Primavera Sound, primo giorno ko: la pioggia e disorganizzazione fermano il Festival
Musica
Maltempo, comunicazione frammentata e non tempestiva, persone bloccate sotto la pioggia ferme davanti all’entrata dei palchi principali. Poi l’avviso (via social, quando i cellulari non avevano campo) della cancellazione dei concerti serali. Per poi rettificare (via Instagram) e poi cancellare di nuovo: il primo giorno del Primavera Sound è da dimenticare. Ma questi errori, da un contesto come questo, non sono accettabili
Partiamo da un presupposto: il Primavera Sound è alla sua ventiquattresima edizione, e nel corso degli anni, ha dovuto affrontare criticità che, in festival di grandi entità, succedono. E vengono gestite. La pioggia è sicuramente uno di questi elementi critici, ma può accadere una giornata di maltempo. Importante: gli organizzatori del Festival di Barcellona già sapevano che il primo giorno di questa edizione sarebbe stato caratterizzato da rovesci copiosi, ma gestibili. Tanto che le pagine social avevano avvisato i presenti di indossare determinate scarpe, portare una giacca, un ombrello e prevenire ogni difficoltà. Sì: social media del Primavera, strumento di comunicazione che funziona molto bene nei giorni dei Festival.
Venerdì, però, i social non sono stati così utili: non c’era campo
I concerti iniziano regolarmente, poi la pioggia (e il caos dell'organizzazione)
Ma andiamo con ordine. I primi concerti della giornata iniziano regolarmente, compreso quello dei Geese di Cameron Winter, attesissimo e seguitissimo. Intorno alle venti, però, inizia la prima pioggia, che si intensifica intorno alle venti e trenta: sono tantissimi i colleghi che arrivano di corsa nella tenda stampa per ripararsi anche dal vento che, insieme alla pioggia, inizia a farsi sentire. E qui iniziano i primi problemi: intorno alle ventuno due addetti alla sicurezza irrompono nella sala stampa e ci chiedono, in spagnolo, di uscire. Non vengono date spiegazioni, solo l’obbligo di uscire subito. C’è chi dice che ci spostano in una tenda di cemento, ma nessuno sa dove. Noi usciamo, e iniziamo a camminare verso la fine dell’area che comprende i due palchi principali, le cui uscite vengono bloccate. Insieme a noi migliaia di persone, che non sanno dove andare.
Le comunicazioni date sui social (con telefoni senza campo)
Alcuni addetti alla sicurezza danno indicazioni di uscire, sempre e solo in spagnolo. Poco dopo il primo messaggio su uno dei maxi schermi del palco Revolut: i concerti sono cancellati per maltempo. Nel frattempo centinaia di persone si assiepano sotto una piccola tettoia, mentre piove a dirotto e non ci sono altre indicazioni. Poco dopo sento un ragazzo accanto a me che dice: “Il Primavera ha annullato il concerto dei Massive Attack, c’è scritto su Instagram”. Incredula, prendo il mio telefono, che non ha campo. Come me, migliaia di ragazzi e ragazze. Ad un certo punto iniziamo a spostarci verso l’uscita: immaginatevi una massa di gente, sotto la pioggia, che prova a ripararsi senza risultato. Con addetti alla sicurezza che non davano informazioni, ma solo direzioni. E intanto non si capiva dove fossero le uscite di sicurezza. Il flusso di persone le trova, e iniziamo a defluire verso la città. C’è chi prova a ripararsi nei bar vicini al Primavera, chi cerca un taxi (senza risultato, sempre perché pioveva a dirotto e tutti volevano, giustamente, ripararsi o tornare a casa).
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I Massive Attack suonano, sì poi no
Inizio a camminare e, nel frattempo, un’amica mi dice che il Primavera – su Instagram – ha comunicato che il concerto dei Massive Attack si farà a mezzanotte e mezza. Io, nel frattempo, circa un’ora dopo la mia partenza dal Parc del Fòrum, sono in hotel. Ma decido di tornare.
Rientro al Festival, aspetto quaranta minuti e poi ricomincia a piovere. E me ne vado. Infastidita, arrabbiata ma soprattutto con zero comunicazioni da parte dell’organizzazione. Piove a dirotto, ma almeno questa volta si esce con più facilità (anche perché in tanti erano già andati via). Torno in hotel, apro Instagram e leggo l’avviso del Primavera: concerti cancellati per maltempo.
Primo giorno da dimenticare, ma si può recuperare
Chiariamo una cosa: i concerti si possono annullare, soprattutto se è a rischio la sicurezza delle persone. Ma con una comunicazione ufficiale e puntuale. Un’ampia fetta dei presenti al Primavera Sound non parla spagnolo, ma solo inglese. E i telefoni, in un’area che può ospitare ogni giorno anche settantacinquemila persone, possono non avere campo. Perché, quindi, non avvisare in modo diverso? O perché non annullare subito i concerti, e provare a far defluire le persone? Il Primavera Sound è un Festival bellissimo e per chi ama la musica è il posto dove essere, perché ha tutto. Compresa Barcellona, una città meravigliosa. Quello che è successo nella prima giornata non è accettabile da una struttura come questa. Oltre al dispiacere di non aver visto concerti attesi (ma è pur vero che se piove a dirotto non si può fare nulla, se non accettare la situazione) c’è soprattutto la disorganizzazione e l’assenza di comunicazione efficiente, che fa arrabbiare ancora di più le persone.
L’augurio è che si possa recuperare nella seconda giornata: macchiare con questi episodi un Festival come questo è un dispiacere. Il Primavera è tanto altro, e può decisamente fare molto meglio.