E' morto a 59 anni Kim Ki-Duk, regista di "Ferro 3"

Cinema
VENICE, ITALY - SEPTEMBER 08:  Director Kim Ki-Duk poses with the Golden Lion for Best Film 'Pieta' at the Award Winners Photocall during The 69th Venice Film Festival at the Palazzo del Cinema on September 8, 2012 in Venice, Italy.  (Photo by Elisabetta A. Villa/WireImage)

Leone d'Oro a Venezia 2012 per Pietà, era uno dei cineasti asiatici più famosi al mondo: tra le sue pellicole più note anche L'isola e Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera.

E' morto in Lettonia il regista sud-coreano Kim Ki-Duk. Aveva 59 anni ed è deceduto per complicazioni legate al Covid-19: il primo sito a riferire della notizia è stato la testata lettone Delfi.lt. 

approfondimento

Addio Kim Ki-duk, i migliori film del regista sudcoreano

Nato a Bonghwa (Corea del Sud) il 20 dicembre 1960, Kim Ki-Duk è stato uno dei nomi più noti del cinema sudcoreano e ha raccolto numerosi premi nei più importanti festival internazionali: ricordiamo il Leone d'Oro a Venezia nel 2012 per Pietà, la vittoria a Cannes 2011 nella sezione Un certain regard per Arirang e il Leone d'Argento (Premio Speciale per la Regia) a Venezia 2004 per quello che - insieme a Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera (2003) - è probabilmente il suo film più noto a livello internazionale: Ferro 3 – La casa vuota. Una storia d'amore silenziosa e delicatissima, al limite del magico, tra una donna infelice e un ragazzo senza nome e senza parole che sviluppa anche il dono dell'invisibilità. 

Kim Ki-Duk era un regista versatile e sensibile, in grado di cambiare stile e registro da un film all'altro, a cominciare dai primi film controversi, che diedero scandalo, come Wild Animals (1997) e L'isola (2000), che non mancava di venature horror. Con Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera (2003), il primo film distribuito anche in Italia, si discostò dal tema della violenza (che riprenderà poi in Pietà del 2012), proseguendo su questo terreno anche con Ferro 3. I suoi ultimi film sono stati contrassegnati da riflessioni sulla propria crisi artistica (come Arirang del 2011) e atti d'accusa verso la Corea del Sud (come Il prigioniero coreano del 2016).

Il ricordo della Mostra di Venezia

Il presidente, il consiglio di amministrazione, il direttore della Mostra del Cinema e la Biennale di Venezia tutta - in una nota - esprimono sincero cordoglio per la scomparsa del maestro del cinema coreano, il regista Kim Ki-duk. Premiato col Leone d'oro e d'argento alla Mostra del Cinema, era stato presente in piu' occasioni al Lido a partire da 20 anni fa con Seom (L'isola), che aveva rappresentato la sua consacrazione internazionale, film in concorso alla 57. Mostra diretta da Alberto Barbera.

   Nel 2012 la giuria presieduta dal regista statunitense Michael Mann gli aveva attribuito il Leone d'oro per il film Pietà

   "E' mancato un grande artista - dichiara il direttore della Mostra del Cinema, Alberto Barbera - un regista di enorme talento e non comune personalità benché, da ultimo, controversa. Ricordo perfettamente il momento in cui feci la scoperta del film che suscitò scalpore alla Mostra di Venezia vent'anni fa. Era il giorno prima della conferenza stampa di presentazione del programma, e avevo inserito un'ultima cassetta Vhs nel lettore. La visione de L'isola fu una rivelazione alla quale fecero seguito molte altre negli anni successivi, sino al Leone d'oro di Pietà e oltre. Sono fiero di aver contribuito a far conoscere al mondo intero i suoi film, e di aver goduto della sua amicizia, consolidatasi in ripetute e assidue frequentazioni. Ci mancheranno il suo talento di narratore, le sue raffinate doti figurative e il gusto inesausto per la provocazione che lui non potra' piu' esercitare, ma i suoi film continueranno ad alimentare il nostro immaginario e, mi auguro, quello degli spettatori di domani"

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