Nuvolari, le distanze della vita e della musica si coprono Lentamente

Musica

Fabrizio Basso

Credit Stefano Bazzano
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L'album è composto da nove tracce che raccolgono l’eredità del cantautorato italiano raccontando il personale mondo di Matteo, vero nome dell'artista piacentino, tra squisite aperture pop ed echi indie. L'INTERVISTA

Lentamente è l’opera prima di Nuvolari, all'anagrafe Matteo Pisotti, piacentino, che si presenta con un album che vuole essere un elogio alla lentezza, ai ritmi quieti di chi non ha paura di prendersi i propri tempi in un mondo che sembra andare sempre più veloce. Lentamente è una sequenza di brani pacati che prendono forma di riflessione in musica: l’età adulta, i viaggi in Europa e la scoperta di nuovi scenari, il tutto filtrato dallo sguardo di un ragazzo cresciuto nella provincia emiliana che scopre i ritmi frenetici della vita di città. I suoi prossimi concerti saranno il 19 novembre al Monk di Roma e poi all’Off Topic di Torino il 10 dicembre.

Matteo partiamo dalla storia del disco: come è nato?

Sono canzoni di varie date, le più vecchie hanno tre anni ma tutte sono state scritte prima del covid. Il lockdown ci ha rallentato perché è scoppiato quando iniziavano le registrazioni ma ci ha anche permesso di lavorare di più, e a distanza di tempo, sugli stessi brani.
La collaborazione grafica con Antonio Pronostico?
Mi è stata proposta da Bomba Dischi. L'idea era di accompagnare le uscite con un lato illustrativo che rispecchiasse le canzoni e lo stile di scrittura. Antonio ha creato una storia parallela con le illustrazioni, un punto di vista diverso dalle canzoni.
Le influenze brasiliane sono una caratteristica di chi cresce lungo il Po? Penso anche a Gaia Gozzi.
Ci sono momenti in cui d’estate il Po sembra esotico. Per me quei ritmi hanno una grande influenza nella scrittura musicale, li ho scoperti qualche anno fa e li ho ascoltati. E' stato un incontro fulminante, ho visto certe melodie da un'altra prospettiva.
L’Arizona è la vita di provincia che non funziona? Serve davvero una astronave per incontrare una stella cometa o basta il binocolo?
Basta il binocolo alle persone comuni, a me no. La canzone non è sulla provincia ma si lamenta di qualcosa che non va, può essere diversa per ognuno l'interpretazione. Non declina una dimensione di provincia per me ma lo stare in società. Ha un aspetto più sociale che geografico.
Cosa c’è oggi nel tuo rettangolo di cielo?
Più serenità ora che è uscito il disco, ho voglia di suonare, sono tranquillo. E’ il mio primo disco ma i mesi precedenti sono stati invasi da retropensieri e da un rumorino che è sparito con l'uscita.
Per altro il cielo è un tema ricorrente della tua musica: vivi con la testa tra le nuvole?
Nuvolari lo fa suppore ma il nome lo ho scelto perché innamorato del brano di Lucio Dalla. So poco di motori ma il racconto che fa dell’uomo Tazio Nuvolari è straordinario. Quel periodo di Dalla era da illuminato.
Come si fa a dirsi tutto senza dirsi niente? Basta una canzone?
Lo chiedo anche io, non ho una risposta. C’è l’impressione che a volte due persone comunichino meglio anche senza l'utilizzo della parola. E’ più il feeling che lega, non si vede ma si percepisce.
E’ un disagio dire ti amo perché temi poi di ritrovarti nel mood di Diecimila?
Abbastanza. Sono sempre stato timido, già di per sé difficile aprirmi. E' scanzonata la musica ma profondo il testo e la paura del dopo ulteriore deterrente.
Il senso del tempo e degli spazi da percorrere, anche quotidianamente, sono temi ricorrenti: sono per te motivo di angoscia?
Non di angoscia, quando si è immersi in una routine spazi e tempi cambiano in base a come siamo. Sono passato da Piacenza a fare il pendolare con Milano e poi a vivere a Milano, quindi un periodo di studi a Parigi e poi il lockdwon: mi piace raccontare come sto io in relazione al momento che vivo.
L’Emilia vista da lontano ha case di bambù e cieli di vaniglia? E’ psichedelica?
E' una visione idealizzata. La ho scritta a Parigi avendo nostalgia di casa, dunque è una casa idealizzata come la vede un bambino, dolce alla Hansel e Gretel. Ma, sottolineo, la canzone non è sull’Emilia bensì sulla nostalgia.
Secondo te è possibile conoscere davvero una donna o non la conosci davvero mai?
E’ possibile, è molto possibile anche se quello della donna è un mondo meravigliosamente complicato. Ma è un mondo aperto. Bisogna trovare la chiave giusta.
Ora sai se sei millennial o Generazione Z?
Sono purtroppo millennial e devo abbandonare l’idea di una ulteriore giovinezza. Non sono Generazione Z perché ho gli interessi dei millenial e alle 23.30 ho sonno, cosa che alla GZ non accade.
Che sensazioni hai avuto dopo i primi due live e ora che succederà?
A Bologna e Milano ho trovato un calore che non mi aspettavo, ho suonato dopo tanto ed è stato emozionante e divertente. Ora ho altre due date a Roma e Torino. Andiamo più tranquilli avendo già fatto due concerti ma anche accompagnati dal calore ricevuto. Vedremo che accadrà nel 2022, il desiderio è di allestire un tour capillare in Italia ma se ci saranno le giuste condizioni.

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