Federica Infante morde la vita e lo racconta in Non Importa

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Con Non Importa inizia il percorso da solista di Federica Infante . Dentro ci sono un lutto e una rivincita, una crisi e una rinascita. E poi il deisderio di andare all'estero. L'INTERVISTA

(@BassoFabrizio)

In poco tempo la vita può svoltare. Ma prima di ritrovare il rettilineo bisogna affrontare i tornanti di un passo alpino. Federica Infante la avevamo lasciata anni fa a Piacenza, frontwoman di una band, e la troviamo oggi solista, meno wonder woman rock e più matura e conscia dei proprio mezzi. Pubblica l'album Non Importa dove sviscera ansie, paure, rabbia, poesia, grinta ma soprattutto vita. La abbiamo intervistata.

Partiamo dal titolo: Non importa.
Un giorno ero in casa tristissima per il lutto, da poco era mancata mia mamma Mariella e mi è sembrato di vederla riflessa dietro di me a dirmi non rimporta…e mio mi sono detta: cosa?
Risposta?
Tante. Rimpianti, non detti…oggi parlerei con lei in modo diverso.
Quando è iniziato questo suo nuovo viaggio artistico?
Mentre la band con la quale ho collaborato per un certo periodo si scioglieva ho scritto Respiro, uno strascico di quella fine. Ero già pronta per una ripartenza poi è morta la mamma e ho convissuto con vuoto e apatia, mi sentivo persa. Mi ero fermata. Ho toccato il fondo, ora la definisco una auto-terapia.
La svolta è stata Non Importa?
Proprio con quella canzone ho vinto i premi come miglior brano inedito e miglior interprete al Concorso nazionale di canto Moderno di Piacenza.
Le manca la band?
Il gruppo mi ha insegnato molto, anche quello che non voglio più.
Cosa ha fatto dopo quell'addio?
Sono ripartita da zero. Nessuno che suonava con me e nulla in tasca. Quindi con nessuno al fianco e una situazione emotiva difficile sono anadata in banca a chiedere di finanziarmi il progetto. Poi mi sono affidata alla produzione di Niccolò Savinelli che abita due vie dietro di me.
Nella cover dell'album ha il viso girato: cosa rappresenta?
Il mio profilo nelle foto è un eccesso di umiltà e timidezza, non c'è sfrontatezza.
Come nasce un suo brano?
Scrivo mezze canzoni, strofa e ritornello. Sedimento, non seguo l'istinto. Sono istintiva nelll’idea ma poi ci ragiono.
Chi la circonda?
Amici veri e una famiglia ingombrante, siamo tantissimi. Ho scritto una canzone per gli amici che è Occhi lucidi.
Le sue radici?
Blues.
Cosa desidera?
Un duetto con un rapper. Vorrei scrivere pop, soul o funky.
Descriva la sua musica?
Per onestà è pop però ci metterei anche soul e blues. Un Pop alla Zucchero.
I suoi prossimi mesi?
Vorrei suonare dall’autunno in poi, fare un po’ di club anche allontanandomi da casa. Vorrei, se riesco, portare i due pezzi in inglese fuori dall’Italia anche con un remix. Vorrei perseguire la strada internazionale senza pensarci troppo. Vorrei qualche collaborazione importante. Io in questo lavoro ci ho messo tutto, aspetto i risultati.
Che si dice davanti allo specchio?
Mi dico che il mio treno non è ancora passato. Mi sono comportata bene…merito il mio treno. Non mi lamento mai, neanche ora. Penso di meritarmi un treno, mi sento un 25enne anche se ne ho qualcosa in più. E se oggi sono qui è per la mia grinta.