C’è tempo: l’intervista a Simona Molinari, protagonista del film

In attesa di vedere su Sky Cinema Uno, in prima tv, il film C'è tempo diretto da Walter Veltroni ( appuntamento domenica 13 ottobre alle 21.15 ), abbiamo incontrato Simona Molinari, protagonista femminile dela pellicola. Ecco cosa ci ha raccontato.

C’è tempo: la recensione del film di Walter Veltroni

Si può essere una bravissima cantante e anche un’ottima attrice? Sì, se si ha il talento di Simona Molinari, artista a tutto tondo, giovane voce jazz tra le più interessanti in circolazione in questo momento in Italia e anche tra i protagonisti del primo film di “fiction” di Walter Veltroni dal titolo C’è tempo. Arrivato nelle sale la scorsa primavera (distribuito da Vision), ora la pellicola sbarca in prima tv, su Sky Cinema Uno. L'appuntamento è per domenica 13 ottobrealle 21.15.

Ecco cosa ci ha raccontato Simona Molinari

Dopo circa un anno dall’uscita di “C’è tempo” cosa le è rimasto dentro di questa sua prima esperienza cinematografica?
Innanzitutto la voglia di farne ancora di questo tipo di esperienze! Nel senso che per me l’aver fatto parte del cast di C’è tempo è stato davvero un momento magico. Bisogna, poi, sapere che un progetto di un film è un processo lento che dura almeno dai due ai tre anni tra sceneggiatura, riprese, montaggio e uscita nelle sale. Quindi è qualcosa che ti avvolge completamente, quasi una fetta di vita. Non può, quindi, che lasciarti un ricordo bellissimo. Almeno così è stato per me.

Quando le hanno proposto di recitare e scrivere alcune canzoni della colonna sonora quale è stata la sua prima reazione? Felicità o terrore?
Personalmente sono una persona che nella vita si butta! Inizialmente ero sicuramente molto intimorita. Ma è stato proprio questo stato d’animo a spingermi, a dire "va bene, ci provo, voglio mettermi alla prova." Debbo dire che tutto questo è potuto accadere grazie a Walter (n.d.r Veltroni) che ha sempre creduto che io fossi perfetta per questo suo film. Quando l’ho incontrato la prima volta gli ho detto subito che non avevo mai recitato e che non ero un’attrice. E lui mi ha risposto di stare tranquilla perché anche lui non era un regista. Insomma, mi ha dato completa fiducia. Per questo non smetterò mai di ringraziarlo.

Quale è stata la scena più complessa da recitare nel film?
Senza dubbio quella in cui ballo ubriaca su un tavolo. In realtà non lo ero affatto. Ho pensato, prima di girare questa scena, di farmi magari un paio di bicchierini, così viene tutto più facile. Invece mi hanno detto che dovevo essere sobria. Quindi mi sono lanciata andare e quando, in seguito ho rivisto la scena, mi sono detta che insomma… sì, ce l’avevo fatta. Sono stata brava e mi sono piaciuta. Intendo in senso artistico e attoriale. 

Tornando al film, il titolo prende spunto dalla canzone di Ivano Fossati in particolare dall’ultima strofa che dice “c’era un tempo sognato che bisognava sognare. Secondo lei ci vuole più tempo, ma per fare cosa?
Secondo me, c’è tempo, come dice la canzone, per sognare. Aggiungo che ci deve essere un tempo per i nostri progetti, altrimenti il rischio è quello di non sentirsi vivi. E poi ci vuole un tempo per coltivare le nostre relazioni, così preziose ma così fragili. Per arrivare a questo, il tempo deve diventare sacro e inviolabile. Penso che questa sia anche la chiave corretta per la giusta lettura del film.

Lei è una cantante abituata ad esibirsi dal vivo, ad avere un contatto diretto con il pubblico. In un film c’è naturalmente la mediazione cinematografica. Com’è stato questo nuovo approccio?
Un po’ straniante, a pensarci bene. Quando sono su un palco e sto cantando, sono in contatto diretto con il pubblico e capisco subito se sono riuscita a trasmettere delle emozioni. Sul set di un film questa cosa non ci può essere. Quando ho rivisto C’è tempo in sala, insieme a tutti gli altri spettatori, ho capito dalle loro reazioni che ero riuscita a suscitare delle emozioni, quasi in maniera inconsapevole. Va detto che il merito in questo caso è del Veltroni uomo e regista, che è riuscito a costruire attorno a noi attori un racconto straordinario.

Cosa hanno in comune Simona Giannelli, il suo personaggio nel film, e Simona Molinari?
Direi molto, visto che Veltroni ha costruito questo mio personaggio partendo dall’idea che si era fatto di me. Mi assomiglia abbastanza, anche se il personaggio del film è più sicuro di me, un po’ più bacchettona di come sono io nella realtà. È una cantante e anche una mamma che si dipana tra sogni adolescenziali, insicurezze amori ipotetici e mai sbocciati. Penso che siano situazioni che ogni persona ha vissuto. Io, nel mio piccolo, ho cercato di far convogliare il tutto mescolando finzione e realtà. Spero di esserci riuscita, almeno in parte.

Lei per questo film ha cantato pezzi come Tico Tico di Carmen Miranda e 50 special in coppia con Stefano Fresi. Ha anche composto un singolo che si intitola “Parlami”. Mi racconta un po' di questo pezzo e che cosa ha significato per lei?
La canzone è nata quasi per caso. Durante le riprese del film mi è venuta in mente la melodia a cui, poi, ho aggiunto il testo. Solo alla fine mi sono resa conto che era perfettamente integrata nel film. Parla di alcuni solitudini che noi tutti, nel corso della nostra esistenza, viviamo e da cui, delle volte, non riusciamo ad uscire. Il motivo di tutto risiede spesso nel fatto che non abbiamo tempo di parlarci e di comunicare. Con il rischio concreto di perdere amori, amicizie, relazioni.   

Se non avesse fatto la cantante, Simona Molinari cosa sarebbe diventata?
Domanda complicata. So per certo che sarei stata una persona che quasi sicuramente avrebbe lavorato nel mondo dello spettacolo. Magari avrei fatto teatro. Se invece immagino qualcosa lontano dal mondo dello spettacolo direi l’investigatrice.

Quale sarebbe il titolo perfetto di una tua autobiografia?
“Dicotomia.”

Qual è la cosa che sa fare meglio oltre che cantare e a questo punto anche recitare?
Mi vengono molto bene le orecchiette con le cime di rapa. Sono una vera campionessa.

E' sempre “l’egocentrica” che si presentò a Sanremo un po’ di tempo fa?
Sì, assolutamente, soprattutto sul palco. Nella vita reale delle volte mi capita di essere un po’ nerd.

Un’ultima domanda. Ci dice cosa bolle in pentola nel suo prossimo futuro?
Sono in un momento di scrittura ma anche di grandi trasformazioni. Sto infatti cambiando team di lavoro. Il prossimo anno uscirà il mio nuovo disco a cui seguirà con ogni probabilità anche un tour. Incrociamo le dita.