Johann Sebastian Punk, tra Oceano di Champagne e dieci brani da degustazione

Musica
Credit Chiara Mirelli
JSP Foto di Chiara Mirelli_bassa

Una rinascita in musica e spirito, un fuoco che torna ad ardere più potente che mai proprio mentre tutto sembra spegnersi. L'artista abbina il suo singolo a dieci canzoni tutte da...sorseggiare

1. JOHANN SEBASTIAN PUNK – OCEANO DI CHAMPAGNE

Questa è proprio una canzone su quelle dipendenze che tendono a proiettarci in una

dimensione parallela a quella reale, illudendoci di essere indistruttibili ma svelando tutta la nostra vulnerabilità. Dipendenza da una sostanza, da un amore tossico, da una consuetudine assurda…
 

2. THE WHO – WON’T GET FOOLED AGAIN

Un grande classico del rock, tratto dal mio album preferito degli Who, “Who’s Next”. La tensione tra l’ipnotica ripetitività dei sintetizzatori e la foga incontenibile di basso, chitarra, batteria e voce me lo rendono il brano col quale partirei per sfidare le più disagevoli intemperie. Sicuramente nell’album di Johann Sebastian Punk anticipato da questo singolo si sentiranno molte cose tendenti a questo approccio.

3. YMA SUMAC – GOPHER

Amo molto le culture musicali dell’America Latina. L’impeto della voce di Yma Sumac, una voce fuori dal tempo capace di alzare le polveri della storia (si dice fosse una discendente dell'imperatore inca Atahualpa…), ha su di me un effetto devastante.
 

4. JEFFERSON AIRPLANE – VOLUNTEERS

Una delle canzoni che mi hanno cambiato la vita, quando ero poco più che un bambino. Solo i primi due secondi, con quel graffio chitarristico, mi portano ancora su un altro pianeta. Con i Jefferson mi sono appassionato alla controcultura californiana degli anni Sessanta, e più di una volta mi sono abbandonato a quel sogno poi tradito, sentendomi inattaccabile nelle mie diversità.
 

5. THE ONLY ONES – ANOTHER GIRL ANOTHER PLANET

E dopo l’inno hippy, quello punk. Il dramma della dipendenza – come in “Oceano di

Champagne” –con fierezza. Chitarroni spavaldi e una voce malata che pare stentare a

farcela. Una melodia che mi dilania le budella ogni volta.
 

6. ELECTRIC LIGHT ORCHESTRA – DON’T BRING ME DOWN

Mentre registravamo l’album che contiene questo primo singolo, io e il mio produttore Matteo Cantaluppi abbiamo a lungo ascoltato la Electric Light Orchestra. Seleziono, tra le tante belle cose che hanno fatto, questo massiccio rock’n’roll dai (nemmeno troppo) distanti echi beatlesiani.

7. GIL SCOTT-HERON – THE REVOLUTION WILL NOT BE TELEVISED

Il sistema dei media, con i suoi effetti sclerotizzanti, come freno al cambiamento più radicale. C’è nulla di più attuale? Rabbia, orgoglio, consapevolezza. E un’esuberanza ritmica che al solo ascolto ti dà l’impressione di camminare a un metro e mezzo dal suolo.
 

9. NUCLEUS – SONG FOR THE BEARDED LADY

I Nucleus sono un gruppo jazz-rock inglese dei primi anni Settanta; non molto conosciuti, ma hanno fatto dischi pregevoli. Questo brano lo trovo di un’energia incontenibile. Ho dovuto promettere a me stesso di non metterlo mai su in macchina, onde evitare di spingere troppo col piede destro.

10. LUDWIG VAN BEETHOVEN – SINFONIA 9, II MOVIMENTO

Ovviamente non è una canzone, ma concedetemi uno strappo alla regola. Un giorno, molti anni fa, ascoltandola in cuffia, per un attimo ho pensato di poter attraversare con il rosso. Una macchina in velocità non mi avrebbe che scombinato il ciuffo; tale era il senso di indistruttibilità che quella musica eterna mi stava trasmettendo. Ovviamente, ho poi deciso di restare fermo al semaforo.

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