Musicultura 2026, Rosita Brucoli: “Sono felice di sentirmi un’outsider”
Musica Crediti foto: Massimo Zanconi
Venerdì 19 e sabato 20 giugno Rosita Brucoli si è esibita sul palco dello Sferisterio di Macerata nelle serate finali dell’edizione 2026 di Musicultura. La giovane cantautrice ha raccontato: “È stato incredibile quando abbiamo sentito i nostri suoni riecheggiare immensamente”. La nostra intervista
Rosita Brucoli è tra gli otto vincitori della 37esima edizione di Musicultura. La giovane artista, pugliese di origine e milanese d’azione, si è esibita con Agente! sul palco dello Sferisterio di Macerata. La cantautrice è tra le nuove voci più promettenti della scena discografica italiana. Nel 2025 Rosita Brucoli ha pubblicato Siamo stati guai, un album strettamente personale. L’artista ha dichiarato: “Il dolore diventa quasi energia e lucidità”. L'intervista.
Musicultura, Rosita Brucoli: “La rabbia come emozione positiva in grado di far reagire”
Venerdì 19 e sabato 20 giugno Rosita Brucoli è salita sul palco dello Sferisterio per esibirsi con il brano Agente! nelle serate finali dell’edizione 2026 di Musicultura. L’artista ci ha raccontato la nascita della canzone: “Si sviluppa da una rabbia vissuta come una sensazione positiva in grado di provocare una reazione”. In attesa dei numerosi appuntamenti live in programma nei prossimi mesi, abbiamo intervistata Rosita Brucoli.
Un debutto sul palco dello Sferisterio
Non c’ero mai stata, ma l’ho sempre guardato da lontano in quanto grande appassionata di musica.
Qual è stata la prima sensazione che hai provato quando hai fatto il soundheck?
È stato incredibile quando abbiamo sentito i nostri suoni riecheggiare immensamente. Un palco importante. Più la situazione è difficile, più sono stimolata. In questa esperienza sono stata accompagnata da Alessandro Nitti, batterista.
Com’è stata quest’esperienza?
È stata sicuramente inaspettata, nonostante sognassi di arrivare su questo palco.
Come mai?
Perché ho portato un pezzo un po’ fuori dalle scelte fatte da Musicultura in passato.
Riti scaramantici prima di salire sul palco?
Non ne ho. L’unica cosa che faccio è scaldarmi bene vocalmente.
Il tuo brano è Agente!
Ho portato un pezzo con metriche quasi rap. Una canzone che mescola vibrazioni elettroniche al cantautorato, mi sento un’outsider, ma sono contenta di sentirmi così.
Com’è nato il brano?
È nato in un monolocale di Milano da una sensazione di rabbia. È un brano che parla di un pregiudizio che ho vissuto in prima persona e che ha visto colpire persone accanto a me. La canzone si sviluppa da una rabbia vissuta come un’emozione positiva in grado di provocare una reazione. Vorrei che il brano suscitasse questo anche a chi lo ascolta.
Qual è il tuo primo ricordo legato alla musica?
Il mio primo ricordo legato alla musica sono le rime. A dieci anni mi piaceva scrivere in rima perché amavo il suono provocato da parole che suonavano uguali, ma con un senso differente.
Cosa diresti a quella bambina di dieci anni?
Le direi che ha fatto bene a sognare una vita diversa da quella che sembrava essere stata scritta per lei. Io sono cresciuta in una famiglia molto modesta e quando cresci in un ambiente così, pensi di non avere molte possibilità perché tutti ti dicono di lasciar perdere. Io, invece, sono sempre andata contro tutto.
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Nel 2025 hai pubblicato l’album Siamo stati guai, com’è nato?
È nato da una perdita importante: la scomparsa di mio padre. Per me lui ha sempre rappresentato luce e buio. Era un ragazzo di provincia cresciuto negli anni ’80 che non ha mai creduto alla possibilità di avere una vita diversa. Questo disco affronta tutte le fasi del lutto: dal dolore all’accettazione. Il dolore diventa quasi energia e lucidità. Alla fine, è un po’ come se ora vivessi per tutti e due.
C’è un brano che senti più vicino?
Non saprei, è difficile. Ho cercato di trovare una sintesi, quasi lucida, a tutto quello che ho attraversato. I brani rappresentano fasi differenti, a cui comunque sono legata. Forse, ti direi la title track che sembra riassumere il concetto generale del disco.
Un ricordo legato ai tuoi concerti?
Ne ho due! Il primo è quando ho aperto il concerto dei Negramaro allo stadio San Siro di Milano. Quando ho potuto sentire la mia voce in uno spazio così grande, ho avuto una sensazione di realizzazione, quasi di estasi, è stata una cosa troppo forte. Sentivo vibrare le onde della voce sulla mia pelle.
E il secondo?
È un ricordo legato alla condivisione del palco con Niccolò Fabi a Torino durante una delle mie prime esperienze. Dopo aver lavorato insieme a un brano per quattro gironi, la mia chitarra non ha funzionato, così lui mi ha accompagnata improvvisando gli accordi. È stata una cosa di una bellezza mai vista.
Influenze artistiche?
Io sono appassionata alla vocalità delle cantanti anni ’60, ad esempio Mina. Ammiro quelle artiste che utilizzavano la voce per veicolare delle emozioni. Poi, mi sono affezionata al rap, paradossalmente lontano da quel tipo di voci. Caparezza è stato sicuramente uno dei primi mastri della parola.
E guardando al futuro?
Il 5 luglio inizierà il tour estivo da Modena, poi suonerò in varie regioni della nostra bella Italia: della Puglia alla Calabria. Mesi di musica.