Francesco Guccini, Note di Viaggio - Capitolo 2: la commozione del Maestro

Musica

Fabrizio Basso

Col sottotitolo, benaugurante, Non vi succederà niente, arriva il secondo tributo al Maestro di Pavana. Si pensa già a un terzo capitolo mentre nel 2021 è prevista una serata a lui dedicata all'Arena di Verona. Ricorda Augusto Daolio, il suo storico manager Renzo Fantini e il cugino Alberto Prandi. L'INTERVISTA 

Lui, Francesco Guccini, parla di togliere la polvere ma in realtà le sue canzoni non hanno mai smesso di brillare, di riflettere la vita. Arriva il secondo tributo al maestro dell'Appennino, si intitola Note di Viaggio – capitolo 2: non vi succederà niente e ha la regia di un altro Maestro della musica italiana, Mauro Pagani. Ospita Zucchero

(Dio è morto), Fiorella Mannoia (Signora Bovary), Emma e Roberto Vecchioni

(Autunno), Vinicio Capossela (Vedi cara), Gianna Nannini (Quello che non...), Jack

Savoretti (Farewell), Levante (Culodritto), Mahmood (Luna fortuna), Petra Magoni

(Canzone di notte .2), Ermal Meta (Acque), Fabio Ilacqua e Mauro Pagani (Canzone

delle domande consuete) e I Musici (Migranti). Non ho avuto la possibilità di ascoltare l'album in anticipo, lo ho fatto dopo l'intervista, in quanto il pre-ascolto è arrivato in tempo non utile, ma posso assicurarvi che è un (capo)lavoro che smuove i ricordi. E anche chi è giovane può ritrovarsi. Dino Stewart di BMG, l'etichetta che lo ha pubblicato, ha detto che si sta valutando la possibilità di un terzo capitolo e che nel 2021 l'Arena di verona ospiterà un evento dedicato a Guccini.


Soddisfatto di queste seconde note di viaggio?
Felice anche per la gente che non conoscevo. La copertina è bellissima, sicuramente più bella del primo album. Anche come realizzazione al di là della bravura dei singoli cantanti, mi sembra più denso di cose.
Che effetto le ha fatto ascoltare le sue canzoni?
Riascoltando il disco canticchiavo ogni canzone e a volte ero anche un po’ commosso non per la canzone in sé ma perché sono tutte nate in periodi particolari e precisi della mia vita passata. Mi ricordavano quei momenti e dunque mi sono commosso: come tutti gli anziani sono diventato più sentimentale del normale.
E' spesso considerato, per la sua arte, un uomo del futuro: il suo cantautorato è il futuro?
Non scrivo più canzoni dal 2011. Ho un futuro come scrittore, presto uscirà un nuovo racconto. Le canzoni sono il passato. Ho due chitarre nell’angolo che uso dal 2011. Sono moralmente impolverate anche se protette dalla custodia.

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La locomotiva è rimasta fuori da entrambi gli album?
(Risponde Mauro Pagani) Ci sono pezzi difficili perché si portano la personalità di chi li canta e suscitano preoccupazione. Molte canzoni sono lunghe e ripetitive e ci vuole attenzione. La canzone d’autore c’è ma ha smesso di essere distribuita. E’ questione del periodo storico. Dovrebbe ascoltare un po’ di più chi trasmette e seguire meno le classifiche.
Come è cambiata la scrittura oggi?
Da quando ho smesso di scrivere canzoni ho fatto un taglio, non ascolto più niente, non conosco il panorama attuale della musica.
Qualcuno la ha colpita in particolare?
Non faccio classifiche, è pericoloso: per tranquillità dico mi sono piaciuti tutti allo stesso modo anche se non è vero.
Che pensa del mondo digitale?
Sono nato nella prima metà del secolo scorso, risalgo all’età della pietra. So a mala pena accendere il pc, il digitale è misterioso. Ai miei tempi le canzoni dovevano durare tre minuti perché era la durata del 45 giri. Capitò che misero L’Avvelenata, che per altro tutti volevano fare, in juke box e a un certo punto si troncava. Una canzone deve dire quello che deve dire e può durare tanti minuti anche come La locomotiva. Anche un romanzo non ha un limite di pagine.
Che cosa pensa delle sue canzoni cantate dalle donne?
Non mi sono posto il problema. Non c’è differenza tra un uomo e una donna. Anche se cantate bene io le avrei fatte diverse perché le cantavo in maniera diversa. Ma è giusto che le cantino con il loro stile.

