Cremonini gladiatore al Circo Massimo ma il futuro sarà Sax’n’Roll

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

Dopo la doppia data romana sarà la volta, il 10 giugno, dell’Ippodromo Snai La Maura di Milano poi il 13 della Music Park Arena dell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola e infine il 17 alla Visarno Arena di Firenze. Entro fine anno uscirà un album che aprirà una pagina nuova del suo viaggio artistico. IL COMMENTO E L'INTERVISTA

Cesare Cremonini alza il sassofono al cielo e sancisce così un nuovo capitolo della sua storia artistica. Lui che ha scritto Vorrei, uno dei suoi tanti capolavori, nell’adolescenza, ora è pronto per affrontare un viaggio più intimo, lontano dalle folle e vicino al suo pubblico. Il momento di passaggio giunge poco dopo il debutto al Circo Massimo, dopo un intarsio di quei due capolavori che sono Dicono di me e Padre Madre seguiti Il Comico (Sai che Risate): il sassofono che lo ha estratto da un periodo complesso della sua esistenza diventa una preghiera laica verso l’empireo, una resurrezione umana che, dopo l’estate, porterà l’artista bolognese, in una escursione artistica più intima, lontano dalle folle e più vicine al pubblico.

Di quello che accadrà leggerete nell’intervista ma qui è il momento di raccontare un po’ di storia di un poeta che ha fatto del Pop elegia. Già nelle prove del venerdì sera ho assorbito un clima speciale. Il palco è sterminato e le torri che si allungano sulla location diventano pate della narrazione, non sono semplici artifizi per donare una visione migliore a chi il palco lo vede come una cartolina.

Ospiti del debut tour sono stati Jovanotti (hanno condiviso una versione adrenalinica dell'Ombelico del Mondo), Elisa (Aurore Boreali con il palco che ci accompagna in quella magia della natura) e Luca Carboni (l’iconica San Luca). Che poi è, ogni volta che suona la sveglia o che una carezza o un bacio ci indirizza, il sogno bello dell’essere umano. Quello che non manca è il romanticismo e La Ragazza del Futuro, che è anche figlia del sole, ne è profonda testimonianza. Il live è un come sfogliare le pagine di un libro che narra di umanità, si va da Latin Lover a Buon Viaggio (Shared Love), da Logico a Grey Goose, da 50 Special a Marmellata #25. Un quarto di secolo, abbondante, che si è un germoglio di sorprese. La serata è stata una emozionante altalena in trent’anni di storia della musica, Cesare ha mostrato morsi importanti e tenebrosi di Sax, una incursione nella fisarmonica con Figlio di un Re, e visto che il futuro ha un imprinting rock’n’roll come ha avuto, illo tempore, Squerez?, saluta la sua gente proprio con un brano che ha, discograficamente parlando, un quarto di secolo e si intitola Un Giorno Migliore. Un viaggio che è iniziato nel 1999 e che al Circo Massimo è una sublimazione perché abbiamo visto nascere una dea e scoperto cosa è la felicità. D’altra parte…Roma (è) Capoccia come ha improvvisato (per la sua gente. In fin dei conti è un…Cesare!).

Cesare partiamo dal Cremonini Live26 che ha debuttato al Circo Massimo ieri sera e stasera farai il bis.
E’ un palco importante per le mie performance e mi accompagnano calma e tranquillità per la mia prima volta qui. Da performer le sensazioni trasmesse dal palco e dalla location incidono e mi sento grado di poter dare quello che so dare in un luogo come questo. E’ un momento speciale della mia carriera. Mi dicono che so sostenere questi spazi ma io penso al mio percorso e mi rendo conto che se sono qui è per quello che ho costruito a partire dal 1999 quando usci l’album Squerez? e ora il ragionamento è che dopo questi spazi e dopo gli stadi del 2025 ho voglia di costruire un rapporto più stretto col pubblico. A proposito il primo dei due concerti al Circo Massimo sarà proposto 2 settembre in prima serata su Raiuno.

