Marco Mengoni, l’intervista dopo il concerto di Torino

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Marco Mwengoni durante il concerto di Torino

E' il momento di respirare. Marco Mengoni ha da poco terminato la prima data dell'Atlantico Tour al Pala Alpitour di Torino . Lo incontro nel backstage per commentare e rivivere con lui una serata speciale

(@BassoFabrizio
Inviato a Torino)


Il sorriso è quello di chi è felice e sa di avere reso felici migliaia di persone. Manca poco a mezzanotte quando Marco Mengoni arriva in quell'angolo di backstage adattato a sala stampa. E' stanco ma non gli manca la voglia di raccontare questo Atlantico Tour che è il riassunto della sua vita, dei suoi viaggi, della musica che ha assorbito nel tempo.

Marco soddisfatto?
Il bello di questo concerto è che non è mio ma è stato fatto da tutti, dai tecnici a tutti quelli che viaggiano con noi, anche alle prove si diceva tutti a schiena alta, tutti protagonisti, nessuno deve camminare incurvato.
E' uno show ricco di contaminazioni.
Vado a vedere tutti i concerti possibili, anche degli artisti che non seguo. Oltre a contare tutte le luci che hanno per poi riferire guardo anche cosa fanno le persone.
Da lì la richiesta di spegnere le luci di cellulari e tablet a un certo punto?
In due ore di spettacolo concedersi due minuti di buio, silenzio, ascolto e concentrazione non è chiedere molto. Poi era l'unico escamotage trovato per stare fare fermi tutti.
La parola sudare è stata la svolta: il pubblico sembrava ipnotizzato.
E' la liberazione del mio viaggio, volevo sottolineare la liberazione dell’anima nel momento tribale. Nella struttura della mia vita e di questo disco mi sono sentito così, più libero.
Sei sembrato anche più razionale.
Forse freddo rispetto all’emozione ma poi si trascina lunga sul palco: prima sentivo le urla del pubblico e cercavo il bagno per l'ansia che mi saliva, ora forse sono un po’ più maturo anche se in certi pezzi mi lascio andare. Bisogna gestire l’emozione.
I due momenti di parole senza musica?
Sono le mie idee folli: raccontiamo qualcosa, facciamo vedere qualcosa. Il primo è il più leggero, sottolineato dal pezzo che segue La ragione del mondo. Più vai avanti e più lotti con quello che ti succede.
Hai detto che siamo 60 per cento acqua, 30 per cento le persone che incontri: il 10 che manca?
E' il tempo che manca per godere di tantissime cose che ci passano vicine perché la vita va avanti e non guarda in faccia nessuno. Mi manca quello che ho perso e non avrò mai ma è giusto così perché non si può avere tutto dalla vita.
Le date in Europa?
Sono state il riscaldamento per i musicisti, alcuni sono nuovi, ci siamo affiatati molto. Ci siamo trovati ad arrangiare i pezzi sui palchi europei. Il pubblico era caldo.
Torniamo al secondo monologo.
Mi ritrovo a leggere titoli di giornali e dire la prima cosa che mi viene in mente. E' un modo per riflettere col mio pubblico.
Un palco carico di emozioni il tuo.
In questo concerto sul palco ci sono tutte le mie passioni e tutti gli ascolti che ho fatto. Per istinto sono sempre legato alla musica tradizionale Sud Americana e per il soul niente da fare, vengo dall’Africa.
Tom Walker verrà a trovarti in qualche data?
Ci sarà, ma non so quando.
La scenografia?
Il palco è stato disegnato tre anni fa con tutta un’altra estetica. Poi ho pensato di raccontare tutta la diversità che c’è nel disco e nel mondo, abbiamo ribaltato tutto e ora ci ritroviamo già quattro palchi per il futuro (ride, ndr). A Torino è andato tutto bene e dunque l’armonia è stata trovata.
Dietro di te c'è una lamiera.
Abbiamo fatto una riunione di sei ore solo per scegliere quella lamiera. E' uno schermo perfetto per mischiare digitale e analogico: consente grandi immagini ma può essere annullato per la sua trasparenza. Inoltre ogni città che ospita il tour troverà una immagine dedicata.
Nel secondo monologo la parola clou è indifferenza. E' un tema cui sei sensibile.
Ho colleghi che quando diventano un po' popolari si estraniano, io ho sempre cercato di stare con gli amici, magari evito l'Ikea la domenica mattina ma vado al bar, mangio la pizza e aiuto la signora che ha avuto un incidente stradale.
Davvero?
Sì, è stata tamponata, io passavo in scooter, e l'altra auto è fuggita. Per un po' abbiamo provato a inseguirla poi l'auto della signora si è fermata, era troppo danneggiata.
Che ti ha detto per questo gesto?
Non mi ha riconosciuto!