Riki, da Amici a Sanremo 2020: l’intervista

Ha conquistato il Festival con un sorriso e con uno stile, personale e artistico, unico. Lui è Riki e il brano è Lo sappiamo entrambi una ballad scritta col suo produttore Riccardo Scirè , racconta con precisione chirurgica una relazione che sta finendo. Lo ho intervistato

SEGUI IN DIRETTA IL LIVE BLOG DI SANREMO 2020

Sanremo 2020, le pagelle della quarta serata Festival di Sanremo, 69 edizioni in 69 foto: tutti i cantanti e i vincitori

(@BassoFabrizio)

Riuscite a immaginare cosa significhi avere oltre un milione di follower su instagram? A 28 anni e senza essere né un capo di stato né un influencer di portata planetaria? Nel caso chiedere a Riki Marcuzzo. Protagonista sul palco dell'Ariston con Lo Sappiamo Entrambi, brano che racconta di un amore che si sta consumando tra indifferenza e negazione. Ha scelto archi, elettronica, strumenti acustici e vocoder per portare a Sanremo quel pernicioso concetto che si chiama incomunicabilità. Colleziona record: dischi venduti, biglietti di concerti venduti e una conquista festosa del Sud America. Prima della finale lo ho intervistato.

Riki il Festival di Sanremo volge al termine. Come lo hai attraversato?
Bene. Lo ho trovato abbastanza vicino alle mie aspettative: faticoso, intenso, bello.
La classifica non ti è amica.
L'importante è arrivare al pubblico. Sento dei pregiudizi.
Io dico che la giuria demoscopica ha fatto scelte che andrebbero spiegate.
Io non dico nulla mi limito a leggere certi nomi che sono nella seconda parte della classifica.
Una emozione?
Giovedì sera quando ho visto seduto in prima fila Cristiano Ronaldo. Solo a guardarlo trasmette una energia fortissima.
Hai scelto L'Edera di Nilla Pizza e Tonina Torielli nella serata dei duetti. Ana mena è stata perfetta al tuo fianco.
Grazie. Ho voluto una canzone dell'alba di Sanremo. Sono quelle situazioni dove lo sbaglio è quasi matematico.
Cioè?
Se fai il vecchio sbagli, se fai il vecchio svecchiandolo sbagli...io ho riscritto la strofa e quella canzone ha un ritornello contemporaneo. Ha un testo bilanciato, io lo definisco color pastello
Ti arrabbi?
Il mio manager Francesco Facchinetti mi ha insegnato a superare le incazzature.
A un primo ascolto Lo sappiamo entrambi pare un testo leggero ma al secondo ascolto entri nelle sue parole e capisci che denuncia l'assenza di comunicazione.
Se ci pensi è assurdo: viviamo sempre connessi e non ci guardiamo più negli occhi. Fissiamo costantemente i display e non comunichiamo.
Che effetto fa svegliarsi una mattina e trovare otto dischi di platino?
Ecco quella è una bella sensazione che voglio ritrovare.
Poi c'è il Sud America che hai conquistato con Seràs Mias e Dolor de Cabeza.
E' stata una soddisfazione ma anche un rischio: sono andato Oltreoceano all'apice del successo e stare un anno via dall'Italia è un rischio, non sai che trovi quando torni. Soprattutto quando lo streaming è imperante.
Da domani?
Voglio crescere. E vi stupirò nel disco con due pezzi ragionati e cervellotici.
Ci hai stupito già col singolo Gossip: destabilizzante, provocatorio.
Rappresenta la mia fase folle. Sono ricorso a un sosia e ho usato i social per provocare le persone e costringerle a pensare.
Come è andata?
Molti non hanno recepito il messaggio. Il sosia serviva a destabilizzare. Pensa che c'è chi ha scritto che sono ricorso alla chirurgia estetica. In questo modo comprendi chi si fa influenzare e chi usa il cervello.
Archi, elettronica...un lavoro attento, raffinato.
Ho avuto più tempo per lavorare all'album e dunque ho potuto curare meticolosamente gli arrangiamenti.
Se non vinci tu chi vorresti sul podio?
Io non posso vincere per quanto sto indietro. Mi piace Rancore ma mi sa che sta peggio di me. Oppure Anastasio!