Torino Underground Cinefest 2026, dal sottosuolo 98 film e un concorso per l'IA

Cinema
Paolo Nizza

Paolo Nizza

Dal 29 settembre al 4 ottobre il CineTeatro Baretti ospita la 13ª edizione del Torino Underground Cinefest: sei giorni, 98 film, 23 anteprime italiane, 14 mondiali e 8 europee. Accanto ai concorsi per lungometraggi, cortometraggi e documentari debutta una competizione dedicata alle opere realizzate con intelligenza artificiale generativa. Tra cinema indipendente e sperimentazione, il programma attraversa storie ai margini, memoria familiare e inquietudini domestiche, con un Evento Speciale su Giulia Cosentino.

Il più celebre abitante del sottosuolo della letteratura non ha nome. Dostoevskij, nel 1864, gli affida le pagine di Memorie dal sottosuolo, e lui le apre dichiarandosi malato, cattivo, sgradevole, per poi spendere il resto del libro a rivendicare, con rancorosa lucidità, il diritto di stare fuori dal coro, lontano da quel palazzo di cristallo in cui il secolo del progresso avrebbe voluto sistemare tutti quanti.

Quasi cent'anni più tardi, nel 1957, il critico americano Manny Farber ricorse a sua volta all'immagine del sottosuolo per un saggio intitolato Underground Films, in cui difendeva gli artigiani del cinema d'azione hollywoodiano — Howard Hawks, Raoul Walsh, William Wellman —, autori senza pretese che lavoravano, per così dire, al di sotto del radar della critica rispettabile. Di lì a poco la parola avrebbe cambiato padrone, finendo per indicare il cinema sperimentale e indipendente newyorkese di Jonas Mekas e compagni, sicché oggi underground è un'etichetta che tiene insieme marginalità e libertà, scantinati e avanguardie.

 

Meno giorni, più ambizione

La contrazione del calendario, da dieci a sei giornate, è la prima scelta che salta all'occhio, e il direttore artistico Alessandro Amato la rivendica senza giri di parole: l'obiettivo era investire meglio le energie «su una selezione più ambiziosa» e le risorse in un programma più centrato sui discorsi che animano il presente. Accanto a lui resta Mauro Russo Rouge, fondatore e direttore generale, che guardandosi indietro ricorda come il festival, agli esordi, somigliasse a «una remota follia». Tredici anni dopo il bilancio è un altro: «Oggi è tutto più nitido». Nel comitato di selezione, intanto, entra la critica cinematografica Alice Sola.

Benjamin e le immagini senza macchina da presa

A metà degli anni Trenta Walter Benjamin si interrogava su che cosa accadesse all'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica e sulla perdita di quell'aura che fotografia e cinema sembravano dissolvere. Chissà che cosa avrebbe scritto davanti a immagini che nessuna macchina da presa ha mai ripreso. La domanda, a Torino, smette di essere teorica, giacché la novità principale di questa edizione è un quarto concorso riservato alle opere realizzate con intelligenza artificiale generativa, che si affianca alle tre competizioni storiche dedicate a Lungometraggi, Cortometraggi e Documentari. A giudicarle saranno il sound designer Paolo Armao, Davide Borra, professionista delle tecnologie digitali immersive, e il post-production supervisor Fabrizio Nastasi.

La riflessione proseguirà sabato 3 ottobre alle 18.15 con l'incontro «AI & VFX: il futuro è già nel workflow», in cui l'esperto Enrico De Palo proverà a misurare l'impatto dell'intelligenza artificiale generativa sui processi creativi, produttivi e di post-produzione. Ingresso aperto al pubblico, come si conviene a un dibattito che, piaccia o no, riguarda tutti.

Le giurie e i premi

La giuria Lungometraggi mette insieme il produttore Angelo D'Agostino, il regista Mattia Temponi e l'attrice Viola Sartoretto. Per i Cortometraggi la sceneggiatrice Zelia Zbogar siederà accanto alle registe Viren Beltramo e Meri Dishnica, mentre i Documentari passeranno al vaglio del produttore Alessandro Carroli, del documentarista e ricercatore Francesco Dragone e di Federica Zancato, vicedirettrice del Glocal Film Festival.

Chi frequenta i festival indipendenti sa che un premio conta davvero quando apre una porta, tant'è che Piano B Distribuzioni tornerà a scegliere un lungometraggio o un documentario per accompagnarlo verso la sala e la televisione, mentre Streeen! offrirà a un documentario un posto nel catalogo della propria piattaforma. Debutta inoltre il riconoscimento per la Miglior Interpretazione, istituito da CineLAB Torino e destinato a un attore o a un'attrice del concorso Lungometraggi: a consegnarlo sarà la stessa Sartoretto, attrice e docente di recitazione

Fuori concorso, da Insane a Visioni di Torino

Lontano dalle competizioni tornano le sezioni che negli anni hanno dato al festival una fisionomia riconoscibile. Animazione punta sull'illustrazione audiovisiva di qualità; Insane accoglie i lavori più eccentrici e meno ortodossi — e il nome, a suo modo, è già una dichiarazione di poetica —; Italian Showcase raccoglie il meglio della produzione indipendente nazionale dell'ultimo anno; Sperimentale si spinge verso le zone meno battute del linguaggio cinematografico. Esordisce Doc Italia, dedicata a una nuova generazione di autori che si misura con il cinema del reale in cerca di forme espressive personali e contemporanee.

