Moroder. Senza l’Italia questo progetto non esisterebbe"
Musica Foto di Kevin Wong
Due ore di concerto e quaranta brani, show hollywoodiano e scaletta serrata: The Weeknd è a Milano con The After Hours til Dawn Tour, show da record in città per tre date. La trilogia After Hours, Dawn FM e Hurry Up Tomorrow, la passione per il cinema e la maschera che cade perché quel ruolo non lo rappresenta più. E ricordando chi è, dal palco del Meazza Abel - The Weeknd ha ringraziato Giorgio Moroder e detto: “Senza l’Italia questo progetto non esisterebbe”. Il racconto
Le rovine di una città distopica, una statua dorata firmata dall'artista giapponese Hajime Sorayama, una passerella, tre palchi, di cui un principale e due satelliti: appena si entra a San Siro si capisce subito che questo no, non sarà un concerto come gli altri. E infatti, la regola è molto chiara: lasciate ogni idea voi che entrate. Perché The Weeknd ha una caratteristica: supera sempre se stesso, in ogni circostanza, in ogni spazio, in ogni progetto. E anche questa occasione lo conferma.
The After Hours til Dawn Tour, The Weeknd torna Abel
Tutti sanno che per l’artista dei record The After Hours til Dawn Tour è una resa dei conti con quel ruolo che ha creato e definito circa quindici anni fa, quando pubblica i suoi primi mixtape gratuiti House of Balloons, Thursday ed Echoes of Silence, raccolti poi nella trilogia Trilogy. E questo è proprio il momento perfetto per concludere in scena e tra la sua gente quella fase della sua vita, in uno show imponente e maestoso, ma mai volgare o eccessivo. Con importanti riferimenti al mondo del cinema e con una grande attenzione al pubblico che da anni lo segue e riempie gli stadi per poter cantare con lui: è questa la formula che da sempre caratterizza la musica e l’approccio artistico del cantautore canadese figlio di due immigrati etiopi fuggiti oltreoceano e cresciuto a Scarborough, quartiere multiculturale fuori Toronto. Uno Starboy in tutti i sensi, che nella sua carriera ha collaborato con Daft Punk, Drake, Ariana Grande, Kendrick Lamar, Swedish House Mafia, Anitta.
I riferimenti cinematografici, i brani storici e la maschera che cade dopo sette brani
Un artista che alle 20.55 indossa la maschera e saluta il pubblico intonando una tripletta musicale da mille e una notte: Baptized in Fear, Open Hearts e Wake Me Up, con i circa cinquatacinquemila di San Siro in visibilio. Dalla maschera nera che gli copre il volto laser rossi che colorano la scenografia, e intorno a lui un gruppo di danzatori con lunghi mantelli rossi e maschere, con il primo e molto chiaro riferimento cinematografico: è Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick. The Weeknd diventa Abel dopo sette brani in scaletta: al termine di Faith, brano parte dell’album After Hours uscito nel 2020, l’artista si toglie la maschera, sorride, si guarda intorno quasi incredulo e inizia un lungo dialogo con il pubblico: “Milano, wow! Questa è la prima serata di tre: facciamo in modo che sia meglio delle prossime” L’obiettivo di dare adrenalina al pubblico è già raggiunto, e lo show è appena iniziato.
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Il ringraziamento a Giorgio Moroder e all'Italia: "The Weeknd non esisterebbe"
Poi è tempo di hit nuove e più datate, da São Paulo a Take My Breath e Sacrifice, e sono solo alcuni. The Weeknd – Abel si sposta tra i tre palchi della sceneggiatura, con la statua dorata a vegliare su di lui, anche quando fa un omaggio molto speciale: “Vorrei ringraziare Giorgio Moroder. Senza l’Italia io non sarei qui, e The Weeknd non esisterebbe!” dice l’artista parlando del padre della disco music, con cui ha collaborato al brano Big Sleep, parte del disco Hurry Up Tomorrow del 2025. I ritmi del concerto sono serrati ma lo spazio per i fan c’è, e Abel lo sa, tanto da scendere tra il pubblico per Out of Time, e lasciare il microfono a due fan tanto incredule quanto felicissime. Prima di duettare con il pubblico, però, sul palco arriva anche Playboi Carti, opening act del concerto e amico di The Weeknd, con cui canta Timeless e RATHER LIE. Il mondo del rap che irrompe, ma che poi lascia spazio all’universo musicale di Abel Tesfaye che prosegue nel suo show con tutti i successi che l’hanno caratterizzato: Is There Someone Else?, Call Out My Name, Save Your Tears, Blinding Lights per poi concludere con Moth to a Flame, tra fiamme, colori e fuochi d’artificio.
Dopo uno show come questo, riuscirà Abel a superare The Weeknd?
È la notte di The Weeknd che fa cadere la maschera, è la notte di Abel che si riprende la scena, è la notte di un pubblico che ora non sa cosa aspettarsi. E forse è anche meglio così, perché una cosa è certa: anche questa volta, questo artista si è superato. Dall’ultimo concerto a Milano sono passati tre anni, è uscito Hurry Up Tomorrow e la trilogia si è completata. Lo show è diventato più imponente, The Weeknd – Abel sa sempre più conquistare le grandi arene e rendere i suoi concerti momenti ricchi di dettagli e attenti. Dopo uno show così, però, la domanda è lecita: cosa potrà fare ora questo artista? Riuscirà a mantenere i ritmi e la qualità della sua musica? Emettere sentenze non è costruttivo né fattibile. Basandoci, però, su quello che abbiamo visto negli anni possiamo dire che il bello deve ancora venire. E sarà stupendo.
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La scaletta del concerto
1. Baptized in Fear
2. Open Hearts
3. Wake Me Up
4. After Hours
5. Starboy
6. Heartless
7. Faith
8. Cry for Me
9. I Can't Fucking Sing
10. São Paulo
11. Until We’re Skin & Bones
12. Take My Breath
13. Sacrifice
14. How Do I Make You Love Me?
15. Eva
16. Can't Feel My Face
17. Lost in the Fire
18. Often
19. I Was Never There
20. Given Up on Me
21. The Hills
22. Timeless con Playboi Carti
23. RATHER LIE con Playboi Carti
24. Creepin'
25. Niagara Falls
26. One of the Girls
27. Stargirl Interlude
28. Out of Time
29. I Feel It Coming
30. Die for You
31. Is There Someone Else?
32. Wicked Games
33. Call Out My Name
34. The Abyss
35. Save Your Tears
36. Less Than Zero
37. Blinding Lights
38. Without a Warning
39. House of Balloons
40. Moth to a Flame