Pierpaolo Peroni: "Provo a restituire la poesia alla musica"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

Un viaggio vicino a Pavia per incontrare una persona che ha scritto parti fondamentali di storia della musica. Compresa quella degli 883 che il prossimo 9 novembre torna su Sky. L'INTERVISTA

Ci sono decenni che tornano. La moda, l'arte, la musica si guardano le spalle per affrontare il futuro. In questa umanità fatta di fronte-retro ci sono i visionari, quelli che quando si guardano alle spalle vedono il futuro. Pierpaolo Peroni è un visionario che e oggi, dal suo eremo pavese, lontanuccio da Milano ma non dal futuro, indaga attraverso i social e le suggestioni, su chi lascerà un segno. Dopo parecchi anni di assenza reciproca ci siamo ritrovati a casa sua, vicino a Pavia, un po' per nostalgia e un po' per la mia curiosità di ritrovare un uomo che è sempre stato un passo avanti. Pierpaolo Peroni ha scritto parecchie pagine di storia della musica collaborando con Claudio Cecchetto e Fiorello fino agli 883 di Max Pezzali e Mauro Repetto. Oggi vive, con la sua famiglia, vicino a Pavia. La Milano che lo ha nutrito e che lui ha nutrito col suo essere visionario, è vicina ma non fagocitante, d'altra parte non è più la Milano da bere che ha frequentato. Oggi si diverte a produrre giovani artisti e cito per tutti Miglio, Paolo al Neon e Amore Audio. Dove la discografia latita o si affida agli algoritmi c'è lui con la sua Peroni Dischi.

Pierpaolo come è cambiato il tuo approccio alla musica dopo la fuga da Milano?

Ho sempre seguito la musica ma stando qua ho più tempo e posso tenere le casse a tutto volume. Io sono cresciuto andando nei negozi per acquistare un disco di importazione che era già uscito da mesi negli Usa: oggi il venerdì apro una app e ho tutta la musica del mondo, dunque finché sarà schiava dell'industria la musica sarà senza poesia.

 

Quindi il Rock è finito?

Il Rock non sta morendo ma non esisterà mai più come lo facevano quelli della nostra generazione.

 

Dove sta il problema?

La questione è che mancano degli artisti, che ci sono scorciatoie e che si tende fare da soli. Io stalkererò su Instagram gli artisti che mi piacciono ma poi ci sono quelli che hanno meno di mille ascolti, non sono nessuno ma hanno già il manager. Chiunque ha la crew in famiglia.

 

Ti senti un manager?

Mai ho fatto il manager ma sapendo come funzionava la gente mi chiamava, mi stupisce che abbiano bisogno del manager.

 

Raccontami la tua collaborazione con Asian Fake.

Dopo l'esperimento della compilation Asian Fake mi ha dato possibilità di lavorare con artisti: persone con una idea, con una testa, sono andato a indagare dove la musica è completamente sottovalutata.

 

In famiglia che aria si respira?

Mia figlia Alice, che 24 anni, è cresciuta in una generazione balorda, quella dei fan. Passava il pomeriggio davanti agli alberghi poi ha svoltato e ora mi consiglia e se le dico qualcosa spesso mi dice che lo conosce da un po'. E' cambiata la gestione del tempo.  I giovani sono caratterizzati dal disagio, mio figlio Romeo ha 13 anni, ha vissuto le guerre e il covid. I giovani hanno difficoltà a esprimersi.

 

Tra gli artisti con cui collabori c'è Miglio.

La adoravo già dal disco precedente, è la prima che ho accolto nel mio nuovo viaggio. La avevo vista al MiAmi, mi è parsa una techno cantautrice. I sui testi sono profondi, per la prima volta, dopo i miei anni di militanza, ho sentito un disco d'amore militante e non antagonista. Era femminile con un passo avanti, una Patty Smith a Berlino con in più la techno. Ho iniziato a capire che devo ascoltare a musica, l'indie inglese è new wave pura e in America sono tutti Fleetwood Mac.

 

Hai creato una compilation

Ho pagato tutti per stare nella compilation. Da piccolo volevo fare il presidente della CBS.

 

E oggi?

Sono come un gallerista che manteneva l'artista e creava l'occasione e dunque dava possibilità di esprimersi. La fiducia di una persona va conquistata, quei galleristi conquistavano l'ondo anomala.

 

Siamo vittime dei sogni degli anni Sessanta?

Bob Dylan e Joan Baez erano convinti che avrebbero cambiato il mondo, a parlare di rivoluzione sono statii primi. Poi è sfumata, sarebbero diventati parte del meccanismo. Apprezzo Bruce Springsteen che rimane fedele alla linea, mai ha  mollato un attimo. Non smette perché ha un mondo da raccontare mentre i giovani hanno troppe informazioni da gestire.

 

I primi dischi che hai acquistato?

Il triplo di Woodstock mentre il 45 giri fu Cercate di abbracciare tutto il mondo come noi dei The Rokes.

 

Un morso della tua storia?

Il Piper e l'Open Gate a Roma poi sono salito a Milano ed è stato un colpo di fortuna, come ti ho detto volevo essere il presidente della CBS ed ero un bravo dj perché sapevo tutto a memoria. Sapevo che a Roma non mi sarebbe successo nulla, avrei avuto una vita in attesa. Con Lorenzo Jovanotti a Milano è cominciato tutto, ho preso un'onda ed ero pronto. Ho sempre avuto intorno gente meravigliosa.

 

Ti sei mai pentito di esserti ritirato nel pavese?

Nessun rimpianto, ho deciso di volere smettere. Mi sono chiesto che ca**o faccio di più in questo ambiente? Mi immagino a 90 anni a Santo Domingo.

 

Approfondimento

Camillacosì: "Trasformo la mia sensibilità in emozioni da condividere"

Spettacolo: Per te