Uno spazio a parte spetta a Visioni di Torino, selezione fuori concorso di cortometraggi realizzati sul territorio, proiettati negli slot pomeridiani e seguiti da un Q&A con gli autori. In programma Tapis roulant di Francesco Taverna, Torino interrotta di Radhe Gallardo Ibañez, con protagonista Tommaso Gaglianone, e Restare di Fabio Bobbio, che sarà presentato insieme alla sceneggiatrice Zelia Zbogar, Premio Cinema Futuro del festival nel 2025.

Torino interrotta

Dall'angolo di mondo al perturbante

Gaston Bachelard, ne La poetica dello spazio (1957), chiamava la casa il nostro angolo di mondo, il primo universo, il luogo che protegge il sognatore. Quasi quarant'anni prima, però, Sigmund Freud aveva mostrato nel saggio Il perturbante come il familiare, l'heimlich, possa rovesciarsi nel suo inquietante contrario, l'unheimlich. Nella fiction selezionata quest'anno ha vinto Freud: le mura domestiche smettono di custodire e diventano luoghi di tensione, conflitto e vulnerabilità, dove i legami più intimi possono trasformarsi in fonte di inquietudine.

I lungometraggi restano fedeli alla vocazione della casa — quella del festival, s'intende —, concentrandosi su esistenze ai margini, vite dissolute e storie tormentate, abitate da personaggi cui raramente viene concessa una concreta possibilità di riscatto. A spalancare qualche finestra provvedono due commedie di scuola diversa: quella francese, che guarda ai propri protagonisti con empatia e ironia lasciando intravedere uno spiraglio di rinascita, e quella greca, che con il suo registro tragicomico indaga l'amore e le dinamiche di coppia tra situazioni paradossali e momenti di autentica umanità.

Nei documentari, infine, ricorre il rapporto tra genitori e figli, insieme a una riflessione più ampia sulla memoria e sul peso dell'eredità. Storie familiari, archivi, ricordi e traumi individuali diventano strumenti per interrogare ciò che si trasmette da una generazione all'altra e il modo in cui il passato continua a condizionare il presente.

Il focus su Giulia Cosentino

Su memoria e archivio si regge anche l'Evento Speciale, dedicato al cinema di Giulia Cosentino. Domenica 4 ottobre alle 19.15, in collaborazione con il Centro Nazionale del Cortometraggio, il festival proporrà quattro cortometraggi della regista catanese, seguiti da un incontro con l'autrice. Un percorso in cui memoria, archivio e desiderio si incontrano, e le immagini del passato diventano materia per interrogare il presente e riscrivere identità e relazioni da prospettive femminili.

Si comincia con Lui e io (2019) e Perché scappi? (2020), episodio del collettivo Le storie che saremo, per proseguire con Le prime volte (2025), co-diretto con Perla Sardella e prodotto dalla torinese Malfé Film, e chiudere con Se mai le cose (2026), selezionato alla SIC@SIC dell'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e presentato a Torino in anteprima regionale.

Giulia Cosentino

Ritorno al sottosuolo

Il programma completo e la biglietteria sono sul sito ufficiale tucfest.com; il festival è organizzato da Systemout e CineTeatro Baretti con il contributo di Fondazione CRT. Quanto all'uomo del sottosuolo, difficile dire se si sarebbe lasciato convincere a risalire le scale del suo scantinato per sei giorni di proiezioni. Probabilmente no, per puro spirito di contraddizione. Ma in questa sala torinese avrebbe riconosciuto una parentela: quella di chi guarda il mondo dal basso e, proprio per questo, finisce per vederlo meglio.

Se fosse un cocktail

Sarebbe un Memorie dal Sottosuolo, drink scuro e un po' scontroso, come il suo eponimo. In un mixing glass colmo di ghiaccio si versano 4 cl di Vermouth di Torino rosso, omaggio dovuto alla città che ne ha fatto uno dei propri simboli, 2 cl di amaro alpino e 1 cl di bitter rosso, con due gocce di aromatic bitters. Si mescola a lungo, con la pazienza di chi aspetta i titoli di coda, si filtra in una coppetta ghiacciata e si completa con uno spruzzo di mezcal nebulizzato in superficie, perché ogni cinema indipendente che si rispetti ha bisogno di un filo di fumo. Scorza d'arancia amara a guarnire. Da bere al buio, preferibilmente tra una proiezione e l'altra, possibilmente dando torto a qualcuno.

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