Sky TG24 presenta la clip in esclusiva di A New Dawn, il primo lungometraggio di Yoshitoshi Shinomiya, autore dei flashback di Your Name. Dal 23 al 29 luglio l’anime sarà nelle sale con Animagine, collana di Dynit e Adler Entertainment. Nella scena Keitaro confessa a Kaoru di non riuscire a completare lo Shuhari, il fuoco d’artificio ereditato dal padre; ma fogli, formule e dettagli riaccendono la speranza. Tra memoria, paesaggi cancellati e tradizioni in pericolo, il film cerca l’equilibrio fra progresso e radici.
Un fuoco d’artificio nasce per scomparire. Sale nel cielo, esplode e diventa ricordo nello stesso istante in cui tutti lo stanno guardando. In A New Dawn, quella luce effimera rappresenta l’ultima possibilità di salvare una tradizione, ricomporre un’amicizia e salutare un paesaggio che il progresso ha già cominciato a cancellare.
Nel video in testa all’articolo, Sky TG24 presenta una clip in esclusiva del primo lungometraggio scritto e diretto da Yoshitoshi Shinomiya, artista giapponese che ha lavorato ai suggestivi flashback di Your Name. Presentato in concorso alla 76ª Berlinale e successivamente al Festival internazionale del cinema d’animazione di Annecy, A New Dawn arriverà nelle sale italiane dal 23 al 29 luglio come evento speciale.
La distribuzione è affidata ad Animagine, la collana nata dalla collaborazione tra Dynit e Adler Entertainment per portare al cinema gli anime contemporanei e quelli del passato.
La clip in esclusiva di A New Dawn
Nella clip Keitaro appare sopraffatto dalla frustrazione. Ha provato a completare lo Shuhari, il fuoco d’artificio immaginato dal padre, ma ogni tentativo sembra destinato a fallire. Il progetto che dovrebbe custodire il passato della famiglia rischia di trasformarsi nella prova definitiva della sua impotenza.
Il ragazzo confida a Kaoru di non riuscire a trovare la soluzione. Tra i due non c’è soltanto il peso di un esperimento mancato: ci sono quattro anni di lontananza, parole rimaste sospese e un luogo dell’infanzia che sta per essere demolito.
Poi qualcosa cambia. Keitaro e Kaoru tornano a osservare i fogli, confrontano formule e particolari, cercano indizi nei disegni lasciati dal padre. La disperazione non svanisce con un colpo di bacchetta, ma lascia lentamente spazio a una possibilità. Un dettaglio chiama l’altro, le carte smettono di apparire come un archivio morto e la speranza ricomincia a prendere forma.
La scena condensa il cuore del film: il passato non si conserva limitandosi a contemplarlo. Occorre interrogarlo, comprenderlo e trovare il modo di completare ciò che la generazione precedente ha lasciato incompiuto.
A New Dawn, la trama dell’anime
Keitaro è cresciuto nella storica fabbrica di fuochi d’artificio Obinata, un tempo circondata da una foresta rigogliosa. Dopo la chiusura della manifattura e la scomparsa del padre, il ragazzo è rimasto legato a quel luogo e al sogno di completare lo Shuhari, il fuoco che dovrebbe riflettere l’armonia dell’universo.
Kaoru, sua amica d’infanzia, ha invece lasciato la cittadina costiera per trasferirsi a Tokyo. Quando torna a casa per lavorare a un evento destinato a sostituire il vecchio festival pirotecnico, ritrova Keitaro e suo fratello maggiore Sentaro, impiegato presso il municipio.
Sono trascorsi quattro anni, ma il tempo non ha semplicemente separato i tre amici: ha trasformato tutto ciò che li circondava. La foresta ha lasciato spazio a una distesa di pannelli solari, il lago si sta prosciugando e la fabbrica che custodisce la loro memoria è minacciata da un progetto di riqualificazione urbana.
