Il Materiale Emotivo, Sergio Castellitto racconta il film: intervista di Sky TG24. VIDEO

Cinema

Denise Negri

Presentato al Bifest di Bari e in sala dal 7 ottobre arriva "Il materiale emotivo" girato nello "Studio 5" di Cinecittà a Roma. Sergio Castellitto dirige e interpreta questo film quasi sospeso fuori dal tempo. Nel cast anche Bérénice Bejo e Matilda De Angelis.

Un omaggio al teatro. Una piccola grande storia che alterna soavità e durezza.

Ci sono l’ispirazione a Cechov e l’omaggio a Ettore Scola dal cui soggetto Margaret Mazzantini ha scritto la sceneggiatura di un film che poi ha diretto Sergio Castellitto.

In sala dal 7 ottobre, arriva “Il materiale emotivo” in cui Vincenzo (Sergio Castellitto) è un uomo diviso tra l’amore per i libri e quello per la figlia, fino a quando all’improvviso e in maniera scombinata piomberà un nuovo amore nella sua vita (Bérénice Bejo). Albertine (Matilda De Angelis) è la figlia costretta sulla sedia a rotelle dopo un grave incidente.

Il silenzio avvolge l’intera famiglia, il cui nido di protezione si fa prigione consapevole e voluta. Ecco che cosa hanno raccontato i protagonisti, incontrati al Bifest di Bari.

 

INTERVISTA A SERGIO CASTELLITTO E L’OMAGGIO AL TEATRO

 

Questa pellicola di cui sei regista e attore, è piena di delicatezza emotiva e vive di un’atmosfera rarefatta e quasi senza tempo. Erano aspetti importanti per te?

 

“Assolutamente si. Non volevamo usare i “cazzotti” del melodramma, volevamo raccontare questa storia in maniera appunto delicata, tanto che quando ho iniziato a fare le interviste per presentare il film mi sono reso conto che la parola che usavo più spesso era “soave”.

Poi una persona che ha visto il film qualche giorno fa mi ha detto una cosa che mi ha colpito molto, mi ha detto: “Il tuo film mi ha dato conforto”.

Diciamo che un film che dà conforto è un buon segno, soprattutto dopo tutto quello che è successo e tutto quello che abbiamo subito.

C’è ovviamente la metafora del teatro che è il regalo drammaturgico che Margaret Mazzantini ha fatto riscrivendo completamente l’idea originale di Ettore Scola e in un certo senso abbiamo fatto anche un omaggio a Scola stesso, perché spesso il cinema di Ettore è stato un cinema fondato su un ambiente unico, su un unico palcoscenico del mondo sul quale accadeva tutto, penso a “La terrazza” o “La famiglia” e ovviamente a “Una giornata particolare”.

Insomma spesso la scena è unica nel cinema di Ettore.

Per questo motivo la metafora del teatro mi ha accompagnato fin da subito, tant’è che ho deciso, guarda caso, di cominciare il film proprio con un sipario di velluto che si apre. Il sipario si apre su una bellissima piazza con una costruzione al centro che è in realtà è una prigione. Dentro quell’edificio c’è un’altra prigione che è una libreria dove vive Vincenzo e sulla mansarda (che è un tipico ambiente dei romanzi francesi dell’800) c’è un’altra prigione e infine c’è un acquario che è ulteriore prigione dove vive un’animale muto, che è il pesce!

Infine c’è una ragazzina (Matilda De Angelis) che è intrappolata su una sedia a rotelle che diventa la sua prigione e in ultimo c’è la prigione del cuore di Vincenzo che crede che alla sua età, dopo tutta la sua vita, non gli sia più dovuta la possibilità di amare; invece arriva questa “matta”, questa “attricetta” (interpretata da Bérénice Bejo), sconsiderata ma adorabile che scompagina la vita, facendo come quando il vento spalanca le finestre e fa sbattere le porte.

Ecco tutto questo racconto ho cercato di portarlo avanti con la delicatezza di cui parlavamo all’inizio e mi è stata vicina l’idea di Cechov e l’esperienza che ho fatto in teatro con il suo tipo di scrittura sempre in bilico tra la commedia e il dramma”.

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Nel tuo film si vede come a volte l’amore possa salvare qualcuno altre volte invece non basta, non è sufficiente

 

“Ah certo. E’ così. L’ amore ti può anche punire però è quasi fisiologico negli esseri umani cercarlo. Il problema è che oggi siamo abituati a dirci “ti amo o ti odio” con un messaggio sul cellulare tanto che Yolande (interpretata da Bejo) chiede al mio personaggio: “Non le sembra di essere un uomo fuori dal mondo visto che non ha il cellulare, non ha un computer, non ha nulla di tecnologico?”

Vincenzo le risponde che non è mai solo ma che vive circondato da una moltitudine di amici che gli vogliono bene e che sono i fantasmi dei personaggi dei libri stessi. Vincenzo pensa che il suo amico sia Don Chisciotte o il Barone Rampante, risponde che gli insegano più loro di quello che gli dice il telegiornale la sera in televisione!”.

