Ultimo, il nuovo album è "Colpa delle favole": almeno in musica la vita è chiara

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E' Colpa delle Favole il nuovo album di Ultimo , in uscita il 5 aprile. Lo avevamo lasciato adirato a Sanremo e lo ritroviamo tranquillo, rappacificato con sé e col mondo a poche ore dall'uscita del disco e a pochi giorni dal via del tour. Lo abbiamo incontrato nella tentacolare Milano

(@BassoFabrizio)

A volte è proprio Colpa delle Favole se ci si dimentica di dare delle risposte. Perché se si fosse vissuta una favola in meno e un po' di realtà in più forse ci sarebbe una onestà intelletuale maggiore. Che a volte sconfina nel rispetto. Ultimo, all'anagrafe Niccolò Moriconi, esce il 5 aprile col suo nuovo album Colpa delle Favole e il 25, sempre di aprile, debutta col tour da Vigevano. Il disco si interroga sulla felicità, sulle illusioni e sul raggiungimento di un equilibrio nella vita, nell’amore. Le parole di Ultimo approfondiscono anche una sensazione di mancanza, di insicurezza e della ricerca di qualcosa che faccia stare bene: a volte basta poco per stare bene anche se a tempo determinato. Basta non temere gli sguardi degli altri, basta non nascondersi dietro un anello, basta non inventarsi famiglie frenanti quando poi il primo freno è personale ed è il timore di essere giudicati. E poi, come ha fatto lui, che è nato nel 1996, bisogna sapere dare le risposte. Anche per iscritto se non si ha il coraggio di guardare negli occhi qualcuno. Lui lo ha fatto con la musica, non tutti abbiamo questa dote ma esistono mille altri modi per stemperare e chiarire. Magari ci si riavvicina ma quanto meno si fugano (o confermano) dubbi e sospetti. E' sempre meglio una ammissione di colpa che una (auto)assoluzione per insufficienza di prove perché nell'altra persona la percezione di essere stato un po' turlupinato si rafforza. Perchè una conferma, per quanto umanamente ostica, è sempre meglio di un pavido silenzio. A meno che la filosofia non sia la miglior difesa è la fuga e si affida la vittoria alla...fuga mascherata da finto temporeggiamento. Canta bene e canta situazioni di quotidianità velate a volte di melanconia ma pur sempre vere, Ultimo. Nelle sue mani stimmate di verità, in altre mani stimmate di ignavia. E ora l'intervista. Ultimo lo avevo lasciato polemico e irascibile nella sala stampa dell'Ariston al Festival di Sanremo e lo ritrovo sereno a Milano.

Partiamo dalla nascita di Colpa delle Favole.
E' nato per l'esigenza di chiudere una trilogia con Pianeti e Peter Pan: il primo raccontava le cose che non avevo e volevo conquistare, nel secondo le ambizioni si concretizzano. Qui affido la colpa alle favole per non darla a me, i brani mi piace pensarli scritti in quasi 70 anni.
Che album è?
Rispetto ai precedenti è più nostalgico, più intenso anche se non mi sento mai all’altezza. Non mi sento mai disposto a vincere un confronto, cerco di essere molto cinico. Cerco di nascondere le parti sensibili, sono costantemente pieno di domande.
Un brano si intitola Aperitivo Grezzo.
Stavo in fissa col rap però mi era difficile trovare una base inedita, le cercavo su youtube. Ho scritto proprio su youtube e ci ho costruito sopra gli accordi al pianoforte ed è venuta fuori questa canzone. E’ il defibrillatore del concerto. Si cerca di provocare.
In Fateme cantà si sente in colpa per gli amici di sempre, quelli del parcheggio.
E' vero verso di loro mi sento un po’ in colpa. Faccio un esempio sulla nostra intesa: organizziamo una sera al ristorante, si crea quel momento di energia e arriva chi ti chiede una foto. Per quando sia un atto veloce non lo riprendi il momento.
E' vero che non farà gli instore per promuovere il disco?
Diventa una questione solo per i follower, magari non conoscono le canzoni. Nonostante la mia etichetta non sia felice proprio per questo ho scelto di non fare gli instore che poi ti portano al disco di platino in una settimana.
Una scelta coraggiosa.
E’ anti musicale costringere a comprare un disco per fare una foto. Per me è una sofferenza. Dopo Sanremo Giovani feci venticinque instore. Al contrario sono felice di parlare con i fan per strada. E’ brutto costringere la gente a comprare il disco. A me porterebbe guadagno economico e numeri dunque non è una scelta facile rinunciarvi. Stimo chi come Cesare Cremonini non ne fa.
Parliamo di Ipocondria?
Nell’album precedente c’era Canzono Stupida. Parte con una melodia di fischietto e in realtà parla di tutt’altro. Mi viene più facile fare ballate ma non posso costruirci un disco intero.
Ma lo è davvero?
Prima del successo ero ipocondriaco come ora, scrivo sempre agli stessi medici. Ho ansia perché mi sento sempre stanco, se sono a casa mi metto a letto ma se sono in tour devo farmelo passare.
Pianeti e Peter Pan sono arrivati ai vertici delle classifiche con tempi lenti.
Ora punto a tre dischi in top ten. Questo risultato significa che la musica può essere scoperta nel tempo, Pianeti ci è arrivato dopo un anno e mezzo. Bisogna essere bravi a mantenere più che arrivare lì.
Il suo pubblico?
Mi piace sapere che ci sono degli adulti, mi sento responsabile. Mi da più ansia parlare a una persona matura, non puoi insegnarli nulla.
Ha debuttato anche come autore da Bianca Atzei a Francesco Renga.
Ma non mi sento un autore nel senso letterale del termine. Magari ho brani che non stanno nel disco e li cedo ma non scrivo per altri. Però mi piace l'idea e c’è chi me lo ha chiesto.
Ne La Stazione dei ricordi parla della sua famiglia.
Mio padre è una persona quadrata, avessi i suoi occhi proverei a ragionare: ha sempre avuto la presunzione di sapere cosa è la vita ma io avevo voglia di strafare e volare. Saimo simili solo in altre cose. Mia mamma la ho delusa molte volte ma non è vittimismo. Mio padre ancora oggi cambia discorso se si parla di musica. Ma verranno a vedermi nel concerto dell'Olimpico a Roma.
Hai paura dei conti che chiede la vita?
I conti della vita si collegano all’ipocondria: faccio quello che mi va di fare. Ipocondriaco è un concetto contradittorio. La vita me la decido io. Nella vita non c’è un piano B, fai quello che vuoi fare.
E' pauroso?
Ho un po’ paura del buio ma se a casa c’è qualcuno mi passa.
Il momento più bello?
L’emozione di un concerto. E’ di una bellezza incredibile soprattutto quando una volta non ti capivano e ora hai 8mila persone che ti ascoltano. Il racconto del dolore non passa ma diventa condivisione. Molte persone forse già le ho stufate.
Pensa a un cambiamento?
Se cambi genere non hai identità se non la cambi sei monotono. Cerco di fare qualcosa di diverso per smorzare.
Per creatività e fantasia si sente davvero un interruttore?
Qui è tutto un po’ più amaro. Meglio rincorrere un sogno che vivere un sogno. Per il mio carattere la solitudine è importante.
Anticipazioni sul tour?
Sarà un tour diverso anche per le scenografie. Basato su intimità e piccole cose, su momenti acustici. Ci sarà molta intimità. Più i posti sono grandi più devi essere minimale. Penso a Toffee di Vasco Rossi che piango su un nome e tre accordi.