Film fantascienza, i 10 migliori della storia del cinema degli ultimi anni

Blade Runner
@Blade Runner 2049

Elencati in ordine cronologico dal 2000 al 2019, i 10 film di fantascienza di questo secolo davvero imperdibili

Parlare di fantascienza è sempre molto complicato, considerando le svariate sfumature e i tanti livelli di questo universo. Si corre dunque sempre il rischio di fare un passo falso. Per questo motivo la lista dei film seguente non intende presentare una classifica e l’ordine d’esposizione dei titoli è unicamente cronologico. Considerando la vastità del genere, si è inoltre preferito ridurre l’arco temporale al secolo attuale, analizzando i titoli di maggior successo o impatto dal 2000 al 2019.

  • Donnie Darko (2001)
  • Se mi lasci ti cancello (2004)
  • District 9 (2009)
  • Moon (2009)
  • Looper (2012)
  • Interstellar (2014)
  • Predestination (2014)
  • Mad Max: Fury Road (2015)
  • Arrival (2016)
  • Blade Runner 2049 (2017)

Donnie Darko

Un cult senza tempo, che ha il merito d’aver ulteriormente aperto le porte della fantascienza al pubblico di massa. Da fenomeno di nicchia a leggenda da non poter assolutamente perdere. Il 2001 sembra così lontano eppure il disturbato Donnie e il suo amico immaginario, il coniglio gigante Frank, sono ancora in grado di tenerci incollati ai nostri display. A distanza di 18 anni è ancora viva la stessa domanda: tu lo hai capito Donnie Darko?

Se mi lasci ti cancello

La prima informazione che è possibile trovare sul web in merito a questa pellicola del 2004 è l’annosa diatriba inerente il suo titolo. Rendendo giustizia al film di Michel Gondry, ecco dunque Eternal Sunshine of the Spotless Mind. Un’opera originale, sviluppata dallo sceneggiatore Charlie Kaufman, autore di un’altra perla “folle” quale "Essere John Malkovich". Domina il sapore dolce-amaro nella narrazione frammentaria della storia di Joel e Clementine, che fanno entrambi ricorso a una nuova tecnologia in grado di cancellare sezioni della propria vita dalla libreria dei ricordi.

District 9

Il capolavoro di Neill Blomkamp si chiama District 9, un film in grado di fondere le innovazioni linguistiche del cinema degli anni 2000 con un forte messaggio sociale. Su di una Terra costantemente terrorizzata dal diverso, parte di Johannesburg diviene una baraccopoli per alieni. In breve si genera una nuova forma di razzismo, che in fondo è identica a quella che generalmente viene riservata a svariate etnie del genere umano. Esseri di un altro pianeta additati a priori come pericolosi e privi di intelligenza. Immigrati dallo spazio realizzati in modo tale da creare repulsione nello spettatore, seguendo le vie di una meta narrazione particolarmente convincente. È di certo il punto più alto della carriera di Blomkamp, che fonde generi differenti con un’impressionante facilità, dimostrando d’aver compreso come sarà il cinema di domani.

Moon

Pochi milioni di budget (appena cinque) ma bastevoli a Duncan Jones per realizzare nel 2009 "Moon", suo primo lungometraggio che consente di respirare l’aria di una fantascienza classica e curata nei dettagli. Una prova di talento puro da parte di Sam Rockwell, che si mette a nudo, confrontandosi con se stesso, come attore e personaggio. Un uomo solo, affiancato da un computer dalla voce umana, alla ricerca di una verità che è forse sempre stata stipata in un angolo della sua mente. Il tutto racchiuso in un minimalismo scenico che ricorda come alla fantascienza non siano mai serviti i muscoli per far sognare il pubblico.

