Julian Marley: "Puoi ricevere ogni riconoscimento ma niente è più bello di donare gioia"
MusicaDopo essersi esibito a Genova e a San Marco in Lamis nell'ambito della rassegna Festambiente (che proseguirà fino al 3 agosto), questo artista unico sarà il 22 luglio sul palco del Circolo Magnolia a Milano. L'INTERVISTA
Arriva al Circolo Magnolia di Milano Julian Marley, uno dei massimi rappresentanti della musica Reggae nonché figlio del leggendario Bob Marley e di Lucy Pounder. In precedenza Julian Marley and the Uprising questo cinquantunenne nativo di Londra, vincitore del Grammy Award 2024 per il miglior album Reggae, si è esibito a Genova e poi a FestambienteSud 2026 nel bellissimo convento francescano di San Matteo Apostolo, che sovrasta la città di San Marco in Lamis.
Julian partiamo dal concerto che hai tenuto in Italia a San Marco in Lamis: che concerto è stato? Era in una chiesa, quindi in una atmosfera speciale.
La musica è sempre speciale soprattutto quella spirituale. E la musica spirituale suonata in una chiesa per me è qualcosa di ancora più bello. E’ stato incredibile. Eravamo caldi già al, le persone si sono preparate in anticipo, è stata una bella serata.
A proposito di Chiesa, quale è il tuo rapporto con la Fede? La spiritualità è sempre un pilastro della sua vita?
Certo. Nel momento in cui il sole e la luna splendono, significa che siamo stati creati da qualcuno di superiore. È importante ricordarci che siamo spirituali, che abbiamo una luce dentro di noi che parte dell’Altissimo. Sì, siamo molto spirituali.
Il tuo concerto è stato nell'ambito della rassegna Festambientesud. La parola Sud ha implicazioni socio-politiche importanti. Quale è, nel 2026, la tua idea di Sud?
Il Sud e il Sudest sono parte di un grande progetto, sono uniti. Non importa chi siamo, da dove veniamo, cosa facciamo nella vita: siamo fatti della stessa sostanza, siamo tutti uguali. È arrivato il tempo dell’unione, di stare vicini l’uno all’altro. Ora ci troviamo nel Sud dell’Italia e fa caldissimo e la musica era altrettanto calda! Quindi sì: il tema dell’unione è il cuore di tutto, il messaggio principale.
Il Reggae contemporaneo è progressista o conservatore?
Credo che la musica sia molto aperta oggi. Nel passato si mettevano delle etichette ai generi, ma oggi tutti ascoltano le cose più diverse. Se vuoi sentire qualcosa di più rilassante, lo trovi. E se, al contrario, hai bisogno di musica più energica, la ascolti. Anche il reggae può esserlo, può essere musica energizzante!
La musica e lo sport creano comunità: però oggi dentro ci sono affari e politica. Credi che la loro forza si sia affievolita?
Noi non cambiamo il nostro modo di essere e di pensare a seconda di quello che succede. C’è chi resta sempre fedele alla musica. Cosa rappresenta il reggae? Libertà, giustizia, Dio, qualità. Tutto quello che non aderisce a questi valori va contro il reggae. Il reggae è non politico, trascende tutto, va oltre ogni cosa.
Nel 1988 sei stato in Israele, hai suonato a Tel Aviv: cosa pensi di quello che sta accadendo nei luoghi dove è nato Cristo?
Non ci piacciono i luoghi in cui sono in corso dei conflitti armati. Siamo contrari alle guerre, non hanno senso. Per me le guerre non hanno mai senso, non è come fare un incontro di boxe e vince il miglior pugile. No! Dobbiamo creare un’umanità inclusiva. Di nuovo: siamo contrari ai conflitti, a quello che non è giusto, e a tutto quello che non porta gioia e felicità alle persone. Non importa dove siano le guerre, ma noi siamo contrari a prescindere.
Cosa mi dici della Ghetto Youths Foundation?
E' una fondazione che si occupa di beneficenza. È molto attiva ed è anche un’etichetta discografica, anche se la beneficenza è parte della sua missione. Dare aiuto: è importante.
Due anni fa ha vinto il Grammy Award per il miglior disco reggae con Colors of Royal, insieme ad Antaeus. Quali opportunità apre l'ottenimento di un premio così prestigioso?
Vincere un Grammy porta consapevolezza. Sì, molta consapevolezza. Porta tanta gente a curiosare tra i vari generi musicali. Come dico spesso è bello essere riconosciuti per la propria musica e per il proprio lavoro, ma c’è un motivo per cui stiamo facendo tutto questo? Il motivo è la missione, il messaggio: possiamo ricevere centinaia di premi e riconoscimenti ma è importante portare pace, serenità alla gente. E questo è il vero riconoscimento che posso ricevere. Fare qualcosa e rendere qualcuno felice: questo è il premio che non vedo l’ora di avere e per il quale faccio questo mestiere.
In questo 2026 compie 20 anni il tuo album d'esordio Lion in the Morning: pensi di ripubblicarlo? Ha uno spazio speciale nel tuo concerto?
Quell’album è stato il mio primo messaggio al mondo: mi sono presentato per la prima volta a tutti con la mia musica. Sicuramente ne faremo un remaster nei prossimi giorni.
Infine cosa puoi dirmi della tua estate artistica? Sarai sempre in tour? Stai lavorando a un nuovo album?
Il nuovo album è quasi pronto, spero esca l’anno prossimo. Ma sappi che lavoro a nuova musica sempre! E poi ci sono i concerti.