Enzo Mazza, presidente FIMI, commenta come è cambiato il mercato discografico nel 2020

Musica

Fabrizio Basso

enzo mazza

L'anno scorso ha consacrato lo streaming: è grazie ai suoi ricavi che sono state compensate in parte le perdite attribuibili al covid. Ecco il bilancio di 12 mesi di musica

E' il momento di tirare le somme e riflettere. Il 2020 per la discografia è stato un anno di grande crisi ma anche di grandi sfide, alcune della quali vinte. Il mercato globale della musica registrata è cresciuto del 7,4%, segnando il sesto anno consecutivo di crescita: lo dichiara IFPI, l'organizzazione che rappresenta l'industria fonografica internazionale e che ha reso pubblici i dati dell'annuale Global Music Report, che mostra ricavi complessivi pari a 21,6 miliardi di dollari. La crescita, trainata dallo streaming, è legata in particolare ai ricavi dagli abbonamenti premium, aumentati del 18,5%: alla fine del 2020 si registravano infatti 443 milioni di utenti di account in abbonamento a pagamento. La crescita dei ricavi in streaming ha più che compensato il calo dei ricavi di altri formati, inclusi il segmento fisico, diminuito del 4,7%, e i diritti connessi, diminuiti del 10,1% a causa della pandemia. In un anno così complesso, l'Italia ha mostrato una forte affermazione dei consumi digitali, che hanno registrato una notevole impennata negli abbonamenti streaming premium, i cui ricavi hanno visto un incremento del 29,77% superando i 104 milioni di euro. Con Enzo Mazza, presidente di FIMI, la Federazione dell'Industria Muscale Italiana, entriamo nel dettaglio.

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Come questa crisi è stata affrontata?
Direi bene. Il tema vero è l’opportunità che l’industria ha colto: avendo già affrontato la trasformazione digitale si è trovata inconsapevolmente pronta per questo ulteriore salto nell’online rispetto ad altri settori che erano legati più a un mondo tradizionale. Essere pronti ha garantito una attività costante di pubblicazione, distribuzione e contatto con i fan.
L'Italia sta bene?
Come digitale i numeri sono molto buoni, mostrano ulteriore incremento dello streaming, che è il termometro del successo. Ci sono oltre tre milioni di abbonati, dato in linea con le nostre proiezioni ma più di lungo termine. C’è stata una accelerazione a causa della pandemia. L'aspetto interessante è che lì si sono spostati consumatori più adulti, un target diverso rispetto alla Generazione Z che già frequentava quel mondo.
Ci sono generi trainanti?
In questa fase hip hop e urban trainano il mondo dello streamig ma si notano cambiamenti perché sono arrivate generazioni più adulte e ci sono piattaforme più adulte tipo Amazon mentre Spotify resta più amata dai giovani. C'è un assestamento che offre spazio a generi diversi.
Sei ottimista?
I numeri sono destinati a crescere, lo streaming è un segmento che attrae, basta veder anche lo streaming video. Il trend è in crescita.
Economicamente per gli artisti come va?
Ci sono generi musicali che hanno risultati più importanti, se però osserviamo i dati delle vendite del 2010 notiamo che è aumentato il numero di artisti che ha successo nello streaming: è un metodo più democratico.
Però sulle piattaforme ci sono tanti brani mai ascoltati.
La concentrazione nella musica c’è sempre stata, anche all'epoca dei cd la top ten era per pochi artisti limitati. Considera che si caricano 60mila tracce al giorno su Spotify e molti non sono professionalmente artisti, bisogna distinguere. Poi ci sono i fattori live e merchandising: non si può immaginare che solo il disco sia la carriera.
A proposito di concerti: come la vedi?
Per i grandi eventi nazionali e internazionali si andrà al 2022, speriamo di poter gestire la transizione con concerti a limitata affluenza.
Prossimo bilancio?
Avremo i dati nel primo semestre 2021 a giugno. La prima fase dell’anno è partita bene e anche Sanremo porta ottimi risultati. C’è una crescita.
Chiudiamo con la gestione della crisi da parte del Governo.
Gli interventi del Governo sono ad ampio spettro, nel nostro settore ci sono stati ristori per le piccole etichette, per gli editori musicali, basti pensare ai mancati ricavi Siae, per il collecting. L'attenuante che possiamo concedere è la scarsa conoscenza del mondo spettacolo dal vivo, un mondo a loro quasi completamente sconosciuto. Un ristoro non sostituisce una attività e c’è chi è più soddisfatto e chi meno.  Poi abbiamo perso delle figure, tanti hanno cambiato mestiere: spaventa creare nuove professionalità perché molte hanno cambiato lavoro, bisognerà formare nuove figure e sarà un problema. Un tecnico delle luci ha esperienza pluriennale e se ora  fa l'elettricista in una ditta significa che abbiamo perso una risorsa fondamentale.

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