L’ultima frase fa capire che è in arrivo qualcosa di nuovo?
Sono qui anche per annunciare una cosa non in programma ma è impossibile chiacchierare con sincerità senza parlare del mio futuro.

Allora portami nel tuo futuro.
C’è un album che uscirà entro fine anno. Sarà un album particolarissimo, mai mi era successo di interrompere la ruota che gira ovvero album, tour, poca pausa, album, tour, poca pausa…a 46 anni la vita mi ha portato a vivere qualcosa di così segnante che la musica mi è venuta in soccorso o forse io sono andato verso di lei. Questi concerti sono un punto e a capo del mio percorso. Ricordo quando Jovanotti, che ieri sera è stato qua con me, ha interrotto un periodo in cui il Pop non andava negli stadi, poi lo ha fatto Tiziano Ferro, poi sono arrivato io con una sfida ancora più complessa, sembra un’altra epoca ma oggi siamo qua a festeggiare un percorso che dal 1999 a oggi mi ha visto suonare ovunque in Italia. Ci sono stati sette 7 stradi, poi 13, poi Imola e oggi andiamo nei luoghi che rappresentano quello che per me era il punto di arrivo dei sogni ovvero portare in giro una musica cantautorale, autobiografica e un po’ bolognese con una sensibilità indie da cameretta, trasmetterla con amore da un palco a un pubblico che non vuole stare seduto.

Mi pare di capire che il nuovo progetto sarà una frattura col passato.
L’album interrompe il percorso che ti ho descritto e accompagna la mia voglia di evolvere dal punto di vista umano e discografico. Per il prossimo disco ho chiesto di evitare gli stadi, ho i numeri dalla mia parte ma io credo nella coerenza. Però non sarà piano e voce, mi sono appassionato al sassofono, sono le mie piccole sfide personali legate alla mia vita privata. Il sassofono mi ha portato a scrivere un certo tipo di musica non da stadi. Sento la tensione nei ragazzi, le nuove leve vengono spinte verso a un percorso omologato, il messaggio è prima fai gli stadi e prima esisterai. Il mio primo Forum io lo ho fatto 12 anni dopo il primo disco.

Ecco perché hai parlato di una vicinanza fisica col tuo pubblico.
Cerco un contatto più intimo basandomi sul concetto del less is more, dunque meno spettacolarizzazione e vado più al sodo con la musica. I miei amici quando mi cimentavo col sassofono mi prendevano un po’ in giro, dicevano che invece di godermi un po’ di vacanza e lavoravo su uno strumento difficile, dove puoi sembrare un deficiente se non ci soffi bene. Io pensavo che mi sarebbe servito quando sarò coi capelli bianchi, quando tutto questo finirà e sarò più felice a suonare in un club che sul divano a guardare fotografie. Dunque è anche una speranza per il futuro, mi sento pronto per performance di un certo tipo: resterà sempre con me il potere di potere…suonare, la musica permette di fare diventare qualunque luogo adatto a una serata magica. Vado da Live Nation e gli dico che è il momento di cambiare rotta.

Torniamo al disco in arrivo?
Il sassofono mi ha aiutato in un momento complesso della mia vita privata, mentre lo studiavo, lo scorso gennaio, ero in grande difficoltà personale e sai bene che più si cresce più le difficoltà crescono perché hai meno muscoli. In tre mesi il sassofono mi ha rubato la parte autodistruttiva, ho iniziato a produrre come non mi capitava da tempo. Questo momento mi ha portato nel futuro con le mie canzoni che testimoniano quello che ho vissuto, un disco R’&’R suonato a Londra nello studio di Damon Albarn: è un disco di rottura. C’è sempre un incidente in un artista e quando esce dal coma e trova una nuova strada…beh quelli diventano i momenti più fertili della carriera di un artista.

Questo Cremonini Live26 sarà la chiusura definitiva di un capitolo?
Chiuso il ciclo diquesti ultimi cinque concerti…vedremo. Farò separazione netta, è coerente che a un certo punto ci sia qualcuno che riparte dopo l’incidente e io sono contento e orgoglioso di questo disco che considero un piccolo miracolo. Avevo il futuro che mi parlava mentre ero ancora su questo palco.

