Jeson: "In Hallelujah combatto le insicurezze attraverso la crescita"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

Nel nuovo singolo questo artista romano racconta la sua crescita attraverso gli occhi dell'amore. L'INTERVISTA

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Hallelujah, prodotto da MDM, mostra una volta di più il carattere introspettivo della musica di Jeson, all'anagrafe Daniele Fossatelli. Un testo sincero e vivido, che trova il suo climax nell’epicità del ritornello. Il cantautore continua così il racconto del suo progetto musicale, partito da un pezzo d’ispirazione gospel a cui, attraverso Hallelujah, aggiunge maggiore forza e intensità. Oltre alla potenza del ritornello,

infatti, altri elementi centrali nel singolo sono i cori e il tappeto sonoro che rappresenta un perfetto mashup tra i generi elettronico e acustico, grazie all’utilizzo delle chitarre. Hallelujah è quasi un morphing tra scene musicali. L’intro, intima e spirituale, lascia spazio a una seconda strofa in cui il basso e la parte ritmica regalano all’ascolto un movimento più definito ed energico, per chiudere con uno special riflessivo e, a tratti, passionale.

Daniele partiamo dalla scelta di Halleluja come pezzo per l’estate e perché hai scelto sfumature gospel?
Non era pensato come singolo estivo, doveva uscire un po’ prima. Poi siamo andati lunghi con i tempi e anche per questo non era programmato. È comunque un atto coraggioso: non mi frega del periodo, noi facciamo questa roba qua. Ora l'importante è farlo ascoltare.
Hai collaborato con Marco Mengoni in Lasciami Indietro.

Il progetto nasce in modo spontaneo. L'ho conosciuto attraverso il mio lavoro d’autore, ho stretto un po’ di rapporto con lui che mi ha chiesto di lavorare a un suo pezzo. Il novanta per cento del brano è uscito in un giorno. Lui era indaffarato tra Sanremo, Eurovision, tour e ci siamo sentiti su WhatsApp; poi mi ha invitato in studio e mi ha chiesto di cantarlo con lui e abbiamo costruito un team che ha portato alla stesura finale del pezzo. Non è stato scontato che ciò accadesse, ci penso spesso al bello di avere avuto una opportunità così visto che mi considero un emergente.
In Diario di Bordo dicevi “penso di volerti quando sono distante” e non avevi molto self control: nel nuovo singolo invece trasmetti una sensazione di vicinanza e di controllo su te stesso: cosa è cambiato?

È cambiata soprattutto la testa. Quel brano è uscito in un periodo in cui eravamo lontani, l'ho scritto nel periodo del Covid. A questo elemento si aggiunge una mia crescita personale e il tempo cambia le prospettive.
Hai vissuto tre vite: le rivivresti oppure ne sceglieresti una e andresti in una unica direzione?
Il senso delle tre vite si concretizza con la frase successiva che è "per trovarmi qui adesso". Senza quelle non sarei davvero qui ora.
C’è un po’ di inquietudine quando dici che sarà tossico da ricordare il giorno in cui ci sentiremo lontani: è così la tua vita? Sempre inquieta?
Sono appassionato di musica black e quelle sfumature mi piacciono. Non c’è solo inquietudine, è che mi piace scrivere di cose che fanno riflettere anche se non sono vissute perché mi ci proietto con la mente. Ci sono più sfumatre nel mio carattere, ora canto quelle che si nascondono.
Ne Il mio posto parli di pensieri come dirigibili diretti non si sa dove: oggi i tuoi pensieri sono allineati come fossero pianeti?
Per la mia persona si sono allineati, anche se ci sono poi i momenti in cui si perde il controllo. Ora mi sento più sicuro di me. Il messaggio è combattere le insicurezze attraverso la crescita. Halleluja racconta la mia maturità attraverso l’amore. E ne sono contento, è un obiettivo che mi ero posto a livello umano.
Il video de Il mio Posto è ambientato in una chiesa: che rapporto hai con la fede?
Vengo da una famiglia credente. Da piccolo avevo una concezione diversa, oggi non è che non credo bensì credo a determinate cose, ad altre crescendo fatico a credere. Non sono ateo né credente fanatico. Nelle canzoni si sente.
Esiste ancora un posto dove ti nascondi e nessuno ti cerca?
A volte ho bisogno dei miei spazi e un posto vale l’altro. Una volta c’era un luogo fisso dove andavo a fare musica da solo. Scrivevo e mi sentivo bene in quel momento.
Ho visto un po’ dei tuoi video e hanno tutti ambientazioni crepuscolari, scure… C’è un motivo? A memoria Lexotan è l‘unico che dopo un avvio buio ti porta in mezzo al mare.
Tutto il contesto del mio Ep post Covid aveva il mare come elemento importante, il mio era un viaggio da naufrago. Parlava di un me meno maturo con la voglia di crescere. Oggi mi sento più sereno.
Possiamo sostenere che dopo Diario di Bordo e Fuori da un Oblò, con Halleluja hai trovato il tuo porto e ora cammini sulla terra ferma senza però distogliere lo sguardo dall’orizzonte?
Assolutamente. Il mare per me è fondamentale, entra nei mie pezzi e se non l'ho davanti lo immagino. C'era chi diceva di non guardare il mare che ti vengono i pensieri e nel mio caso a volte i pensieri diventano canzoni.
Che accadrà nelle prossime settimane?
L'obiettivo attuale è costruire un live. Ma vorrei ripartire dal primo singolo del 2023 senza dunque cantare i pezzi vecchi. Ci stiamo organizzando per qualche apertura durante l'estate e poi il mio live nascerà in autunno. Serve tempo per fare le cose in modo giusto.

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