Covid, Luca Tosolini: nella musica non esiste la parola rassegnazione

Musica

Fabrizio Basso

luca tosolini

Organizzatore di eventi in Friuli Venezia Giulia, l'amministratore delegato di FVG Music Live ci racconta i disagi del Covid e del post Covid, di come la sua regione sia diventata un punto di riferimento per i concerti 

C'è un prima e dopo il covid nell'organizzazione dei live: come la giudichi?
Tra quel prima e quel dopo è cambiato tutto, a partire dalle dimensioni del lavoro, basti dire che i grandi eventi ora ospitano circa 1200 persone. Il modello di business è cambiato. 
Ci sono stati degli esperimenti fortunati. Ad esempio ad agosto abbiamo organizzato un concerto con Frah Quintale e dunque con un target giovane; eravamo preoccupati sulla gestione e invece sono stati tutti ordinati, tranquilli e ben disposti. E’ stata una esperienza positiva se questo è l'iter della futura normalità. Però stride il green pass col distanziamento e i numeri limitati.
Ai primi di ottobre Cosmo ha annunciato un concerto senza distanziamento.
Ci sono già esempi di questi giorni. Penso a un concerto a Londra con 40mila persone. Anche il Belgio ha dimostrato che si possono gestire grandi numeri. Ciò detto ogni esperimento futuro è gradito e sono certo che andrà bene: cominciamo a guardare gli esempi. Siamo fermi dal 26 febbraio 2020 con la prima data dei Pinguini Tattici Nucleari. Non possiamo affrontare un’altra stagione così.
Anche perché vengono annunciate arene e stadi.

C'è un programma con già 55 show negli stadi. Servono certezze di partecipazione e di lavoro. C'è un mondo che lavora dietro i cantanti. Forse è stato un po’ troppo in silenzio ma ti assicuro che quel silenzio non si chiama rassegnazione.
Come sei entrato in questo mondo?
Ho iniziato 30 anni fa come facchino e poi ho fatto esperienza in tutti i ruoli lavorando in diverse società, e passando dall'allestimento dei palchi alla fase organizzativa. E' stato un lungo viaggio.
Come è cambiato il tuo mondo in tre decenni?
Trent'anni fa era raffazzonato e improvvisato, senza alcun modello di business. C'è stato un miglioramento delle condizioni generali. La musica dal vivo ora è il centro, 30 anni fa si vendevano tanti dischi e si faceva qualche concerto promozionale. Sono migliorati professionalità e condizioni di lavoro. Siamo un'industria che ha avuto una accellerazione grazie anche alle multinazionali.
Il tuo Friuli Venezia Giulia ha un ruolo di primo piano.
Siamo partiti da una posizione marginale, ai tempi quando andavo a Milano e Roma e dicevo che sono di Udine mi guardavano come uno che arrivava dai confini dell’impero. Ce lo siamo conquistato lo spazio e crescere ci ha permesso di essere un po’ più creativi. Anche le istituzioni hanno capito che la musica porta turismo ed è da 20 anni che investono e ci hanno fatto diventare una regione trainante.
Momenti indimenticabili?
La data zero del Jova Beach Tour di Lorenzo nel 2019 perché nulla di simile era mai stato fatto. Vasco Rossi a Lignano nel 2016 perché è stato il mio esordio come organizzatore.
Il tuo sogno?
Portare a Lignano un milione di persone con un palco sul mare.
Che musica ascolti?
Poca, purtroppo. Quando non lavoro... stacco.

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