Elena D'Elia, l'album Non è Mica Fantasia: "Spetta a noi giovani colorare il futuro"

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Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

La giovanissima artista toscana ha pubblicato un disco che è un manifesto generazionale. La abbiamo incontrata a Reggio Emilia in occasione della sua partecipazione alla serata organizzata da Radio Bruno. L'INTERVISTA

Elena D'Elia affida le gioie, le ansie, le speranze e i sogni di una ventenne a un album che si intitola Non è Mica Fantasia, un progetto fortemente generazionale, un manifesto unao e artistico di rara sensibilità, che raccoglie le tracce più significative del suo percorso. Accanto alla title track e alla versione radio edit (grazie anche a Radio Bruno che invitandola alla data di Reggio Emilia del suo tour estivo mi ha permesso in incontrarla e intervistarla) di A parte me, trovaiamo Wanda, un viaggio nella ricerca interiore che affonda le radici nello smarrimento e nella consapevolezza dei propri errori; Ossigeno, che mette al centro un rapporto in crisi, tra silenzi che pesano e il desiderio di ritrovarsi e Lolita, brano che ha messo in luce non solo le qualità vocali di Elena ma anche una sorprendente maturità artistica, raccontando la fatica di restare fedeli a sé stessi in un contesto competitivo. A chiudere l’EP, la reinterpretazione di Je veux di Zaz, un invito alla libertà, all’autenticità e alle piccole gioie della vita, che si oppone al materialismo con energia e freschezza.

Elena partiamo dalla storia di Non è Mica Fantasia: come lo hai pensato e come hai scelto i brani? Sono tutti recenti o sei andata ad aprire il proverbiale cassetto?
Tante canzoni vengono dal mio passato ma non le ho mai utilizzate. Nel programma (Amici, ndr) sono entrata sola, mi producevo, scrivevo e cantavo. Il brano nato prima del programma è Wanda che nasce in Camerum dove ho svolto un periodo di volontariato, ho vissuto con le persone del posto in uno spiazzo nella giungla e sono tornata con la malaria che per fortuna si è rivelata subito, ho avuto la lucidità di capire che non era influenza. In ospedale ho conosciuto la signora Wanda che mi ha trasmesso voglia di vivere, che mi raccontava storie di vita e mi sono detta che voglio godermele anche io. A  Parte Me la ho scoperta nel programma ma viene da fuori, viene dalla collaborazione con Amara: io dico che sei forte a scrivere se concretizzi emozioni. Io sono troppo orgogliosa e serve grande forza. Sono nata un po’ grazie ad Amici altrimenti sarei ancora da sola con chitarra e voce.

Il titolo contiene la parola fantasia che viene dal greco phantasìa e significa immagine, visione: in cosa una neo ventenne si sente visionaria?
Noi giovani siamo fatti per colorare il mondo con la mente e per avere tanta speranza per il futuro e la società; un giovane deve essere visionario perché deve ancora dare e scoprire tutto.

Fantasia è anche creare immagini e scenari che poi tu traduci in canzoni: nell’era dei social e dell’intelligenza artificiale temi che la fantasia possa perdere la sua forza evocativa ed emotiva?
Penso a una Intelligenza Artificiale con l’essere umano che dà input, perché lei attinge dal passato ma non sa andare verso il futuro: quello che crea sembra nuovo ma si origina nel passato. Non sono molto tecnologica, ma ti dico che l’essere umano è insostituibile, è una macchina che funziona bene.

Sul finale della title track dici “ed io che mangio il gelato”: è una citazione di cara di Lucio Dalla? Gusto preferito?
Esatto, sei il primo che lo ha notato. Ho ripreso quell’immagine perché descrive il divario generazionale tra lui e la ragazza. Lei è libertà e voglia di fare e lui non riesce a starle al passo, si mette nei panni ma il mondo da giovane lo vedi diverso. Il pistacchio ma a Firenze la dolcevita del Badiani.

