Cannes, regista russo Serebrennikov alla proiezione di Tchaikovsky's Wife:“No alla guerra"

Cinema

Camilla Sernagiotto

©Getty

Il dissidente russo ha aperto la corsa alla Palma d'Oro della 75ma edizione del Festival di Cannes. "Una tragedia, un disastro e un suicidio”, dice della guerra in Ucraina. Il suo film è tra i 21 in Concorso e parla di una realtà che era vietata prima in Unione sovietica e oggi nella Russia di Putin: l’omosessualità. Non è un biopic sul celebre compositore ma un'analisi della sua omosessualità mai accettata

"Una tragedia, un disastro e un suicidio”, con queste parole il regista dissidente russo Kirill Serebrennikov si è espresso circa la guerra in Ucraina durante la presentazione del suo film “Tchaikovsky's Wife” al Festival di Cannes.
"Una cosa che è stata resa possibile da anni di massiccia propaganda su giornali e TV”, aggiunge il regista, che per la prima volta da anni può presenziare alla kermesse grazie all’esilio concessogli lo scorso marzo dal governo russo, a differenza degli ultimi anni (tra cui lo scorso) in cui non ha potuto esserci a causa degli arresti domiciliari per appropriazione indebita a cui è stato condannato da Putin.
"Cosa c'entra mai la cultura russa con la guerra? La nostra cultura ha sempre approfondito l'anima più che la violenza”, aggiunge con tanta amarezza.

Il regista ha potuto abbandonare la Russia lo scorso marzo, quando gli è stato concesso di lasciare Mosca. Si è trasferito a Berlino e afferma che non metterà mai più piede in patria finché ci saranno Putin e i suoi seguaci al governo. Ha detto di essere grato della grande opportunità di poter abbandonare il suo Paese. "L'esilio? È una specie di privilegio”, ha affermato.
Adesso che il regime gli ha consentito di andarsene, dice: "Alcuni che probabilmente vogliono andare da qualche parte per lavoro, hanno famiglia, non hanno soldi, non hanno visto, non hanno documenti. È una specie di privilegio avere l'opportunità di partire”.

“No alla guerra!”

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“No alla guerra! È per me importante ripetere incessantemente questa frase, sono convinto che la cultura e le persone possono fermare la guerra, che finirà e vivremo in pace”, dice con ottimismo e speranza.

Le sue parole fanno parte del discorso a conclusione della proiezione del suo film in concorso, svoltasi ieri sera.
Thierry Fremaux, il direttore artistico del Festival di Cannes, ha voluto a tutti i costi che Serebrennikov si presentasse finalmente “in presenza”, dove con “in presenza” per una volta non ci riferiamo al mostro della pandemia ma al mostro di una dittatura.
Il cineasta nativo di Rostov sul Don ha accettato l’invito. Un invito che da una parte non è facile ma che dall’altra è assai importante sia per lui sia per la cultura russa che quest'uomo oggi rappresenta al di fuori dei confini, una cultura che in questo periodo storico è nel mirino di tutto il mondo, dei tanti Paesi schierati a favore degli ucraini.

Serebrennikov comprende l’istanza degli ucraini

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Il regista non biasima gli ucraini: dice di comprendere la loro istanza, la richiesta fatta al mondo affinché non vengano accolti più nomi russi ai festival, alle gare, alle competizioni, agli eventi, alle biennali e a qualsiasi altra cosa.
“Se qualcuno il 23 febbraio mi avesse detto che l’indomani la Russia avrebbe iniziato una guerra così gli avrei dato del pazzo. È una totale catastrofe, una forma di suicidio perpetrata dal governo russo, e anche per noi in Russia la situazione è drammatica, nessuno sa cosa succederà”, ha dichiarato alla conferenza stampa che si è tenuta apposta per il suo film.

Le sue posizioni circa la guerra in Ucraina

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Kirill Serebrennikov ha dichiarato che la Russia si sta autodistruggendo. A suo avviso, il motivo per cui attorno all'invasione dell'Ucraina da parte della Russia c'è consenso (nella stessa Russia intende) è soltanto per via di una propaganda incontrollata.
Dei suoi connazionali, infatti, parla con rispetto: "Sono pacifici, non vogliono iniziare nessuna guerra e allo stesso tempo molti di loro, come ho letto e come vedo, stanno sostenendo questa terribile divisione e queste terribili uccisioni che a volte sembrano autodistruzione. Questo succede oggi e temo sia il risultato di molti anni di terribile propaganda”, ha notato Serebrennikov parlando dei russi e delle loro scelte di appoggiare il regime di Putin.
La madre del regista russo è ucraina: anche per questo motivo personale, oltre che per i suoi valori, Serebrennikov ha provato "orrore, tristezza, vergogna e dolore" per l'invasione russa dell'Ucraina. Ma se sua madre non fosse stata ucraina, quest’uomo senz’altro avrebbe provato gli stessi sentimenti nei confronti di questa guerra.

Il suo film “Tchaikovsky's Wife”

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Proprio a questo titolo è spettato l'onore di aprire la 75ma edizione del Festival di Cannes: si tratta di una pellicola che non vuole essere un biopic sul celebre compositore russo, Pëtr Il'ič Čajkovskij (autore dei tre balletti Il lago dei cigni, La bella addormentata e Lo schiaccianoci, tra gli altri).