Sentaro comunica agli altri che lo sfratto è fissato per il giorno seguente. Ai ragazzi resta dunque una sola notte per tentare l’impossibile: terminare lo Shuhari e regalarne il lancio alla città prima che la manifattura e il paesaggio della loro infanzia vengano cancellati.
Lo Shuhari, un fuoco d’artificio contro il tempo
Lo Shuhari non è soltanto il motore narrativo del film. Rappresenta contemporaneamente un’eredità familiare, una tradizione artigianale e la possibilità di trasformare un addio in un gesto creativo.
Per Keitaro, completarlo significa misurarsi con l’assenza del padre. Il ragazzo non deve semplicemente seguire una formula: deve capire ciò che manca, interpretare i fogli e trovare una propria risposta dentro un progetto appartenuto a un’altra generazione.
La vicenda pone allora una domanda: Keitaro sta davvero tentando di salvare la fabbrica o quel luogo è diventato il mezzo attraverso il quale non riesce a separarsi dal padre?
Lo Shuhari racchiude proprio questa tensione. È un fuoco ereditato, ma potrà illuminare il cielo soltanto attraverso il lavoro e le scelte di chi è rimasto. La memoria non viene custodita sotto vetro: deve accettare di cambiare forma, rischiare di fallire e infine bruciare.
Il mare che era una distesa di pannelli solari
L’idea di A New Dawn nasce da un episodio vissuto da Yoshitoshi Shinomiya insieme al figlio. Durante un viaggio in automobile, il bambino guardò fuori dal finestrino e scambiò per il mare una distesa di pannelli solari che riflettevano intensamente la luce.
Agli occhi del figlio quella superficie appariva limpida e incontaminata. Il regista vedeva invece un paesaggio artificiale che aveva sostituito il verde della campagna. Due generazioni osservavano la stessa immagine, ma riconoscevano due mondi differenti.
Da quell’illusione ottica nasce la riflessione del film sui cambiamenti attraversati dal Giappone dopo il disastro del 2011 e sulle trasformazioni economiche, urbanistiche e ambientali che hanno accompagnato la ricostruzione.
La premessa non sembra demonizzare in modo semplicistico la tecnologia. Il bambino che vede il mare nei pannelli offre piuttosto uno sguardo nuovo sul paesaggio. Il problema nasce quando il futuro viene costruito cancellando ogni traccia di ciò che lo ha preceduto.
La fabbrica Obinata come luogo della memoria
La fabbrica di fuochi d’artificio non è soltanto un edificio in attesa di demolizione. È il luogo nel quale Keitaro, Kaoru e Sentaro sono cresciuti, hanno imparato a conoscersi e hanno immaginato il proprio avvenire.
Nelle sue stanze sopravvivono gli strumenti di lavoro, le formule pirotecniche e un sapere artigianale che rischia di non trovare eredi. Ogni oggetto appartiene contemporaneamente al passato e al presente: può essere osservato come un reperto oppure utilizzato per creare qualcosa di nuovo.
La fabbrica custodisce quindi la memoria, ma può anche diventare una prigione. Restare significa proteggere una tradizione, ma rischia di trasformarsi nel rifiuto di accettare il cambiamento. Partire può offrire una nuova vita, ma comporta la possibilità di spezzare il legame con le proprie radici.
A New Dawn non distribuisce facilmente ragioni e torti. Keitaro è rimasto, Kaoru è partita, Sentaro lavora per l’istituzione che deve applicare lo sfratto. Ognuno occupa una posizione diversa dentro lo stesso paesaggio che scompare.
Progresso, gentrificazione e tradizioni perdute
La trasformazione dei territori naturali, la gentrificazione e la perdita delle tradizioni giapponesi attraversano l’intero film. Shinomiya sceglie però di affrontare questi temi attraverso una storia di formazione, evitando di ridurre il racconto a un manifesto programmatico.