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Capossela ha raccontato di doverle molto anche come figura per la sua storia personale.
Eravamo al Club Tenco, mi diede una cassetta che mai ascoltai. Tempo dopo venne in via Paolo Fabbri a Bologna e la ascoltammo insieme. Lo ho segnalato al mio manager di allora Renzo Fantini perché aveva pezzi belli. Mi deve questa segnalazione, come feci anche per Claudio Lolli. Non ho mai fatto il produttore di nessuno, ho solo segnalato.
La cover è una rivisitazione del Quarto Stato di Pellizza da Volpeda: la crede contemporanea?
Il quadro è attuale nell’epoca in cui fu fatto, mostrava il proletariato in marcia. Questo è un gioco e una idea carina. Non c’è più quel modo, non c'è più la gente dipinta di Pellizza da Volpedo. L'opera va inquadrata nel periodo in cui è stata fatta.
Il sottotitolo è non vi succederà niente: come vedere il presente e si sente di essere rassicurante sul futuro?
Ci vorrebbe un dibattito. Sono sempre stato pessimista e non lo vedo dunque del tutto roseo. Il presente è paura del covid con prudenza o meno con mascherine o meno e lo conferma questo incontro a distanza per evitare incontri ravvicinati del terzo tipo. Ma abitando in questo paesino di montagna ho spazio intorno alla casa e faccio la vita di sempre: vado a mangiare fuori con gli amici, scrivo al pc, leggo. Ecco vorrei portare avanti questo tipo di vita.
In Migranti canta.
Perché Mauro Pagani mi ha costretto. Alle 11 del mattino non ho più voce. Più che alla politica bisogna chiedersi cosa manca alla gente. Qui in paese c'è gente che si professa cattolica e praticante poi quando si parla dei migranti manifesta perplessità, dubbi e paura. C’è sempre meno istruzione, non si legge quasi più, non si approfondiscono i temi. La politica fa forza sulle paure della gente. Nasce su richiesta di Caterina Caselli, amica da secoli. Non la ho musicata io, la ha musicata il mio chitarrista Flaco. Interpretata da Enzo Iacchetti fu mandata a Sanremo e rifiutata, forse neanche ascoltata. Si indignò molto lui. Con Libera Nos Domine fece parte di un suo spettacolo. Non è facile, è complessa anche da musicare ma Flaco è stato bravissimo.
Chi è mancato in questo album?
Mi sarebbe piaciuto per spirito di ricordi Noi non ci saremo cantata da Augusto Daolio.
Si può pensare al terzo capitolo?
Sembra di essere al cinema: se un film va bene poi si fanno sessanta sequel. Ci pensereranno Mauro Pagani e altri.
Cosa guarda in televisione?
Mi piace molto Rai Storia. Ma anche quiz e telegiornali, soprattutto quello che corrisponde alle mie idee politiche. Altre volte guardo anche i contrari perché ho un senso masochistico.
Parliamo di Autunno: l’incontro tra Emma e Roberto Vecchioni lo ha trovato azzeccato?
Non la ricordavo completamente, ha diversi anni. La feci sentire per la prima volta a un mio cugino di Carpi, Alberto Prandi, che aderiva alla federazione anarchica carpigiana. Gli feci anche ascoltare anche La locomotiva. Per me il brano è legato a quei momenti. Ma la versione loro mi è piaciuta molto. Io una canzone la finivo in un pomeriggio, La Locomotiva la ho scritta in 20 minuti. Autunno la ho iniziata a Pavana seguendo le impressioni umide, piovose, gli spari dei cacciatori e immaginavo le loro vittime. Poi la ho finita anni dopo a Bologna. E' stata fatta in due momenti diversi.
Si dice commosso per la vita passata. Molte canzoni sono nate a Bologna: la commuove ancora la città? Cosa resta di quel tempo?
Ho abitato a Bologna dal 1960 al 200o, sono quarant'anni. Con gli amici facevamo partite a carte fino all’alba senza giocarco una lira, poi c'erano le chitarre con qualche bottiglia e qualche elemento femminile. Bologna era viva e vivace, non chiudeva mai. Mi è rimasta molto nel cuore, sostengo che non esiste una scuola, penso alla genovese, alla romana, ma è la città che ti influenza, ti porta nel suo modo di vivere e ti condiziona.
Chiudiamo con i suoi Musici.
Ci sono quasi tutti quelli che suonavano con me. Flaco, Vince Tempera, Antonio Marangolo e ogni tanto altri musicista. Non ci sono più Ellade Bandini e Ares Tavolazzi che ha sposato il jazz.
Le manca il palco?
Non mi mancano i concerti, mi manca quando incontravo i ragazzi prima dello spettacolo davanti a un catering fatto da un genovese. E poi, dopo il concerto, i 16 bicchieri della staffa prima di andare a letto. Le barzellette. Quello mi manca, i concerti in sé no perché ne ho sempre avuto timore. Penso adesso ai concerti dei Musici: io prima racconto un po' di cose, poi loro suonano e gli dico: ora vedetevela voi!

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