System of a Down, arriva in Italia l’autobiografia di Serj Tankian
Musica
Dal 17 giugno è uscita per la prima volta nelle librerie italiane Down with the System – Un’autobiografia (o quasi), il memoir di Serj Tankian pubblicato da Il Castello all’interno della collana Chinaski. Il volume offre un ampio sguardo sul percorso umano e artistico di una delle figure più riconoscibili e influenti del rock internazionale. Intanto, i System of a Down si preparano a tornare in Italia per un’unica esibizione dal vivo: la band sarà in concerto a Milano il prossimo 6 luglio
Mentre i System of a Down si preparano a tornare in Italia per un’unica esibizione dal vivo (a Milano il prossimo 6 luglio), Serj Tankian si racconta: in Italia è arrivata per la prima volta Down with the System – Un’autobiografia (o quasi)
Dal 17 giugno è arrivata per la prima volta nelle librerie italiane Down with the System – Un’autobiografia (o quasi), il memoir di Serj Tankian pubblicato da Il Castello all’interno della collana Chinaski. Il volume offre un ampio sguardo sul percorso umano e artistico di una delle figure più riconoscibili e influenti del rock internazionale, intrecciando vicende personali, impegno civile e riflessioni sul significato dell’arte e del ruolo dell’individuo nella società.
Nel libro, Tankian parte dalle origini armene fino ad arrivare alla formazione di una coscienza civile. Si definisce prima di tutto un attivista, sottolineando: “Sono stato un attivista molto prima di diventare un artista”.
Il racconto prende avvio dalle radici familiari armene e dagli anni della crescita negli Stati Uniti. Attraverso il ricordo delle proprie origini, Serj Tankian ricostruisce il modo in cui l’identità culturale, il peso della memoria storica e un profondo senso di giustizia abbiano contribuito a formare la sua visione del mondo. Il memoir assume così i contorni di un itinerario personale che attraversa esperienze di vita, battaglie civili e successi artistici.
La nascita dei System of a Down e il successo mondiale
Con una narrazione diretta e partecipata, Serj Tankian accompagna il lettore all’interno del proprio percorso professionale, ripercorrendo la genesi e l’evoluzione dei System of a Down. Tra i ricordi più significativi emerge il momento in cui la band raggiunse la vetta delle classifiche con il secondo album, Toxicity: “Il giorno in cui raggiungemmo il primo posto con il secondo album, Toxicity, era l’11 settembre 2001”.
Tra gli episodi che hanno segnato la sua formazione musicale, Serj Tankian torna anche al 1984, anno del suo primo concerto. Fu la sua fidanzata a portarlo a vedere gli Iron Maiden, un’esperienza che, pur importante, non si trasformò in un’autentica conversione al genere: “Non diventai mai un fan sfegatato del metal come gli altri membri del gruppo”.
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L’epoca del nu metal e il fenomeno di Chop Suey!
Rievocando il periodo dell’esplosione del nu metal, Serj Tankian ricorda: “Ci fu l’esplosione di band come Korn, Limp Bizkit, Incubus, Slipknot, Linkin Park, A Perfect Circle e Papa Roach. Anche se non mi sentivo necessariamente in sintonia con tutti quegli artisti, i loro successi ci hanno certamente aperto la strada”.
Nelle pagine del libro trova spazio anche uno dei traguardi più significativi della carriera della band: “Il video di Chop Suey! è stato il primo brano metal a superare il miliardo di visualizzazioni su YouTube”.
La musica come espressione interiore e l’impegno per i diritti umani
Tra i temi centrali del memoir compaiono il rapporto con la famiglia, il legame con le proprie radici e il progressivo consolidarsi della coscienza politica e civile dell’artista. La musica, nelle parole di Serj Tankian, rappresenta qualcosa di profondamente personale: “Fare musica, per me, era una forma di meditazione”.
Particolare rilievo è attribuito alla causa armena e alle iniziative portate avanti negli anni per richiamare l’attenzione internazionale sul riconoscimento del genocidio armeno e sulla difesa dei diritti umani. In questo contesto, il musicista racconta anche le conseguenze del proprio attivismo: “I servizi segreti turchi mi tenevano d’occhio e seguivano i miei spostamenti. Il clamore che avevo sollevato aveva attirato la loro attenzione, ma non in senso positivo”.
