Per la 56esima edizione del Giffoni Film Festival (17–25 luglio 2026) il direttore artistico Luca Apolito firma l'immagine ispirata al mito di Icaro: un simbolo antico per chi sogna ciò che ancora non esiste
Si avvicina sempre di più il tempo del Giffoni Film Festival e sono ormai pronti gli oltre 5mila giurati, selezionati da oltre 40 nazioni e 500 città e comuni di Italia, che faranno parte delle varie sezioni. Il programma va a comporsi, giorno dopo giorno, nella sua forma definitiva con le anteprime, gli eventi speciali, la selezione dei film in concorso e i talenti nazionali e internazionali.
In questo momento così difficile per il mondo e per il nostro Paese, per le insicurezze e per la grave situazione economica, pur tra mille difficoltà che anche Giffoni attraversa, vogliamo essere possibilità. Giffoni sente forte questa responsabilità, oggi più di prima. Siamo, da 56 anni, punto di riferimento per famiglie e ragazzi. Ascoltiamo le loro esigenze. Costruiamo con loro un percorso fatto di formazione, scuola, incontro, condivisione, presenza e crescita. Siamo fortemente consapevoli che c’è bisogno di distensione e sicurezza. Siamo convinti che da qui possa partire quel messaggio necessario di bellezza e possibilità.
È nell'immaginazione che l'impossibile comincia a cedere terreno. Solo lì prende forma ciò che il mondo non ha ancora visto, ciò che ancora nessuno sa come fare. Nasce da questo concetto l'immagine della 56ª edizione del Giffoni Film Festival, in programma dal 17 al 25 luglio. Il direttore artistico Luca Apolito sceglie Icaro, un simbolo capace di attraversare i secoli e interrogare ancora il presente per dare forma al tema di quest'anno, "Le cose impossibili”.
Al centro della composizione una figura bianca si apre verso l'alto, le ali spalancate in un gesto che è già volo compiuto. Il rosso che la circonda non è solo sfondo, ma spazio emotivo e simbolico, carico di desiderio, sfida, della spinta verso l'alto e del rischio. Alcune piume si staccano dalle ali e si disperdono, piccoli frammenti che suggeriscono il pericolo reale, eppure il movimento continua. Perché il volo del nostro Icaro non è solo la storia di una caduta. È prima di tutto la storia di qualcuno che ha osato alzarsi. In questo slancio, in questa ostinata volontà di tentare, Giffoni riconosce lo spirito delle nuove generazioni.
In basso, quasi impercettibile, un albero. Una presenza discreta che richiama la stabilità, ciò che appartiene al mondo conosciuto, la sicurezza che Icaro sceglie di lasciarsi alle spalle. Il suo è un gesto solitario, nessun altro personaggio, nessuna protezione. Perché tentare l'impossibile richiede prima di tutto una scelta personale, la risposta a un'esigenza sentita profondamente, il coraggio di agire. Ma il sole verso cui vola è la meta condivisa di chi osa alzare lo sguardo. È solo quando ci si riconosce in quella stessa direzione che il gesto solitario si fa respiro comune. Dall'io al noi. Dal sogno solitario alla costruzione comune, paziente e ostinata, del possibile.
Sotto la figura compare un elemento fondamentale della composizione: il labirinto. Non è un dettaglio decorativo, ma una struttura narrativa che collega questa immagine alla storia recente del festival. Nel 2025 il tema di Giffoni era “Diventare Umani”. L’identità visiva di quell’edizione era rappresentata proprio da un labirinto, percorso complesso fatto di deviazioni, dubbi e scelte, al cui centro si trovava un punto interrogativo, simbolo della domanda che accompagna ogni processo di crescita. Nell’immagine della 56ª edizione quel labirinto ritorna, ma ora diventa il punto di partenza. Dopo aver attraversato la complessità, dopo essersi posti domande, il passo successivo è il volo. L'immaginazione che guarda oltre ciò che già conosciamo.
Quel salto dal labirinto al volo, dalla domanda al gesto, apre una riflessione sul rapporto tra generazioni. "La storia di Icaro è inseparabile da quella di Dedalo – spiega Luca Apolito, direttore artistico. Il padre costruisce le ali, il figlio vola. Ma Dedalo non è solo un padre generoso. È un uomo che ha inventato cose meravigliose e cose pericolose. È l'architetto del labirinto, opera della sua creatività, specchio delle sue contraddizioni. Le ali con cui Icaro sorvola il labirinto sono strumenti straordinari, pensati per liberare, ma con un limite invalicabile che il figlio dovrà scoprire da solo, in volo. Icaro eredita tutto questo, l'ingegno, la meraviglia e l'ombra. È anche questa la condizione delle nuove generazioni oggi. Ricevono strumenti potenti e imperfetti, tecnologie, modelli culturali, un pianeta che porta i segni di scelte che non hanno fatto. E devono imparare a volare lo stesso, con tutto questo, verso qualcosa che ancora non ha nome.”
“Da mesi, tra social e telegiornali, vediamo immagini di droni, missili e armi che solcano i cieli di molte parti del mondo portando morte e distruzione. Le stesse immagini arrivano anche agli occhi dei più giovani. Per questo – spiega Jacopo Gubitosi, direttore generale – abbiamo scelto di proporre un’immagine diversa: un cielo abitato da un simbolo di coraggio, responsabilità e libertà. Icaro non è un drone privo di coscienza, ma un sognatore alato, dotato di sensibilità e intelletto, che richiama anche visivamente un simbolo universale di pace come la colomba. Alzare lo sguardo verso il cielo diventa così, per noi, un nuovo punto di partenza. Vogliamo continuare a essere una ragione per credere con più forza nel presente e nel futuro, accompagnando i giovani lungo il cammino di un cambiamento possibile.”
Le Cose Impossibili è un invito a immaginare, ad aprire nuovi spazi. A tentare il volo.