Looper

Un crime fantascientifico che ruota intorno a un delicato incastro narrativo e alla bravura dei due protagonisti, Joseph Gordon-Levitt e Bruce Willis, che interpretano lo stesso personaggio ma con 30 anni di differenza. Al di là delle critiche ricevute per dei possibili buchi inerenti la logicità interna, Looper rappresenta di certo uno degli esempi più intriganti di questo secolo per quanto concerne pellicole sui viaggi del tempo. La vita è fatta di scelte e ognuna di esse ci spinge verso un cammino differente. Joe si ritrova così a dover scegliere se uccidere il futuro sé o meno, scoprendo fin dove “l’altro” sia disposto a spingersi pur di tutelare il proprio cammino alternativo.

Interstellar

"Interstellar" è probabilmente il film più ambizioso di Christopher Nolan, che spinge il pubblico verso una stimolante concentrazione. Il regista, coadiuvato da un team di esperti, si avventura in un’impresa di non di poco conto, rendere fruibile un tema come i viaggi spaziali e i buchi neri, passando attraverso un approccio quanto più possibile scientifico. Una storia emotivamente struggente, che fa dei singoli il centro dell’universo o quasi, in un costante parallelismo tra la voglia di conoscenza e la consapevolezza che il nostro tempo è limitato a una manciata di anni.

Predestination

I fratelli Spierig giocano con il pubblico fin dalla prima scena con il loro "Predestination". Un complesso schema narrativo che si tenta di semplificare, lasciando che ad ammaliare sia l’intreccio in sé piuttosto che particolari scelte grafiche. La pellicola riesce in maniera più che soddisfacente a proporre un gioco tra vedo e non vedo, ben più complesso al cinema rispetto alla carta stampata (è tratto dal racconto "Tutti i miei fantasmi" di Robert Heinlein). Lo sguardo del pubblico è così costantemente rapito e spostato verso uno dei tanti elementi proposti dell’architettura narrativa. Un gioco dalla degna conclusione, che soddisfa con un cerchio perfettamente chiuso.

Mad Max: Fury Road

George Miller rimodella e reinventa il suo Mad Max, sfruttando pienamente l’evoluzione del cinema degli ultimi decenni. Esaltazione grafica allo stato puro, in grado di tener vivo l’animo dello spettatore per tutti i suoi 120 minuti di durata. Benzina e cromature quasi come divinità pagane, esaltate in una costante frenesia che non manca di dedicare il giusto spazio all’analisi dei personaggi, protagonisti della rinascita di una saga che non meritava di dare il proprio commiato al pubblico con il debole "Oltre la sfera del tuono".

Arrival

Denis Villeneuve ha il coraggio di allontanarsi da un percorso tracciato e battuto ripetutamente. È quello della classica narrativa cinematografica inerente il raffronto tra esseri umani e alieni. "Arrival" non necessita di battaglie. È un film intimo, un dramma dalle note fantascientifiche, che propone un punto di vista differente e affascinante, ponendo come focus il linguaggio. Prima di attaccare, odiare e temere, è possibile confrontarsi, parlare e comprendersi. Un messaggio sociale universale, che sfrutta un tema caro al mondo del cinema come gigantesca cassa di risonanza.

Blade Runner 2049

Villeneuve ha il coraggio di riprendere tra le mani una perla della fantascienza cinematografica, ampliando l’universo di Ridley Scott (e di conseguenza di Philip K. Dick). Un’operazione particolarmente vasta e in linea con il cinema odierno, tra prequel animati di pregio, un panorama graficamente rivisitato e possibilità di un ulteriore capitolo. Si torna a parlare di replicanti, tentando di mescolare una necessità di intimismo a una voglia di modernità narrativa. Non mancano gli errori, che hanno scatenato numerose critiche, così come i rimandi al passato per addolcire alcuni aspetti di un noir che non ha il coraggio, non fino in fondo, di spiccare il volo e decidere da sé del proprio futuro. Il peso del passato si fa sentire ma questa pellicola è in grado di ammaliare il pubblico come poche altre, laddove la scenografia è un elemento percepibile e impossibile da relegare sullo sfondo della narrazione.