i migliori film di Luchino Visconti

In occasione dell'uscita al cinema del documentario Gli Angeli Nascosti di Luchino Visconti , ecco i cinque migliori film del grande regista milanese

“Giuro che né la vecchiaia né la malattia hanno piegato la mia voglia di vivere e di fare... Io voglio affrontare tutto, tutto. Io mi sento fresco per altri 10 film non uno. Film, teatro, musical. Io voglio affrontare tutto. Con passione... Perché bisogna bruciare di passione, quando si affronta qualcosa. E d'altronde siamo qui per questo: per bruciare finché la morte, che è l'ultimo atto della vita, non completi l'opera trasformandoci in cenere.”

Con queste parole rilasciate al settimanale “L’ Europeo”, il 21 novembre del 1974, Luchino Visconti si aggrappava con tutta la sua forza alla vita, all’energia del fare.  Due anni dopo quell’intervista, Luchino compirà l’ultimo atto della sua vita. Le sue ceneri saranno disperse nel mare di Ischia. Ma i suoi capolavori continueranno a infiammare l’anima degli spettatori di tutto il mondo. Le sue pellicole sono parte integrante della Storia del cinema. Così, in occasione dell’uscita nelle sale di Gli Angeli di Luchino Visconti di Silvia Giulietti, toccante e originale ritratto del Maestro milanese raccontato attraverso gli occhi dei suoi collaboratori più stretti, abbiamo scelto cinque capolavori. Come sempre le scelte sono personali e sindacabili. Ecco quindi l’elenco, in ordine cronologico con migliori film di Luchino Visconti

• Bellissima
• Senso
• Rocco e i suoi Fratelli
• Il Gattopardo
• Morte a Venezia

 

Bellissima (1951)

Con Anna Magnani, Walter Chiari, Gastone Renzelli, Tina Apicella, Tecla Scarano, Linda Sini.

Sono passati più di 60 anni, da quando Luchino Visconti traspose sul grande schermo l’idea di Cesare Zavattini, ma le cose non sono cambiate molto. Basta sostituire il cinema, con la tv o con i social, per capire che il sogno dei 15 minuti di celebrità profetizzati da Andy Warhol è rimasto invariato. Ambientato tra il quartiere Prenestino e Cinecittà, Bellissima oltre a sbertucciare il sottobosco dell’ambiente cinematografico e amche un meraviglioso ritratto di una madre che proietta sulla figlia la propria frustrazione. Nei panni di Maddalena, Anna Magnani è strepitosa al pari di Walter Chiari in quelli del traffichino Alberto Annovazzi

Senso (1954)

con Massimo Girotti, Rina Morelli, Farley Granger, Alida Valli, Christian Marquand.

Tre diverse versioni della sceneggiatura, 9 medi di riprese a fronte dei 3 previsti e un’infinità di problemi di lavorazione: Eppure, Senso è il melodramma che si trasfigura in capolavoro cinematografico. Tra il bacio di Hayez e le scene di battaglia di Fattori, Luchino Visconti usa la cinepresa come un pennello intinto nei colori della passione e del tradimento per raccontare un amore proibito sullo sfondo del Risorgimento, Sulle note di Verdi e Bruckner, la Storia si rispecchia nella sconfitta: come sentenzia il tenente Franz Mahler (Farley Granger) alla contessa Livia Serpieri (Alida Valli): “E un intero mondo sparirà, quello a cui apparteniamo tu e io.”  Quello di Visconti è un cinema della crudeltà ammantata da un abbacinante bellezza. Un viaggio che inizia al Teatro della Fenice è termina con un colpo di fucile.

Rocco e i suoi fratelli (1960)

“Non ho affatto intenzione di girare questo film come un melodramma, ma come una tragedia realista. E ancora oggi il film, soprattutto nella versione integrale, ti stende al tappetto come un uppercut. Diviso a capitoli, un romanzo sui vinti, sospeso tra mito e storia. La Milano degli anni Sessanta, vista attraverso gli occhi di un gruppo di immigrati lucani, diventa il teatro di un’odissea in cui il concetto di famiglia tradizionale si scoglie come neve al sole. La scena della morte di Nadia in una notte infernale all’Idroscalo è una delle sequenze più indimenticabili di tutta la storia del cinema.

 

Il Gattopardo (1963)

con Burt Lancaster, Alain Delon, Claudia Cardinale, Paolo Stoppa, Rina Morelli, Romolo Valli.

Un timballo di maccheroni che incanta, tra l’oro brunito dell’involucro e la fragranza di zucchero e cannella.  Al netto del piatto diventato un’icona, il film è la summa della poetica viscontiana. Il regista scopre le proprie affinità elettive con Tomasi di Lampedusa e il suo romanzo. La realtà storica si sublima in una raffinatissima ricerca del tempo perduto, tra un’indimenticabile ballo e una fucilazione.Perché per citare le parole del principe Fabrizio di Salina (Burt Lancaster)"Noi fummo i gattopardi, i leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra.

Morte a Venezia (1971)

con Dirk Bogarde, Romolo Valli, Mark Burns, Nora Ricci, Marisa Berenson, Björn Andrésen.

“Io mi ricordo che c'era una clessidra come questa... in casa di mio padre. La sabbia scorre attraverso un forellino così sottile che all'inizio sembra che il livello della parte superiore non debba cambiare mai. Cominciamo ad accorgerci che la sabbia scorre via solo verso la fine. Ma prima di allora ci vuole tanto... che non vale la pena di pensarci. Poi all'ultimo momento, quando non c'è più tempo, ci si accorge che è troppo tardi... ci si accorge che è troppo tardi per pensarci.”  Così il protagonista del film anticipa la propria fine. Gustav von Aschenbach (un immenso Dirk Bogarde) in bianco e cappelo panama, con il rimmel che cola. il  rossetto e i capelli tinti contempla per l’ultima volta Tadzio,  l’oggetto del suo desiderio.  Il Lido è la cornice in cui si sviluppa questa sinfonia di amore e di morte. Sulla musica di Mahler, il racconto di Thomas Mann sfuma del dialogo tra Socrate e Fedro. Luchino Visconti affronta le proprie contradizioni: “Mi ha sempre attirato, il tema del dissidio che può intercorrere tra un artista con le sue aspirazioni estetiche e la vita.”