Top Gun, secondo il regista del sequel Maverick è il prefetto alter-ego di Tom Cruise

Cinema

Manuel Santangelo

©Kika Press

Secondo Joseph Kosinski il divo è molto simile al suo alter ego sullo schermo. Sia Cruise che Maverick sono, almeno stando a quando dice il regista, degli autentici leader naturali in grado di tirare fuori il meglio anche dai colleghi più giovani

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Qualche tempo fa, in un suo articolo su Vulture, Bilge Ebiri evidenziava come i migliori ruoli della carriera di Tom Cruise fossero in fondo “estensioni del suo ambizioso e americanissimo alter ego nato con Top Gun”. Il personaggio del tenente e pilota Pete “Maverick” Mitchell è stato sicuramente quello che ha cambiato lo status di Cruise da attore in rampa di lancio a star mondiale, influenzandone l’intera carriera. Questo è innegabile. Oggi però il regista del seguito di quel cult del 1986 Joseph Kosinski, in un’intervista al Guardian, non si limita solo a confermare quanto sostenuto anche da Ebiri e anzi alza ancora di più la posta: Maverick non è solo il ruolo simbolo della carriera del divo di Eyes Wild Shut, è anche il personaggio più simile a lui, il suo fedele alter ego sullo schermo.

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Secondo l’autore del secondo Top Gun, Tom Cruise potrebbe citare Flaubert e dire senza troppe difficoltà: “Maverick, c’est moi”. Il regista che ha raccolto alla grande l’eredità del compianto Tony Scott non ci gira troppo intorno: “Di tutti i personaggi che ha interpretato, penso che Maverick sia quello più vicino al vero Tom Cruise, alla sua vera personalità”. Ma quali sono i motivi che spingono Kosinski a sostenere questa tesi? Stando al cineasta il parallelo appare piuttosto immediato: “Entrambi sono due tipi che danno sempre il massimo, che spingono sempre avanti chi gli sta intorno. I giovani attori del cast erano molto incuriositi da lui, lo seguivano in tutto. Ha avuto la carriera che tutti sognano ed è disposto a raccontare come ci è arrivato”. Sia Cruise che Maverick sono insomma leader naturali, capaci di mostrare senza troppa difficoltà come pilotare un F-14 o una carriera d’attore.

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Come ha evidenziato il solito Ebiri: “Il primo Top Gun girava attorno a Tom Cruise e a quell’imprevisto evento astronomico che era il suo sorriso”. Oggi sia l’attore che il suo personaggio sono maturati e sanno di non poter avere più quella assoluta centralità del passato. Una presa di coscienza che dà a entrambi la possibilità di assurgere senza troppa difficoltà decenni dopo al ruolo di mentore per i più giovani eredi. È quello che accade nell’ultimo film a Maverick, in un continuo rincorrersi con il suo interprete sul set. Kosinski racconta di un Tom Cruise decisamente molto prodigo di consigli durante la lavorazione, un autentico maestro in grado di suggerire la giusta direzione anche ai colleghi meno esperti: “Glen Powell ha fatto il provino per la parte di Rooster senza però capire fino in fondo il personaggio. Miles Teller ci è riuscito. A quel punto però Glen non voleva ripiegare sulla parte di Hangman: lui sognava di essere il leader. Un bel casino, almeno finché Tom gli ha spiegato che come giovane attore devi scegliere grandi film, non grandi ruoli. Da quel momento in poi ha completamente cambiato l’approccio di Glen”. Il repentino cambio di comportamento da parte di Powell non sorprende, soprattutto tenendo presente la grande considerazione che qualunque attore della nuova generazione ha per un indiscutibile professionista come Cruise. È vero che il protagonista di Vanilla Sky rappresenta un uomo anche con i suoi spigoli, indiscutibilmente fragile e tormentato al pari di Maverick. Come quest’ultimo però anche Cruise rappresenta comunque un riferimento per chi voglia fare la sua professione. Questo perché il divo di Collateral è stato un interprete in grado di raggiungere una fama “multigenerazionale”, che anche i più blasonati colleghi fanno oggi fatica a eguagliare. Lo ha notato anche Nicole Sperling sul New York Times, evidenziando come altre star del calibro di Tom Holland o Chris Pratt facciano fatica a emergere una volta fuori dai loro franchise di riferimento. Questo non capita mai a Tom Cruise. Oggi l’attore è al contrario invece quasi molte volte “più grande dei film” che interpreta, si pensi alla saga di Mission: Impossible. È riuscito a rendere indiscutibilmente “suoi” i film in cui appare e ne è stato capace anche e soprattutto grazie alla  sua forza che gli ha permesso di reggere inevitabili alti e bassi. Cruise oggi ha visto tutto e, con lo stesso sorriso del suo alter-ego Pete “Maverick” Mitchell, è pronto a spiegare alle nuove leve il modo migliore per decollare senza avere paura dell’atterraggio.

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