La domanda è: sarà l’ultima volta negli stadi?
Non lo so ma ti dico che ora la mia testa va in un’altra direzione, ora mi servono luoghi e produzioni differenti da questa. I passaggi vanno sottolineati perché vince la verità personale dell’artista in quello che scrive e che fa. Ho lottato tutta la vita per avere un pubblico così vasto e dominare la connessione col pubblico ma è l’evoluzione ciò che comanda, il gusto di suonare può essere trasferito alla gente in tanti modi differenti.

Ti va di dirmi qualcosa di più sull’incidente che ha innescato il cambiamento?
Lasciamolo nella leggenda, non affronto in maniera approfondita quello che accade nella mia vita personale. Non è la mia modalità, parlerà il disco di quello che è successo.

Prima hai citato Squerez? per introdurmi al nuovo album.
Sì anche se la non ho più vita e la storia di un diciassettenne ma avrà la stessa forza di Squerez? che a suo modo era rock’n’roll. Ti dico che grazie a questo lavoro sto annegando quello che mi è accaduto e questo serve alla gente per annegare il suo dolore dentro un grande evento. Il dolore ci accomuna tutti: per me è il quotidiano da quando avevo 13, 14 anni. Siamo figli di poeti, artisti, scrittori e registi che hanno messo la loro vita nelle loro opere. Il dolore dovrebbe essere il marchio di qualità e di controllo.

Mi racconti il tuo approccio al sassofono?
Matteo Valentini mi ha venduto il suo sassofono, lui aveva smesso di suonare da qualche anno per motivi legati alla sua vita privata, il dolore lo ha stoppato e io prendendo in mano il suo sassofono gli ho chiesto di darmi lezioni: per me è nato un nuovo disco e lui ha ripreso a suonare infatti ora è sul palco con me. Il sassofono è stato uno strumento per sentirmi un cretino che non sa fare qualcosa, per sentirmi un esordiente; ho tirato fuori stimoli personali che non sarebbero mai nati senza queste scelte. A chi viene al concerto non vorrei lasciare solo uno spettacolo grandioso ma vorrei che portasse me a casa come anima. Il sassofono lo alzerò al cielo dopo un asolo al terzo brano per dimostrare che è una sfida personale. Ti dico anche che nel disco suona Donnie McClurkin, sassofonista mondiale che ha suonato anche in Blackstar di David Bowie.

Ritorniamo al disco: mi affascina il collegamento con Squerez? mi aggiungi qualche altro particolare?
Senza pensare a dove sarei andato mi sono concentrato sul significato della canzoni ed è questo che lo lega a Squerez? poiché sapere che dopo un disco vai negli stadi rende tutto più razionale. La prima canzone che ho scritto è stata Vorrei, avevo 15 anni, tre anni dopo c’è stato un disco senza sapere cosa sarebbe stato: poteva finire lì e io mi sarei iscritto al Dams oppure oggi farei il backliner: non sapevo cosa sarebbe successo ed è il motivo per cui lo lego al disco in arrivo.

Il tuo rapporto con la parola amore?
Si impara tutti i giorni, non posso definirla, ad amare si impara piano piano e giorno dopo giorno, non è una questione di definizione, non saprei come argomentarlo.

Il nuovo progetto ha un afflato internazionale, da come lo racconti: pensi a un tour all’estero?
Il live sarà speciale, mi piacerebbe partire da Londra dove è nata la scintilla. Ma non ho un luogo. Il tema è cosa assorbirà il pubblico: se ci sono coraggio, coerenza e onestà, seppur deludendo qualcuno, i risultati saranno ancora più importanti. Penso di poter dire che vengono prima il rispetto del mio ambiente e del mio ruolo rispetto a tante altre cose. Io credo che si possa comunicare a un pubblico vasto e silenzioso che muoversi nell’ambiente musicale con serenità e stimoli artistici può dare risultati importanti: non è o questo o quello ma è una alternativa. Alla mia età non ho più paura di niente, ho vissuto situazione mediaticamente improvvise come tanti miei colleghi: la mattina non mi alzo per controllare i social.

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