Laghat – Un sogno impossibile, il film di Michael Zampino tra sport, riscatto e umanità

Cinema

Ispirato a una storia vera, Laghat – Un sogno impossibile è il nuovo film di Michael Zampino, attualmente al cinema. Un racconto di formazione e riscatto che unisce sport movie e dramma umano, seguendo il legame tra un giovane fantino e un cavallo purosangue segnato da una grave menomazione. Nel cast Edoardo Pesce, Hippolyte Girardot e Lorenzo Guidi

Un racconto di formazione ispirato a una storia vera

Attualmente nelle sale italiane, Laghat – Un sogno impossibile è un film che sceglie la via più difficile: raccontare lo sport non come spettacolo, ma come luogo di formazione morale, di caduta e di rinascita. Diretto da Michael Zampino, il film si ispira a una storia vera del mondo dell’ippica e la trasforma in un racconto intimo, asciutto, profondamente umano.

Al centro della vicenda c’è Andrea, ventunenne dal talento precoce e irrisolto, che lavora con il padre Mario, un antiquario autoritario e ingombrante. Il passato di Andrea come giovane promessa delle corse sembra definitivamente alle spalle, finché un incontro casuale con Tony, ex allenatore alla scuola ippica di San Rossore, riapre una possibilità. Non una scorciatoia, ma una sfida: l’unico cavallo disponibile è Laghat, purosangue eccezionale quanto problematico, segnato da una grave menomazione agli occhi.

Il legame tra uomo e animale come percorso di riscatto

Da qui prende forma un doppio percorso di riscatto. Laghat – Un sogno impossibile non racconta soltanto il ritorno alle gare, ma il lento e faticoso processo di fiducia reciproca tra uomo e animale. Il film osserva questo rapporto senza retorica, scegliendo i tempi del dramma più che quelli dell’epica sportiva, e costruendo una crescita che riguarda prima di tutto l’identità, il carattere, il modo di stare al mondo.

Zampino, già apprezzato per Governance, conferma un cinema attento ai conflitti interiori e alle dinamiche di potere, qui declinate in chiave familiare e generazionale. La sceneggiatura, firmata con Heidrun Schleef, intreccia la vicenda sportiva con quella privata, evitando la favola edificante e puntando invece su una maturazione fatta di errori, fratture e compromessi.

Un film intimo che guarda oltre la vittoria

Il cast accompagna con misura questo equilibrio delicato. Lorenzo Guidi dà corpo a un protagonista fragile e ostinato, mentre Edoardo Pesce interpreta il padre come una figura di controllo più che di sostegno, presenza costante e opprimente. Hippolyte Girardot, nel ruolo dell’allenatore Tony, incarna invece l’idea di una seconda possibilità concessa senza sconti. Accanto a loro, Carlotta Antonelli nel ruolo di Giulia contribuisce a umanizzare ulteriormente il percorso di Andrea, lontano da qualsiasi semplificazione romantica.

Laghat – Un sogno impossibile dialoga idealmente con grandi riferimenti del cinema sportivo e di formazione, da Seabiscuit a Black Stallion, ma sceglie una strada più intima e meno spettacolare. Le corse diventano sfondo, non fine; ciò che conta è il legame, la fiducia, la possibilità di trasformare una fragilità in forza. Un film che parla di sconfitta e dignità, più che di vittoria. Ed è proprio questo, oggi, il suo gesto più controcorrente.

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