Paolo Jannacci si scopre cantautore e...Canterò

Musica

Fabrizio Basso

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Canterò è l’album che segna il debutto da cantautore di Paolo Jannacci, pianista, compositore, figlio d’arte del grande Enzo, con un’importante e consolidata carriera solista nel mondo del jazz, e da oggi, per la prima volta, in primo piano nella scena dell’attuale canzone d’autore. L'intervista

(@BassoFabrizio)

Canterò
è un esordio in dieci brani. Tra inediti nati dalla penna di Paolo Jannacci, importanti collaborazioni e tre cover particolarmente significative (Com’è difficile di Luigi Tenco, E allora...concerto e Fotoricordo… il mare del padre Enzo). Canterò unisce in modo inatteso e sorprendente esperienze, generazioni e nomi solo all’apparenza distanti, ma che Paolo Jannacci sa combinare tra loro con maturità e mestiere. Così è il giornalista e scrittore Michele Serra che firma le liriche della title track, mentre in Troppo Vintage l’irresistibile featuring di JAX. Claudio Bisio con tutta la sua inconfondibile ironia, è co-protagonista insieme alla voce di Paolo in Mi piace e i Two Finger mettono il loro marchio nell’arrangiamento e nel rap di L’unica cosa che so fare. Ho incontrato Paolo nella sua abitazione studio, quella che fu la casa di famiglia di papà Enzo.

Paolo da dove partiamo?
Più che altro da dove arrivo.
Da dove?
Da cinque anni fa, quando è mancato il papà ed iniziato il progetto tributo che continuo a portare in giro per l'Italia. Ho iniziato a scrivere, a cercare situazioni stimolanti.
Trovate?
Ho creato un recinto perché alcuni brani non mi si ritagliavano addosso, erano troppo particolari per una prima uscita.
Selettivo.
Sono un po’ punk nelle pubblicazioni, voglio fare un po’ la differenza ma in un mercato mediatico di massa non puoi fare quelle che ti pare.
Che hai fatto?
Ho ascoltato consigli ma volevo rischiare da solo. Ti dico anche che con Maurizio Bassi, il mio produttore, sto già costruendo il prossimo lavoro.
Restiamo a Canterò.
Ho percepito un segno identitario ascoltando il vinile, la mia voce è il collante su tutto. Prima sono andato a istinto. Ad esempio vengono fuori stimoli con Danti, è una modernità che avo sempre sentito ma mai assimilato.
Ora devi portare queste creature su un palco.
Più che al tour penso a come interpretarle bene. Questo è un mattone che fa parte di un grande progetto in costruzione come sono in costruzione tutte le nostre vite. A meno che non esista un Budda che conosce già parte del futuro.
Crisi identitaria?
Faccio fatica a capire dove sono e cosa sono. Seguo il gusto della ricerca e dell’inconoscibile.
E' affascinante l'attacco molto ricco, strumentalmente pazzesco.
Ho imparato la musica ricca, piena, con una orchestra che potesse avere un significato. Canterò è un disco significativo perché racconta tanti momenti della mia vita.
L'amore abbraccia i social o i social sgretolano l'amore?
I social sono scuse, a volte servono a sterilizzare il rapporto. Io le persone le chiamo. Ho bisogno del rapporto umano. Non riesco a vivere col messaggino anche se a volte sarebbe bello avere una traccia infinita di certi pensieri.
E' emozionante scrivere pensieri che migliaia di persone possono fare propri?
E' un dono e un senso di responsabilità. Quando scrivo penso molto, sono meno punk del papà. Io sono abbastanza razionale perché il valore della parola è importante. Se può essere piena citando Lacan dovrebbe essere il nostro obiettivo.
C'è qualcosa che manca in canterò?
Il limite del mio disco è quello di non avere avuto una maturità. Nel prossimo voglio essere più specifico. La storia se è piccola ma racchiude un significato importante rimane nelle ossa.
La musica oggi è rivoluzionaria?
Dopo un periodo di puro commercio oggi è ritrovo sociale, ci sono più aggregazione e interazione sociale nei concerti che non in una manifestazione. Fino agi anni Duemila c'è stata l’illusione poi è mancata l’aggregazione politica: rivalutare Marcuse viene quasi automatico.
Dove è la mutazione?
E' più nella musica il cambiamento che nelle liriche, dopo anni a studiare ho compreso che è lì il mio momento di cambiamento. Tanti giovani e giovanissimi vivono il momento politico nelle canzoni. Non dovrebbe essere giusto ma va bene così.
Essere definito songwriter fa effetto?
Eccome!
Un voce che ami?
Quella di Giorgia.
Torniamo a una idea di tour? Che futuro prevedi per Canterò?
Non so come farlo crescere, è tutto nelle tue mani.
Che intendi?
Che tu parlando del mio album puoi farlo crescere e conoscere.
Ok. Ma il tour può avere un impatto ancora più potente.
Il 5 e il 6 ottobre provo con i miei cinquantenni, gli stessi musicisti che erano col papà. Sono concentrato su questo disco e sul tributo a Enzo.
Come completi il tuo concerto? Canterò e poi?
Ora ascolto molto Paolo Conte che è la mia stella polare. Lo ho riscoperto tre anni fa: dal vivo propongo Parigi, Fuga all’inglese, Messico e Nuvole, Bartali. Se il concerto piace è pura energia.

 

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