 

Il tuo film si svolge in un unico luogo, non pensi che in fondo anche la nostra stessa vita, tutto sommato, si svolga in pochi precisi luoghi?

 

Certo. Forse l’esperienza della pandemia ha solo accentuato questa cosa perché ci ha fatto in qualche modo valorizzare l’idea del nido, di un luogo che ci protegge e ci rassicura ma che ci imprigiona anche.

Credo che siamo diventate persone diverse da quelle che eravamo due o tre anni fa, è anche per questo che certe volte faccio fatica a parlare di film e lavori che appartengono a “un altro Sergio” a un’altra persona insomma.

La solitudine ci porta ai luoghi che scegliamo per vivere e trovo che la solitudine sia un valore, non dovremmo avere paura di rimanere in silenzio, per esempio, almeno per qualche minuto!”

 

INTERVISTA A MATILDA DE ANGELIS E IL SILENZIO DI ALBERTINE

 

Il tuo personaggio, nonostante la rabbia evidente per la sua condizione (quella di essere costretta sulla sedia a rotelle e impossibilitata a camminare) sprigiona anche molta dolcezza. Sei stata in perfetto equilibrio tra queste due emozioni e lo hai fatto senza parlare, perché appunto Albertine si chiude nel silenzio. Come hai lavorato?

 

“Mi fa piacere che tu mi dica che hai trovato dolcezza in Albertine, perché il lavoro che ho fatto è stato di grande sottrazione e visto che io ho già un’inclinazione naturale verso la sottrazione quando recito, temevo di esagerare.

Invece Sergio mi ha veramente tolto tutto e nella mia immobilità quello che parlava era lo sguardo. Io poi mi sono sempre sentita una persona estremamente dolce ma tradita da uno sguardo quasi ostile e rabbioso, cosa che non faccio di mia spontanea volontà visto che dentro mi sento sempre un “orsetto gommoso”.

Mi rende dunque felice che nel mio personaggio gli occhi abbiamo manifestato dolcezza. Albertine in verità è quasi “un generale austriaco” ed è anche piena di rabbia e frustrazione per essersi trovata prigioniera in un corpo, in una stanza, su una sedia. Il film però ritrova nella poesia il suo punto di forza”.

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Che tipo di esperienza è per un attore girare un film in un unico luogo?

 

“Abbiamo girato nel Teatro 5 di Cinecittà ed è stata un’esperienza bellissima.

Se potessi scegliere girerei tutti i film in questo modo.

Il Direttore della Fotografia come una sorta di “Deus ex machina” creava il sole, la pioggia, la notte e il giorno, il vento e la neve, era magico e non avevamo problemi di nessun tipo. Entri in un mondo e ci esci a fine giornata vivendo completamente indisturbato e immerso nelle scene che devi girare.

Per me è stato perfetto anche perché ero reduce dai viaggi a New York per “The Undoing” e avevo davvero bisogno di fermarmi in qualche modo”.

 

Sei innegabilmente una delle attrici del momento, come credi di gestire e progettare d’ora in avanti la tua carriera?

 

“Sono molto felice anche se è stato ed è tutt’ora un percorso difficile quello che sto vivendo perché il successo e un po' di fama (parole che comunque non amo) se è vero che sono arrivate e anche vero che fatico a viverle fino in fondo.

Sto sentendo parecchio la pressione delle aspettative sia da parte del pubblico che da parte degli addetti ai lavori, perché è come se mi dicessero che d’ora in avanti non posso più sbagliare, soprattutto dopo aver fatto l’esperienza all’estero con Nicole Kidman e Hugh Grant. Dopo aver vinto il David (migliore attrice non protagonista per “L’incredibile storia dell’Isola delle Rose) ho detto al mio agente: “Ora ho paura perché tutti credono che io sia brava!”.

Scherzi a parte ho sentimenti contrastanti rispetto al mio successo però ho un buonissimo istinto e ho sempre scelto con la pancia e con il cuore e sono certa che proseguirò in questa direzione, scegliendo i progetti che mi faranno emozionare”.

 

SINOSSI "IL MATERIALE EMOTIVO"

 

Vincenzo (Sergio Castellitto) dedica l’esistenza alla sua antica libreria parigina, una

piccola perla adagiata al centro di una piazzetta di Parigi e alla figlia Albertine (Matilda De Angelis), costretta a casa per colpa di un incidente (incidente...?) avvenuto qualche anno prima. La vita di Vincenzo scorre tranquilla, tra l’amore per la figlia e quello peri libri, ma la calma non può durare per sempre, neanche per chi se l’è guadagnata pagandola a carissimo prezzo.

Un giorno Yolande (Bérénice Bejo), una ragazza scombinata ed esuberante, fa

irruzione nel negozio. Affascinato dalla forza vitale della donna, Vincenzo inizia a

riscoprire emozioni ormai dimenticate da tempo, che lo porteranno a interrogarsi sul suo modo malinconico e sospeso di affrontare la vita.

Una storia di rara intimità, dal respiro poetico e commovente.

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