Vox Lux: La recensione del film di Brady Corbet con Natalie Portman e Jude Law

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Presentato in Concorso al Festival di Venezia 2018, il secondo film del regista emergente Brady Corbet racconta la genesi, l'ascesa e l'evoluzione di una Pop Star nell'America dei giorni nostri. Protagonista di Vox Lux è Natalie Portman affiancata da Jude Law e Stacy Martin. Canzoni Originali composte da Sia e Scott Walker

Per i soldi. Per lo show. E' questo il mantra della "Voce della luce", della regina della società dello spettacolo che ha il volto affilato ed elegante di Natalie Portman. Trucco pesante, a metà tra lo Studio 54 e il Teatro Kabuki. Lunghe unghie, finte e istoriate. Un'acconciatura raccolta come le antiche sovrane di regni immaginari. La Portman canta e balla sul palco, mentre il mondo va in frantumi e la sua anima pure. Solo grazie al carisma dell'attrice americana di origine israeliana era possibile usare la musica leggera per affrontare la pesantezza e il terrore dei nostri giorni.

Raccontare diciotto anni di storia (dal 1999 al 2017) attraverso gli occhi di una pop star. Tentare di comprendere questi tempi confusi in cui la notizia di un attentato terroristico finisce a fianco dell'ultimo gossip su Kim Kardashian. Questa è la sfida di Vox Lux, secondo film dell'emergente Brady Corbet, già regista del folgorante L'infanzia di un capo con cui nel 2015 vinse alla Mostra di Venezia il premio come miglior regista e migliore opera prima. Forse solo attraverso il filtro della finzione è possibile afferrare lo zeitgeist del ventunesimo secolo. Questo mondo in cui il passato, il  presente, il futuro si confondono come in un gioco di scatole cinesi, come in una coreografia tutta lustrini e paillette. Gli inizi di chi avrà successo, si sa, sono sempre difficili. Nell’America di Ronald Reagan, la futura star della musica sembra essere nata dalla parte sbagliata.  A partire dal nome, Celeste, che fa tanto Latinoamericana, minoranza, ghetto. E, infatti, il filmino super otto che precede i titoli di testa di Vox Lux ci mostra una bambina senza particolari talentì. Tuttavia la voce fuori campo (che nella versione originale è di Willem Dafoe) ci dice che la piccola sembra possedere quel non so che, tipico delle celebrities. La genesi del successo avviene attraverso una tragedia. Celeste sopravvive a una strage compiuta in una scuola da un suo compagno di classe.  Per commemorare le vittime compone, insieme alla sorella Eleanor (Stacy Martin) una canzone. Il brano diventa una hit. Una carriera nata dal sangue degli innocenti. Grazie un manager sgamato e incline alle parolacce, (un ottimo Jude Law) Celeste, passo, dopo passo, si trasforma in stella. Non è più una semplice meteora. Andrà oltre i quindici minuti di celebrità profetizzati da Andy Warhol. In un crescendo rossiniano di passaggi in radio, videoclip licenziosi in latex e lurex, concerti Sold Out , Celeste assurge allo stato di Diva. Intanto l’Undici settembre cadono le Torri Gemelle, il rapporto con la sorella si incrina. Ci sarà tempo pure per una figlia (Raffey Cassidy), ma la pop star non è un granché come madre, e per un incidente che rischia di mettere la parola fine alla carriera di Celeste.

Dedicato a Jonathan Demme, Vox Lux è una cartina di tornasole per decifrare un mondo folle e sempre connesso. Una Babele dove i media impazzano, al pari dei capricci delle Star e degli alcolici bevuti di nascosto in bicchieri di plastica. Ma The Show Must Go on, in un film pieno d’inquadrature di strade che non portano da nessuna parte. Punti di fuga in universo da cui non si può fuggire. Alla fine di Vox Lux,  i  titoli di coda scorrono  all’incontrario: dal basso verso l’alto perché la logica non abita piu qui. Forse diventeremo tutti ologrammi, come recita il titolo di una delle canzoni di Celeste.