Barbara Shelley: addio all’iconica attrice dell’horror inglese

Cinema

Camilla Sernagiotto

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È scomparsa all’età di 88 anni, dopo aver contratto il Covid-19, la regina dei film della Hammer Film Production. La mitica casa di produzione cinematografica britannica negli anni Cinquanta ha prodotto una serie di pellicole dell’orrore con la Shelley come star di punta

Addio a Barbara Shelley, la diva inglese del genere horror targato Regno Unito appena scomparsa all’età di 88 anni a causa del Covid-19.

 

Dopo aver contratto il virus a seguito di un ricovero in ospedale avvenuto lo scorso dicembre, l’attrice è scomparsa a seguito delle complicazioni da SARS-CoV-2. (qui tutti gli aggiornamenti)  A darne l’annuncio è stato il suo agente, Thomas Bowington.

Chi era Barbara Shelley

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Dalla metà degli anni Cinquanta fino alla fine dei Sessanta, Barbara Shelley è stata la punta di diamante della Hammer Film Production.

La casa di produzione cinematografica britannica specializzata in film dell’orrore ha avuto lei come star indiscussa per più di un decennio, trasformandola in una vera e propria icona del grande schermo in Technicolor.

I film più iconici di Barbara Shelley

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Le pellicole che l’hanno resa una diva sono proprio quelle horror firmate Hammer.

Tra le più celebri ricordiamo Il villaggio dei dannati (1960) di Wolf Rilla, Lo sguardo che uccide (1964) di Terence Fisher, Dracula, principe delle tenebre (1966) diretto da Fisher in cui la Shelley ha condiviso il set con il protagonista Christopher Lee e L'astronave degli esseri perduti (1967) di Roy Ward Baker.

L’esordio in Italia

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Prima di sfondare in patria grazie alla Hammer Film Production, Barbara Shelley ha incominciato la sua carriera da attrice in Italia, accolta a braccia aperte a Cinecittà grazie alla sua bellezza giunonica.

La pellicola che ha segnato il suo esordio è stata Ballata tragica di Luigi Capuano (1954) a cui ne sono seguite molte altre, tra cui Lacrime di sposa di Sante Chimirri (1955), Luna nova ancora di Luigi Capuano (1955), Motivo in maschera di Stefano Canzio (1955), I quattro del getto tonante (1955) di Fernando Cerchio, Mio figlio Nerone di Steno (1956) e Suprema confessione (1956) di Sergio Corbucci.

Ha recitato anche accanto al “principe della risata”, interpretando una baronessa nel film Totò, Peppino e i fuorilegge.

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