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Le scelte di principio e il prezzo delle proprie convinzioni
Tra gli episodi più emblematici ricordati nel libro compare quello del 2002, quando Serj Tankian arrivò a minacciare l’uscita dai System of a Down se Sony non avesse accettato di affidare a Michael Moore la regia del videoclip di “Boom!”.
L’artista ricorda inoltre una presa di posizione maturata nei primi anni della carriera: “Da emergenti, rifiutammo di aprire un concerto degli Slayer a Istanbul in segno di protesta contro la Turchia, che continua a negare il genocidio armeno. Tom Araya capì la nostra posizione e non se la prese”.
Per Serj Tankian, la musica non si è mai limitata a una forma di intrattenimento. Al contrario, è sempre stata uno strumento capace di suscitare interrogativi, incoraggiare il pensiero critico e promuovere il dialogo. Una convinzione che, come lui stesso ammette, ha avuto un costo: “So con certezza di aver perso dei fan a causa delle mie idee politiche e del mio attivismo, probabilmente migliaia”.
Successo, notorietà e tensioni del percorso artistico
Nell’autobiografia trovano spazio anche considerazioni sulla fama e sulle difficoltà legate alla vita pubblica, oltre alle inevitabili tensioni che accompagnano ogni esperienza creativa. Tra i ricordi più particolari compare la candidatura ai Grammy di Chop Suey!: ““Chop Suey!” ricevette una nomination ai Grammy. Fanculo! La cosa più punk rock da fare era non andarci”.
Dal ritratto che emerge dalle pagine del libro prende forma la figura di un uomo determinato a restare fedele ai propri principi nonostante l’esposizione mediatica e le dinamiche dell’industria musicale globale.
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Incontri, amicizie e aneddoti dietro le quinte
Il memoir è punteggiato anche da episodi più leggeri e curiosi. Serj Tankian racconta che fu Rick Rubin a suggerirgli di rivolgersi a Nancy de Herrera, l’insegnante di meditazione dei Beatles.
Tra i ricordi più insoliti, Buckethead era solito telefonargli alle quattro del mattino lasciando nella segreteria telefonica assoli di chitarra della durata di quindici minuti. Lemmy dei Motörhead viene invece ricordato sdraiato nel backstage dell’Ozzfest, in costume da bagno e con un cappello da cowboy. Mike Patton, definito da Serj Tankian uno dei suoi più importanti mentori, riuscì addirittura a svuotare un tour bus facendo partire sugli schermi del mezzo un film pornografico tedesco a volume altissimo.
Anche il primo incontro con Tom Morello viene ricordato con ironia: “La prima volta che incontrai Tom Morello ci rivolgemmo a malapena la parola”. Da quel contatto iniziale sarebbe però nata una collaborazione umana e professionale ancora oggi viva, costruita tra musica e attivismo. L’ultimo saluto a Chris Cornell, invece, avvenne pochi giorni prima della morte del cantante, durante la festa di compleanno di Elton John.
Lontano dalla band e la ricerca di nuovi linguaggi
Serj Tankian ripercorre anche i progetti sviluppati al di fuori dei System of a Down e spiega le ragioni che, nel 2006, lo spinsero ad allontanarsi dal gruppo nel momento di massima popolarità. La scelta maturò dalla volontà di prendere le distanze piuttosto che affrontare tensioni interne ormai divenute insanabili. Nonostante la separazione, Serj Tankian ha continuato a considerare gli altri membri della band come amici fraterni.
Parallelamente, l’artista si è dedicato alla composizione per il cinema e per l’orchestra, esplorando nuovi linguaggi attraverso i propri album solisti e confermando un’identità creativa che supera i confini dei System of a Down. Con la sua etichetta Serjical Strike sfiorò anche l’opportunità di mettere sotto contratto i Muse e, in qualità di compositore, arrivò vicino a firmare la colonna sonora di “La Passione di Cristo” di Mel Gibson.
La reunion e la consapevolezza di essere una famiglia
Tra le pagine finali del memoir trova spazio anche un episodio avvenuto nel 2023. Durante quello che avrebbe dovuto rappresentare l’ultimo concerto dopo la reunion del 2011, Serj Tankian ebbe un’intuizione improvvisa: “Vedevo mio figlio Rumi insieme ai figli degli altri membri della band, che saltavano, ballavano e si scatenavano al ritmo della nostra musica. In quel momento ho realizzato che i System of a Down non sono solo una band, ma una vera famiglia”.
Intanto, i System of a Down si preparano a tornare in Italia per un’unica esibizione dal vivo: la band sarà in concerto a Milano il prossimo 6 luglio.