Dino Zoff - Volevo solo fare bene il mio lavoro, trama cast e storia vera del film stasera

Cinema
Foto da Rai.it

Introduzione

Mercoledì 10 giugno 2026, Rai 1 trasmette in prima serata alle 21.30 il docufilm Dino Zoff - Volevo solo fare bene il mio lavoro, diretto da Giovanni Filippetto. Un ritratto intimo e autorevole di uno dei più grandi portieri della storia del calcio mondiale, tra immagini d'archivio, testimonianze eccellenti e una storia vera che attraversa oltre mezzo secolo di sport italiano.

Quello che devi sapere

Dove vederlo

Va in onda in prima tv su Rai 1, alle 21.30, il docufilm dedicato alla vita e alla carriera del leggendario portiere friulano Dino Zoff, dal Mondiale del 1982 alla lunga avventura in panchina. Alla vigilia dell'inizio dei Mondiali di calcio 2026, Rai 1 sceglie dunque di celebrare la grande storia del calcio italiano con uno dei suoi protagonisti più iconici e silenziosi. Dino Zoff – Volevo solo fare bene il mio lavoro, docufiction prodotta da Tunnel Produzioni di Antonio Azzalini in collaborazione con Rai Fiction, per la regia di Giovanni Filippetto, è un racconto che non si ferma alle imprese sportive ma prova ad andare oltre, cercando l'uomo dietro il campione.

La trama

La struttura narrativa del film si apre con la storia di un tredicenne che sogna di fare il portiere nelle giovanili, ma si sente troppo basso e insicuro, tanto da voler mollare dopo una cocente sconfitta. Per aiutarlo a non arrendersi, il suo allenatore gli propone un percorso di scoperta incentrato sulla figura di Dino Zoff: un viaggio esemplare fatto di determinazione, disciplina e coerenza.

 

A interpretare questa parte narrativa sono Marco Bocci e il giovane attore Javier Leoni, mentre lo stesso Dino Zoff compare nel racconto offrendo la propria testimonianza diretta. È una scelta registica efficace: la storia del ragazzo diventa uno specchio in cui si riflette quella del campione, rendendo la vicenda accessibile anche a chi non ha vissuto in prima persona quegli anni di calcio e di Italia. 

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Il cast

La forza del docufilm sta anche nei nomi che hanno scelto di partecipare. Tra le testimonianze presenti nella produzione figurano Francesco De Gregori, José Altafini, Fabio Capello, Maurizio De Giovanni, Michel Platini, Alessandro Del Piero, Bruno Conti, Marco Tardelli, Luca Marchegiani, Sandro Veronesi, Neri Marcorè e Cinzia Bearzot. Un insieme che mescola il mondo del calcio con quello della letteratura e della musica, a riprova di quanto la figura di Zoff abbia attraversato i confini dello sport per diventare un riferimento culturale più ampio.

 

 

Il punto di partenza narrativo è un incontro all'Auditorium di Roma tra Dino Zoff e Francesco De Gregori, da cui prende avvio la ricostruzione della carriera del portiere, passo dopo passo, attraverso immagini d'archivio e testimonianze. La sceneggiatura porta la firma di Antonio Azzalini, Anna Boiardi e Giovanni Filippetto. 

La storia vera

Nato a Mariano del Friuli nel 1942, Dino Zoff è una leggenda del calcio italiano. E non solo. Sui campi da calcio sin dagli anni Sessanta, con la Juventus vince numerosi scudetti e si afferma come uno dei pilastri del calcio nostrano.

 

 

Dalle campagne del Friuli ai grandi stadi internazionali, quella di Zoff è una strada costruita sull'impegno, sulla disciplina e su una straordinaria forza d'animo. Dopo i primi passi nel calcio dilettantistico arrivano i successi con la Juventus, la Lazio e la Nazionale italiana. Un percorso che non è mai stato lineare: i primi anni di carriera erano stati segnati da rifiuti e dubbi, con club che lo avevano ritenuto non abbastanza dotato. 

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Il Mondiale del 1982

Nel 1968 Zoff conquista il Campionato Europeo con la Nazionale mentre nel 1982, a quarant'anni compiuti, solleva da capitano la Coppa del Mondo al termine del trionfale Mondiale di Spagna: resta ancora oggi il più anziano capitano-vincitore della storia della competizione.

 

 

Quell'estate spagnola è il cuore pulsante del racconto. L'Italia di Bearzot, data per eliminata dalla stampa italiana dopo le prime gare, costruisce un percorso straordinario con le vittorie contro Argentina, Brasile e poi Germania in finale. Zoff ne è il simbolo silenzioso: 40 anni portati con un'eleganza tecnica fuori dal comune, una sicurezza tra i pali che sembrava sfidare il tempo. La sua parata nel finale contro la Germania, su un colpo di testa di Rummenigge, è entrata nell'immaginario collettivo italiano tanto quanto il gol di Tardelli e le lacrime di Pertini.

Il percorso da allenatore e dirigente

Dopo aver appeso i guanti al chiodo, Zoff ha intrapreso la carriera di allenatore e dirigente, guidando tra le altre la Lazio e la Nazionale italiana, con cui raggiunse la finale degli Europei del 2000. Una finale persa ai tempi supplementari contro la Francia, con il golden gol di Trezeguet, che lo spinse a dimettersi fra le polemiche. Anche in quella circostanza, la sua reazione fu coerente con il personaggio: nessun rimpicciolimento pubblico, nessuna polemica. Solo la scelta di farsi da parte con la stessa dignità con cui aveva sempre fatto tutto il resto. 

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