“Siamo giovani, lasciateci stare siamo fatti per immaginare”: ti senti parte di una generazione che non riesce a esprimersi? Eppure sono i ventenni che hanno riscoperto il valore consapevole della piazza.
Lo dico in una canzone che si ribella, siamo in mondo diverso rispetto alle generazioni precedenti: siamo nati con le tecnologie e i social, il vicino è lontano e il lontano è vicino. Abbiamo il nostro modo di esprimerci, abbiamo voglia di vivere.

Dici che hai visto “un gigante tremare per colpa solo di una matita”: è la sintesi del potere bello della fantasia?
E’ la sintesi di come un piccolo gesto condiviso può avere grande impatto.

Vivere “stupidamente, inconsciamente, senza regole” è la sintesi del sentirsi liberi? Anche di sbagliare?
In quel momento era come dovevo vivere in quella fase, ero tanto bloccata, dopo delle delusioni non sapevo chi avevo di fronte ed ero contenuta e io non sono così. Ora mi riprendo tutto quello che devo vivere e mi sento libera di scegliere.

“Una di queste sere ti va se ci perdiamo” canti in Ossigeno: quando è l’ultima volta che ti è successo?
Londra è grande ti puoi perdere ma tutte le strade portano a casa mia, ho girato quattro ore a conoscere Londra, senza navigatore né mappa, e alla fine mi sono ritrovata davanti a casa mia. Perdersi per strada ha per me una visione romantica, la canzone è dedicata alla famiglia, ha lo spirito di quando, dopo una pizza, si chiacchiera gioiosi tornando verso casa.

In A Parte Me dici che tra l’inferno e il paradiso scegli la sorte: sei una fatalista oppure il destino ce lo si costruisce se poi arriva un po’ di fortuna tanto meglio?
Ognuno è fabbro delle sue fortune, poi devi cogliere le occasioni. Bisogna però crearsele. Di base c’è il lavoro, nulla è per caso.

Lolita è la storia di una sconfitta amorosa, di una donna che è bravissima a rovinarsi l’anima: che storia ha questa canzone?
Ho sentito qualcosa di affine al mio racconto, ho avuto una lunga storia d’amore finita malissimo. Condividevamo tutto della vita e sono arrivate le prime delusioni: avevo 17 anni è il fidanzato che ti fa le corna ti toglie il pavimento. Ma sono cresciuta da quell’episodio, ora so che bisogna sentirsi liberi nell’essere se stessi al di fuori di una relazione. E comunque sono il migliore a rovinarmi l’anima

Hai letto Lolita di Nabokov?
No ma ho visto entrambi i film che ne sono stati tratti. Per me è riprendersi la propria libertà.

Sempre restando a Lolita: quanto è difficile scrivere di amore nella stagione delle app di incontri? Che valore hanno per te le parole corteggiamento e romanticismo?
Dipende da chi lo chiede, in questo sono antica, per me sono la base dell’amore. Le mie storie poggiano sul sentimento carnale, fisico, emotivo, intellettuale…non ho altro lato.

Hai una risposta al tuo “cosa resta di una storia che se ne va”?
No. Rimangono i ricordi ma i ricordi sono soggettivi e condizionati, non sono oggettivi.

Chiudo tornando ad A Parte Me: lì c’è Elena che si parla allo specchio, che cerca dentro la mano tesa che non arriva da fuori: oggi possiamo dire che ti senti più forte e che credi nel coraggio?
Non più forte bensì cresciuta. E il bello dello scoprirsi così, mi sento cresciuta, credo nel coraggio. Quindi ti rispondo che sono cresciuta ma non sono più forte, ho le spalle più larghe per raccontare le cose, ora le affronto.

Che accadrà nelle prossime settimane?
Sto facendo radio tour ed eventi promozionali ma a casa scrivo sempre. Stiamo capendo come muoverci per il tour, voglio conoscere le persone che mi supportano. I concerti servono a farmi conoscere, il sogno è un pubblico fedele perché la musica accomuna ed è quello il suo bello.

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