Serebrennikov, noto per essere un sostenitore della comunità LGBT+ a favore della quale si è schierato a più riprese, parla nel film di una realtà che era vietata prima in Unione sovietica e adesso nella Russia di Putin: l’omosessualità. Il suo non è un film biografico sul compositore ma un'analisi della sua omosessualità mai accettata.

“Tchaikovsky's Wife” si focalizza sul personaggio messo a titolo: la moglie di Čajkovskij (di cui da adesso in avanti useremo la forma traslitterata Tchaikovsky).
Antonina Miliukova, la consorte, è il filtro attraverso cui viene raccontata la storia, con un punto di vista inedito e foriero di una grande sofferenza. Si tratta infatti della donna che il compositore fu costretto a sposare per mantenere nascosta la propria omosessualità, e proteggere così il suo entourage.
A essere raccontata è quindi la storia del matrimonio disastroso tra i due, un legame che provocò grande sofferenza in entrambi: lui poiché doveva nascondere la sua vera essenza e il suo vero amore con uno scudo e una facciata che non gli apparteneva, lei perché si è ritrovata vittima in egual misura, costretta com’è stata a legarsi a un uomo che non l'amava.
Antonina Miliukova è stata ripudiata dal marito ma, ciononostante, non l'ha mai abbandonato, anzi: gli è rimasta devota e legata in maniera ossessiva per tutta la vita.

Le parole del regista

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"Non è un biopic. Tchaikovsky non è il personaggio principale. È un film su alcuni episodi della sua vita e su una donna che era ossessionata da lui”, ha voluto subito precisare Kirill Serebrennikov.
"Mostra la sua versione dei fatti ed è interessante perché Antonina Miliukova è un personaggio totalmente dimenticato", ha aggiunto il regista.


Il dissidente russo da anni è costretto a vivere in esilio, lontano dal suo paese d'origine che non ne rispetta le posizioni pro-LGTB+ e le parole critiche nei riguardi di Putin. Sarà forse per questo motivo che il regista ha scelto di intraprendere con questo film “l’inizio di un lungo viaggio" nell'universo del compositore de "Il lago dei cigni”. Forse per avvicinarsi alla figura di un connazionale che allo stesso modo è stato vessato dal governo della propria nazione. Ma se Tchaikovsky ha scelto di piegarsi, nascondendo la propria omosessualità, Serebrennikov invece non l’ha mai fatto (intendiamo dire che non si è mai piegato al governo). Chiaramente le epoche storiche in cui questi due personaggi della cultura russa hanno vissuto sono molto diverse, tuttavia il periodo di Serebrennikov non è certo più di “manica larga” rispetto a quello di Tchaikovsky: la sua Russia è infatti una Russia retrograda, dittatoriale, obsoleta e tirannica tanto quanto quella di metà Ottocento.

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Anni fa, quando Serebrennikov ancora viveva in Russia e cercava finanziamenti pubblici per questo progetto, l’allora ministro della cultura Vladimir Medinski (che oggi è a capo della delegazione russa ai negoziati con l'Ucraina) "voleva che seguissimo la versione sovietica" della vita del compositore, rivela il regista. Lui si è rifiutato perché il film sarebbe diventato una terribile bugia. In Russia, "Tchaikovsky è un monumento che non ha sofferto, che non ha avuto una vita privata", aggiunge.
La vita intima e vera di questo simbolo della Russia rimane "sconosciuta ai russi, proprio come Cechov, Dostoevskij o Tolstoj”, spiega Serebrennikov.
Il regista nel suo film in concorso al festival di Cannes vuole sottolineare anche come il rapporto tumultuoso tra il compositore e sua moglie sia stato per certi versi parte della fonte di "ispirazione per le sue opere straordinarie".

L’omosessualità del compositore

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Sebbene l'omosessualità di Tchaikovsky sia nota da tempi immemori, in realtà soltanto nel 2018 sono state pubblicate le sue lettere prive di censure, comprensive quindi di passaggi che attestano il desiderio per gli uomini e i suoi tormenti a causa della costrizione di tenere nascosta la sua natura. Tali passaggi sono stati censurati dopo la morte del compositore, dapprima da parte della sua famiglia (i fratelli decisero per primi di censurare quelle parti), e poi in epoca sovietica.

L’impossibilità di uscire dalla Russia fino allo scorso febbraio

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Già in lizza lo scorso anno al Festival di Cannes con "La fiebre de Petrov”, un'allegoria della società russa (e nel 2018 con "Leto”, sulla rockstar russa Viktor Tsoï), sia nel 2021 sia nel 2018 il regista non è potuto andare a Cannes poiché era condannato per appropriazione indebita, condanna per la quale gli è stato vietato di uscire dalla Russia. Nel 2020 è stato accusato di appropriazione indebita di 129 milioni di rubli (pari a circa 1,6 milioni di euro), in qualità di direttore del centro teatro Gogol di Mosca. Finito agli arresti domiciliari, Serebrennikov non ha potuto lasciare la Russia per svariati mesi.
Stavolta invece ce l'ha fatta e ha potuto salire i celebri gradini del Palais des Festivals per assistere alla proiezione di gala di "Tchaikovsky's Wife".

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