DJ Shocca: "L'Intelligenza Artificiale non prevede il mio futuro io sì"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

L'artista ripubblica il suo epico 60 Hz II - Legacy con cinque nuovi featuring. Appuntamento live il 12 novembre novembre all’Alcatraz di Milano con l’evento Dedicato alla Musica 2026. L'INTERVISTA

DJ Shocca torna con 60 Hz II - Legacy. Il progetto è composto da 21 brani e include tutte le tracce dell’album originale e si arricchisce di cinque inediti con i featuring di Alborosie, Armani Doc, Emis Killa, Flaco G, Papa V, Promessa, SKT E Toni zeno che

rappresentano le diverse generazioni e sfumature del rap italiano e che con le loro 

collaborazioni impreziosiscono il progetto, intrecciando le loro rime autentiche con le

produzioni inconfondibili di DJ Shocca. 60 Hz II - Legacy è un’espansione artistica del progetto che celebra il concetto di legacy: l’eredità culturale e musicale di un suono che continua a evolversi, influenzando nuove generazioni senza perdere la propria identità. Grande appuntamento a Milano, il 12 novembre novembre all’Alcatraz, con

l’evento Dedicato alla Musica 2026.

Matteo partiamo da 60 Hz II – Legacy: come ci hai lavorato e come hai scelto i compagni di viaggio?
Ho lavorato sempre con la stessa idea costruttiva e per rendere omaggio all’originale senza che fosse triste come un greatest hits o un bancomat, veicolando in contemporanea l’idea di partenza. Qui ho affiancato visioni e punti di vista per descrivere il presente con un linguaggio attuale per restare rilevante in questa epoca.

Legacy è l’eredità culturale di un suono che continua a evolversi: farsi carico di questo testimone nella stagione dell’Intelligenza Artificiale e di Tik Tok lo consideri un atto eroico?
Lo considero eroico anche se, in digressione nerd, con campioni e sample, col taglia e incolla serve tempo all’Intelligenza Artificiale per ragionare. Il suo è un futuro è indeterminato mentre io prevedo le mie mosse nel futuro

Essere considerato un veterano della scena Rap ti inorgoglisce? Fai un bel ritratto del tuo valore nelle barre “Dopo anni ancora dentro al music biz senza invito con Toni, Danno e Roc porto in alto la bandiera”.
Descrive il concetto, poi ci sono state persone tra le grandi che hanno lavorato dove non c’era nulla. Non è comunque una priorità.

“Il mio flow resta crudo finché il re sarà nudo” è una barra di The Industry Don’t Understand II: oggi quanto fa paura affrontare la realtà?
Va sempre affrontata, siamo in una più incerta rispetto a qualche decennio fa: parlando del nostro mondo occidentale, tutto cade a pezzi anche le sicurezze. Dopo il cambiamento dovuto alla caduta del Muro di Berlino oggi siamo in un mondo che cambia in fretta e dunque c’è più insicurezza per il futuro.

In Stupidi dici “finché in strada non restiamo gli unici”: a proposito di unicità, ti mette tristezza vedere giovani rapper che cantone le periferie e il disagio senza conoscerli se non attraverso telegiornali e documentari? Insomma il Rap è in Salute?
E’ un vecchio gioco millantare cose che non si vivono appieno; negli Usa esiste da quando il Gangsta Rap della West Coast ha fatto numeri importanti. A volte è l’industria che per fare numeri preme l’acceleratore su certe cose. Non è solo una questioni di artisti, sono le strutture commerciali.

La Milano di oggi è una città che ti piace? E’ sempre, per citare Lucio Dalla, “vicina all’Europa”? La più cosmopolita delle città italiane?
Con grande stacco lo è, dopodiché non è un mistero che diventa sempre più difficile da vivere col caro vita e con sacche di giovani italiani ci approdano col loro bagaglio di sogni. Ma poi ti scontri con la dura realtà.

La musica in generale ma il Rap in particolare sono gli avamposti del malcontento sociale: quanto può oggi l’arte contribuire a sovvertire il sistema?

La missione originale dell’Hip Hop è quella. Determinate nicchie continuano a esserlo altre sono intrattenimento. Ma il nucleo c’è sempre.

Nella parte iniziale in inglese di Where we Come From citi King Selassié: è un riferimento all’ultimo imperatore d’Etiopia che la leggenda narra sia discente di re Salomone e della Regina di Saba?
Per la religione rastafariana dei Bobo Ashanti Selassiè è il loro dio e predica il ritorno in Africa dopo la stagione degli schiavi.

Citi anche Wakanda, una immaginaria nazione africana, la più evoluta al mondo grazie al vibranio, metallo alieno indistruttibile. Immagini così una realtà distopica? Philip K. Dick, uno dei papà della fantascienza, io credo sarebbe orgoglioso di come tu e i tuoi compagni di viaggio leggete l’universo.

Sono contraddizioni in termini. L’etimologia di distopia è luogo cattivo, questo è un topos buono. Non si cerca di prendere il possesso sugli altri. Dick, comunque, mi esalta.

“Ieri come oggi suono ancora sporco” è il tuo manifesto?
Assolutamente sì.

Che accadrà il 12 novembre all’Alcatraz nella serata Dedica alla Musica 2026? E che accadrà nella tua estate musica?
L’Alcatraz chiude il ventennale di 60 Hertz e sarà il principio di quello che verrà poi ci sono le ultime date del tour estivo. L’Alcatraz è una celebrazione per chi c’è già stato e chi ci tornerà. Alzeremo sempre gli hertz.

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