Lovers: la recensione del film di Matteo Vicino

Arriverà nella sale il 5 aprile LOVERS, il film diretto da Matteo Vicino con Primo Reggiani, Margherita Mannino, Ivano Marescotti, Antonietta Bello e Luca Nucera. Ambientato a Bologna, un originale,  sensuale e crudele girotondo amoroso pluripremiato ai Festival Internazionali.

Lovers, ovvero, frammenti di un discorso amoroso. Con ogni probabilità il film di Matteo Vicino, in uscita nelle sale il cinque aprile sarebbe piaciuto a Roland Barthes. Simmetrico, algebrico, lucido, Lovers strappa il velo di Maya dell'ipocrisia con un sorriso. Ma è un sorriso che uccide. Quattro storie con gli stessi attori in ruoli diversi che si dipanano nella bella Bologna, fra tradimenti, vendette e colpi di scena.

Una ronde che rimanda ai film in bianco e nero dell'immenso Max Ophuls. Un girotondo cadenzato da una beffarda ironia che pare attingere alla cinematografia di Luis Buñuel. In effetti Lovers ha uno stile, un gusto, una visione squisitamente europei. Una pellicola distante anni luce dal corrivo e cartolinesco romanticismo che affligge le troppe, melense, banali commedie nazionali. Il merito principale del regista Matteo Vicino è di raccontare con la perizia e la meticolosità di un entomologo, di un Grissom alla CSI, la nostra società, il nostro mondo, attraverso la cartina di tornasole delle regole dell'attrazione. In fondo tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo amato, desiderato, tradito.

All'ombra dei celebrati portici bolognesi la coppia scoppia, implode, deflagtra, si sgonfia, fra commessi, dirigenti, scrittori, fisioterapisti, impiegati, DJ, disoccupati.

Il cuore, spesso messo a nudo come nell'omonimo testo di Charlese Baudelaire, si trasforma in un ciondolo in platino tempestato di purissimi diamanti e griffato Tiffany. Ma non è più tempo di colazioni in prestigiose e internazionali gioiellerie. La favola è finita. La brioche è avvelenata. Girato in cinque settimane, Lovers è uno specchio impietoso del mondo in cui viviamo, lavoriamo, amiamo. Un film che ci ricorda le parole del del filosofo Martin Heidegger: "Potrebbe essere proficuo staccarsi dall’abitudine di star ad ascoltare soltanto quello che risulta subito chiaro".

Eppure Lovers, grazie a un cast in stato di grazia, da Primo Reggiani a Luca Nucera, da Margherita Mannino ad Antonietta Bello, sino al veterano Ivano Marescotti, riesce a parlarci della complessità dei rapporti amorosi senza presunzione o albagia. E proprio l'approccio matematico, circolare a una materia incandescente come la pulsione, la passione, il desiderio consentono allo spettatore la giusta distanza per affrontare la vischiosa e perniciosa realtà  in cui tutti nuotiamo. Basterebbe la scena il cui un prete recita un'anomala orazione funebre in cui si sottolineano i vizi del defunto, invece delle virtù, per capire che siamo di fronte a un film coraggioso e singolare. Non a caso Lovers si apre con una illuminante citazione di Edgar Allan Poe:

“L'ignoranza è una benedizione, ma perché la benedizione sia completa l'ignoranza deve essere così profonda da non sospettare neppure se stessa.” Quindi, pur divertendo e giocando con gli stereotipi della commedia romantica, il film ribalta le situazioni, le convenzioni come un calzino. E con la risata ci costringe a confrontarci con quello che siamo o non siamo. E di questi tempi non è poco.