Lory Muratti torna con Lettere da Altrove: il video di Giorni Deserti

Musica

Il concept album è composto da otto tracce che si ispirano alla serie video-narrativa ideata dall’artista durante il periodo di lockdown. Un'avventura musicale, letteraria e visiva che racconta la convivenza di due amanti che si ritrovano imprigionati in un ex ricovero barche su un lago del Nord Italia a causa di una misteriosa epidemia. Il video è introdotto da un testo originale dell'artista

Quando la scorsa primavera il mondo si è fermato di schianto, è stato subito chiaro che non avremmo potuto semplicemente attendere l'estate. Sedersi e aspettare che

l'emergenza passasse era una opzione che non ci potevamo permettere eppure ogni gesto sembrava fuori posto, ogni iniziativa virtuale appariva incerta, ogni desiderio di non perdere terreno pareva quasi una violenza. Al chiasso digitale che aveva sostituito il nostro essere vivi e presenti, avrei preferito il silenzio. Ho lasciato così passare alcuni giorni in preda al desiderio di comprendere come avrei potuto raccogliere nuove ragioni nel percorrere una strada che si disegnava incerta e senza una meta. Avevo sul tavolo un album e un romanzo pronti a essere dati alle stampe, ma la cui pubblicazione appariva a quel punto molto lontana; il resto dei progetti in corso era stato spazzato via dal vento di ciò che stavamo attraversando e la prospettiva di restare lungamente fermo a quel modo era quindi piuttosto concreta e altrettanto difficile da accettare. Come avrebbe potuto quello scenario trasformarsi nell'opportunità di non lasciar fuggire il tempo in modo inerte e nella forza di tradurlo invece in qualcosa che valesse la pena ricordare, nonostante ciò

che di terribile stava accadendo là fuori? Col passare dei giorni i dubbi perdevano

consistenza e, al loro posto, prendeva invece forza un inganno benevolo. Stavo iniziando a convincere me stesso che il lavoro fatto fino a lì non era mai esistito o, con un'ipotesi più romantica, che era stato smarrito come un vecchio manoscritto dimenticato sul vagone di un treno. Dopo aver fatto i conti con lo sconforto iniziale, non avrei potuto far altro che rimettermi a scrivere. Si dice sia la cosa migliore in quei casi. Perso quello che era stato, avrei potuto provare a interpretare il tempo che stavo vivendo suonandolo, scrivendone e rielaborandolo visivamente. Mettere in dialogo queste forme espressive è ciò che caratterizza da sempre il mio percorso artistico ed è quindi anche ciò che in quel momento sapevo mi avrebbe dato una auspicabile illusione di normalità. Avrei accolto solitudine e isolamento come degli alleati per seguire quell'intuizione. Non certo con l'intenzione di aggiungere la mia voce a un coro indistinto che provava a interpretare il disagio del mondo preso nella morsa di una misteriosa epidemia, ma per dedicarmi del tutto alla realtà di ciò che prendeva forma dentro me. Le uniche concessioni che avrei fatto alla finzione narrativa avrebbero riguardato la co-protagonista di quell'isolamento. Una

presenza capace di apparire irreale e immaginata quanto disarmante e terrena, contraltare emotivo dei miei cambi d'umore e complice del rimescolamento struggente di passato e presente che stavo vivendo e che sarebbe stato la materia prima con la quale creare la mia narrazione in musica. Assecondando quella dimensione avrei avuto anche la possibilità di tradurre una storia costruita attorno a un vissuto del tutto personale in un'opera a suo modo corale poiché animata da un sentire che era possibile specchio di quello che molti di noi stavano attraversando in quel momento sospeso. E così la narrazione letteraria, musicale e visiva, ha iniziato nuovamente a pervadere il mio tempo, rendendosi necessaria e facendosi urgente. Avevo trovato il motivo che mi avrebbe tenuto in viaggio anche da fermo e lo avevo trovato immaginandomi nel futuro a rivolgere lo sguardo ai giorni che stavo attraversando, a quelle settimane trascorse nell'ex-ricovero barche affacciato sulle

sponde del Lago di Monate dove vivo e lavoro e dove questo videoclip è stato interamente girato. Un luogo che, nel suo essere estraneo al mondo, ha reso quei Giorni Deserti ancor più surreali e passibili perciò di essere narrati, suonati, vissuti e immaginati. Questo il brano che li riassume nella loro più vivida essenza aprendo così il racconto musicale delle mie Lettere da Altrove. A queste lettere in musica avevo dato il compito di coprire le distanze con chi era lontano in quei giorni di Aprile. A loro oggi il compito di unirci in un unico coro con la speranza che ascoltarle e leggerle sia per voi di conforto come lo è stato per me scriverle e suonarle.

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