Gli anni più belli, la trama del film

L’ultimo film di Gabriele Muccino è una storia d’amicizia, di rimpianti e di speranze, messo in scena da un cast d’eccezione

Il 13 febbraio arriva nelle sale “Gli anni più belli”, il nuovo film di Gabriele Muccino.

Cast di volti notissimi (Pierfrancesco Favino, Micaela Ramazzotti, Kim Rossi Stuart, Claudio Santamaria, Nicoletta Romanoff) e trama nostalgica, “Gli anni più belli” è un film poetico sull’amicizia

“Gli anni più belli”: la trama 

Giulio, Gemma, Paolo e Riccardo sono quattro amici, il cui legame dura da oltre quarant’anni. Si conoscono dal 1980 e, insieme, attraversano tutto: l’adolescenza, l’età adulta e tutti i “problemi” che queste età portano con sé. I tre uomini sono amici sin dal liceo, mentre Gemma è entrata nelle loro vite quando Paolo si è follemente innamorato di lei.

I quattro hanno vissuto, senza mai allontanarsi, gioie e successi, momenti brutti, delusioni e fallimenti. Ma non c’è solo l’amicizia e non ci sono solo i loro amori: “Gli anni più belli” racconta anche un pezzo di storia italiana, che fa da sfondo alle vicende e che segna le dinamiche del Paese. Del resto, il rapporto tra Giulio, Gemma, Paolo e Riccardo attraversa le epoche, ciascuna con le sue caratteristiche. E, il film, diventa il pretesto per raccontare ai nostri figli da dove veniamo e cosa siamo stati, per spiegare come tutto si ripeta generazione dopo generazione, e per capire come anche i momenti più duri servano a farci diventare ciò che siamo.

“Gli anni più belli”: l’ispirazione

«La grande storia è quella che ci definisce. Siamo definiti da quello che la storia ci racconta. La caduta del muro di Berlino aprì una speranza, Mani Pulite portò a un’idea di cambiamento, soprattutto della classe politica. Nelle scelte che ho fatto c’è sempre un’idea di cambiamento, anche negativo, come l’11 settembre, in cui ci siamo sentiti fragili e attaccabili» ha raccontato Gabriele Muccino, a proposito dei momenti storici che nel film si vedono.

Ispirato a “C'eravamo tanto amati” di Ettore Scola (esplicitamente citato in una scena), il film nasce da una riflessione del regista in merito a ciò che sognava di fare da grande, ai desideri realizzati e alle speranze che - invece - sono rimaste tali. Ecco dunque che, per la prima volta, non ha ambientato la sua pellicola nel presente bensì nel passato, in quegli anni Ottanta che sono anche un po’ suoi. «Tutti pensano che domani sarà un giorno migliore e tutti i personaggi sono proiettati verso un traguardo. Arriverà un momento in cui accetteranno la loro vita e faranno una somma di tutti i cambiamenti attraversati durante il tempo. Il tempo è il grande motore di questo film, ogni scelta comporta un cambio di direzione, che a sua volta porta il nostro destino da una parte o da un’altra. Gli anni più belli sono quelli in cui si sente di avere qualcosa da esplorare e che non sono collegabili a un’età precisa» ha raccontato a Cinematographe.

Ed è, in effetti, un film agrodolce “Gli anni più belli”. Un film di rimpianti e di speranze, esattamente come la vita di ciascuno di noi.