Le modifiche del paesaggio entrano direttamente nelle vite dei personaggi. La foresta sostituita dai pannelli solari, il lago che si prosciuga e la fabbrica minacciata dalla demolizione non sono semplici simboli: rappresentano il mondo nel quale i protagonisti devono decidere chi diventare.
Partire può significare salvarsi oppure interrompere un legame. Restare può voler dire custodire la memoria oppure rimanerne prigionieri. Lavorare nelle istituzioni permette di partecipare al cambiamento, ma costringe anche ad applicare decisioni capaci di ferire la propria comunità.
Il film cerca il proprio equilibrio proprio in questa zona incerta. Non domanda di scegliere semplicemente tra passato e futuro, ma si interroga sulla possibilità di avanzare senza consegnare alle nuove generazioni un paesaggio privo di anima.
Uno stile tra animazione 2D, acquerelli e tecniche analogiche
La ricerca visiva costituisce uno degli elementi centrali di A New Dawn. Secondo le note di produzione, l’animazione 2D disegnata a mano si combina con stop motion, clay animation, acquerelli e tecniche analogiche, creando immagini dall’intenso carattere pittorico.
Il film alterna la delicatezza dei ricordi a esplosioni cromatiche più dense. Le superfici, la luce e gli elementi naturali non sono soltanto rappresentati: sembrano attraversati dalle emozioni dei personaggi.
I fuochi d’artificio diventano il terreno ideale per questa mescolanza di tecniche. Sono luce, colore, movimento e distruzione nello stesso momento. Non possono essere conservati e non concedono una seconda occasione: esistono soltanto mentre stanno scomparendo.
Shinomiya utilizza così l’animazione per realizzare ciò che lo Shuhari promette nella storia: rendere visibile per pochi istanti un’armonia destinata a dissolversi.
Yoshitoshi Shinomiya dopo i flashback di Your Name
A New Dawn segna l’esordio nel lungometraggio di Yoshitoshi Shinomiya, che firma anche la sceneggiatura. Il suo nome è conosciuto soprattutto per il lavoro compiuto sui flashback di Your Name, il film di Makoto Shinkai nel quale passato, presente e memoria si intrecciano attraverso fili, colori e frammenti di immagini.
Quella sensibilità ritorna nel suo primo film da regista. Anche qui il tempo non procede in linea retta: sopravvive dentro i luoghi, negli oggetti abbandonati e nei progetti che qualcuno non è riuscito a completare.
Il paesaggio non registra semplicemente ciò che è accaduto. Lo conserva come una ferita sotto la superficie, pronto a riaffiorare quando i protagonisti tornano a osservare ciò che avevano lasciato alle spalle.
Dalla Berlinale al premio di Annecy
A New Dawn è stato presentato nella competizione ufficiale della 76ª Berlinale e successivamente selezionato nella sezione Contrechamp del Festival di Annecy 2026.
Ad Annecy il film ha ricevuto il Premio della giuria Contrechamp, riconoscimento assegnato alle opere capaci di esplorare nuovi linguaggi e percorsi dell’animazione contemporanea. La produzione è una collaborazione tra Giappone e Francia.
Il percorso festivaliero conferma la natura trasversale dell’opera: un racconto accessibile anche al pubblico giovane attraverso l’amicizia e la crescita, ma capace di interrogare gli adulti sul rapporto tra sviluppo economico, ambiente e responsabilità verso chi verrà dopo.
Quando esce A New Dawn al cinema
A New Dawn sarà nei cinema italiani per una settimana, da giovedì 23 a mercoledì 29 luglio, distribuito da Animagine, la collana cinematografica nata dalla collaborazione tra Dynit e Adler Entertainment.
Sette giorni per vedere sul grande schermo un film che racconta quanto rapidamente possano scomparire i luoghi, le persone e le tradizioni. La durata dell’evento cinematografico sarà soltanto poco più lunga di quella di uno spettacolo pirotecnico: bisognerà essere presenti prima che la luce si spenga.
Perché una nuova alba non cancella necessariamente la notte. A volte ne custodisce gli ultimi colori.
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