Lea Gavino presenta il singolo I Treni: il video

Musica

Il brano della giovane attrice e cantautrice romana, il cui percorso musicale è curato da LaTarma Records, è una profonda e matura riflessione sul senso del tempo e del viaggio

IL BRANO E' INTRODOTTO DA UN TESTO ORIGINALE DELL'ARTISTA

I Treni è un pezzo che nasce durante una trasferta milanese, in uno di quei viaggi che all’apparenza sembra solo uno spostamento da un punto A a un punto B, ma che in realtà si trasformano in qualcosa di più. Sul treno mi capita spesso di scrivere, di annotare pensieri sparsi, immagini, frasi che mi attraversano la testa senza chiedere permesso. Mi sembra che le idee siano più nitide quando tutto intorno scorre, quando il paesaggio cambia fuori dal finestrino, piuttosto che nella staticità di una stanza. Quel giorno mi stavo dirigendo in studio con Gianmarco Grande e Rondine. Io arrivavo da una trasferta, Rondine anche. Lui è di Roma e quella mattina aveva preso un treno presto, quando ci siamo incontrati e abbiamo iniziato a chiederci di cosa avremmo voluto parlare, di che tipo di musica avremmo voluto fare, ci siamo accorti che entrambi avevamo la testa piena delle stesse cose: pensieri da treno. Quelle riflessioni che nascono mentre sei sospeso, mentre non sei più dove sei partito ma non sei ancora arrivato da nessuna parte.

Abbiamo iniziato a condividerli in modo spontaneo. Pensieri sui volti degli altri passeggeri, sugli sguardi persi, sulle vite immaginate dietro a ogni sedile. Da lì il pezzo ha preso forma, quasi da solo, come se fosse la naturale conseguenza di quelle ore passate a guardare fuori e dentro allo stesso tempo. Pensavo a quanto anche un viaggio di tre ore possa diventare una vita intera. In tre ore puoi cambiare idea, fare pace con qualcosa che ti portavi dietro da tempo, oppure perderti nei tuoi pensieri. È affascinante condividere tutto questo con degli sconosciuti, seduti uno accanto all’altro senza conoscersi davvero, inventare storie, immaginare destini, lasciarsi attraversare dalla fantasia. A volte basta poco, uno sguardo o un dettaglio, per sentirsi meno soli, anche senza parlare.

E forse è proprio questo il senso del viaggio: non tanto arrivare, ma tutto quello che succede mentre stai andando. Da qui nasce anche l’immaginario del video, che racconta una ragazza un po’ naïf e confusa, che somiglia molto a me in quel momento. Una persona a cui interessa più il viaggio della meta, più la fantasia della direzione precisa. Lei si perde facilmente, si distrae, guarda fuori dal finestrino e costruisce mondi nella sua testa. Non ha fretta di arrivare, perché quello che conta è quello che vive nel frattempo. Ci sono poi i minuti di ritardo, quelli che di solito ci fanno arrabbiare perché siamo sempre di corsa, sempre convinti di dover arrivare da qualche parte il prima possibile. Se quei minuti diventassero uno spazio da riempire di immaginazione, di poesia, di pensieri che non trovano posto nella vita quotidiana? Alla fine resta una domanda semplice ma inevitabile: siamo sempre tutti di fretta, sì, ma poi…per andare dove?

 

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