Alessandra Ponente presenta il singolo A Malasorte: il video

Musica
Credit Fausto Brigantino

La canzone parla della malasorte, delle superstizioni e dei giudizi che ancora oggi possono influenzare il modo in cui guardiamo gli altri

Sono Alessandra Ponente, cantautrice e attrice palermitana, da anni scrivo in lingua siciliana contemporanea. Nelle mie canzoni provo ad usare un linguaggio diretto, popolare, ma anche intimo, capace di raccontare le mie fragilità, i miei “Rravuli” (diavoli), comuni a tanti. A Malasorte, il nuovo singolo estratto appunto dal progetto discografico Riavuli, unisce sonorità di matrice popolare rivisitate attraverso un remix e una scrittura contemporanea, creando un equilibrio sonoro che amo e che porto in tutte le mie canzoni. Le percussioni incalzanti, la fisarmonica e la chitarra costruiscono un’atmosfera a tratti rituale, così come il coro del ritornello che, durante i live, viene cantato dal pubblico all’unisono, creando proprio quella condivisione musicale ed emotiva che cercavo.

Questa canzone nasce dall’esigenza di trasformare qualcosa di negativo in un gesto collettivo di reazione. Parla della malasorte, delle superstizioni e dei giudizi che ancora oggi possono influenzare il modo in cui guardiamo gli altri. Esistono parole, gesti e credenze che fanno ancora parte del nostro immaginario quotidiano: piccoli riti scaramantici, paure tramandate, modi di dire che continuano a vivere soprattutto nel Sud Italia. Con questo brano ho voluto affrontare il tema della sventura con ironia, ma anche con delicatezza, cercando di raccontare il lato umano che si nasconde dietro certe paure. Nel ritornello, infatti, A Malasorte diventa quasi “ama la sorte”, trasformandosi in una sorta di rito liberatorio e propiziatorio, un invito a ribaltare la negatività attraverso la musica e l’energia collettiva.

Il videoclip, diretto da Giuseppe Emanuele Cardinale regista noto per il suo linguaggio visivo originale e spesso surreale, è il cuore visivo di questa trasformazione. Insieme abbiamo scelto di portare la canzone dentro la Palermo vera, lontana dagli stereotipi. Abbiamo girato tra Ballarò, la Vucciria e altri luoghi popolari, entrando nei mercati, nelle botteghe e nelle strade della città, tra lavoratori, commercianti e persone reali. Palermo stessa diventa protagonista del racconto. Un aneddoto divertente riguarda gli operai presenti nel videoclip: sono realmente gli operai di un cantiere di fronte casa mia che, ascoltando le prove di A Malasorte, avevano imparato il ritornello e lo cantavano ogni volta che mi vedevano passare. Ci è sembrato quindi naturale e spontaneo inserirli nel videoclip, perché rappresentano perfettamente quell’idea di condivisione popolare che volevamo raccontare.

Attraverso un montaggio rapido e pulsante, il videoclip segue il ritmo della città e della canzone. Le persone si passano idealmente questa energia, trasformando la malasorte in un canto collettivo, in una festa popolare spontanea e liberatoria. Il mio obiettivo era raccontare una Palermo viva, piena di umanità e capace di reagire alle proprie fragilità con forza, ironia e partecipazione. Anche per questo nel video convivono volti, mestieri, sorrisi e dettagli quotidiani che restituiscono una città autentica, lontana da qualsiasi rappresentazione costruita o folkloristica. Credo che il videoclip riesca a restituire proprio questo: trasformare una paura in musica e una parola negativa in un gesto di unione e positività. Si può cantare la malasorte, ma proprio nella sua condivisione questa si esorcizza e si scaccia.

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