Mario Biondi presenta l'album 'Dare' e celebra 50 anni di alchimie musicali

Musica

Fabrizio Basso

Per festeggiare al meglio il suo compleanno l'artista siciliano ha voluto un lavoro che unisse lo stile degli esordi, marcatamente jazz e soul, a sonorità ancora poco esplorate, tra funk, disco, pop con passaggi rock, andando a definire un sound molto vario ma sempre eclettico, adulto e contemporaneo

Un giorno di quasi normalità fa sempre un certo effetto. Un incontro in presenza dopo quasi un anno condiviso con Zoom e altre piattaforme. Mario Biondi per festeggiare i suoi 50 anni e l'uscita dell'album Dare, ha scelto il suggestivo Ruote da Sogno di Reggio Emilia. Con la sua band ha proposto tre brani del disco e poi è seguita una lunga chiacchierata terminata col taglio della torta e un brindisi a sushi e champagne. Pochissimi invitati oltre la sua band, il manager Marco Nuzzi, la sua ombra Matteo Forgiarini, la giornalista e padrona di casa Paola Gallo, e un po' della sua famiglia. A cordinare il tutto, da remoto, Mary Cavallaro. Da anni Mario Biondi vive a Parma, è uno della via Emilia, e il locale scelto per il doppio avvenimento è un luogo che coniuga la musica con i motori, altra sua immensa passione.

Mario, oggi sei tornato sul palco.
E' stata una emozione, ma non è semplice cantare senza un pubblico davanti.


Proprio per questo, niente pubblico né figuranti, Sanremo rischia di saltare.
Il Festival vive sull’energia dal gossip, sulla potenza di un certo tipo di notizie che circolano per creare curiosità. La musica è importante, ma il gossip è diventato un must. Chi di dovere capirà il margine di manovra per fare un Festival, il nostro Festival che tanta gioia ci ha dato negli anni. Vorrei non farne a meno, vorrei vederlo perché sono italiano.


Per chi è in gara, e tu ci sei stato, quanto conta il pubblico?
Qualcosa che appaghi l’occhio credo sia fondamentale e va bene il pochi ma buoni perché spesso c’è un pubblico poco attivo e propositivo, spesso sono persone istituzionali. Non è semplice cantare una canzone inedita davanti a nessuno.


Il titolo dell'album è Dare o, all'inglese, "dare" nel senso di osare?
Ho trovato sincronia tra le due parole, ho imparato che dare è un atto di grande curiosità e forza. Ci vuole tanto coraggio per dare, non è semplice. Intanto non sai quanto è giusto quello che dai, se chi riceve...riceve il giusto. Dare è osare. Nella mia vita credo di averne fatto una sorta di mantra, di modus vivendi.


A livello umano e professionale?
Mi accorgo sempre più che sono uguali i due Mario e io faccio di tutto perché lo siano.


In questo disco ci sono tutte le tue passioni musicali, che potrebbero essere contraddittorie, da Il Volo a Herbie Hancok.
La musica è osare. Questo progetto parte da una idea di sviluppare in quattro dischi, poi abbiamo deciso di accorpare tutto in un unico progetto che nasce dalla collaborazione col mio staff.


Invece come nasce la cover?
Bella vero? Con le ali colorate, una idea da arcangelo Gabriele che porta buone notizie, e in questo periodo ci vogliono. Il mondo musicale è stato messo alla prova, anche se siamo qui con gioia e amore. Fare tre brani dopo un anno di inattività è la conferma che non è semplice rimettersi in gioco.


Ti concedi anche brani in italiano.
Sono andato a ripescare brani dei quali sono sempre stato innamorato.


Superlativa Strangers In The Night.
Ci siamo spostati in una dimensione di sound molto lontana da Frank Sinatra. Ascoltiamo tutto prima di procedere, e la versione di James Brown mi ha molto aiutato, lui è un pazzo. Io sono stato estremo, ma non come lui.


Hai sorpreso con Someday We’ll All Be Free, rivisitazione in chiave jazz dell’inno soul di Donny Hathaway.
E' un immenso soul man. Mai prima ho voluto cantare le sue canzoni per una questione di rispetto. Mi ha convinto Fabrizio Bosso facendomela ascoltare. E' nata in studio con i piccoli difetti di una registrazione live ma piena di grandi sensazioni.

 

In passato ti sei divertito col doppiaggio: ripeterai l'esperienza?
La mia fortuna è stata di essere stato coinvolto da un doppiatore di lungo corso che mi ha insegnato tantissimo. Non basta una bella voce per fare il doppiatore. E' una cosa molto divertente e spero che ci siamo altre possibilità in futuro.


I duetti cosa ti trasmettono?
Un bagaglio di insegnamento importante, perché ogni volta che ti confronti capisci più da vicino il linguaggio che adopera chi è al tuo fianco. Capire come Pino Daniele incastrava la voce con l’armonia è stata una esperienza incredibile.


Con Dare festeggi anche i tuoi 50 anni.
Tengo i piedi nel presente e li tengo ben saldi per costruire un buon futuro. Non ho grossi rimpianti, ho fatto tanti sbagli, avrei potuto fare meglio tante cose, ma c’è il tempo per rifarle meglio.


A marzo avresti due live: che accadrà?
Noi vogliamo esserci, siamo pronti a spingere sull’acceleratore ed essere sul palco anche in condizioni difficili. Avendo girato tanta parte del mondo ne abbiamo viste di ogni, e dunque speriamo di poterli fare.


Il momento più pesante di questo periodo?
Sto imparando ad accettare quello che succede e provo a farne virtù. Siamo in un periodo particolare e sono dispiaciuto dell’instabilità governativa. Mi mette tristezza questo scontro poco edificante e che a poco serve, non vedo risultati. Spero che marzo sia il nostro mese, siamo pronti anche a rischiare pur di dare.


Continuerai a giocare con tanti generi?
Quel che conta è che sia musica bella.

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