Woody Allen fa causa ad Amazon che non vuole più distribuire il suo film

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Il regista ha avviato una causa legale contro Amazon, richiedendo un risarcimento di 68 milioni di dollari per avere violato il contratto decidendo di non distribuire l’ultima pellicola di Woody Allen, A Rainy Day in New York. Il dietro front da parte degli Amazon Studios riguarda le accuse di molestie avanzate contro il regista dalla figlia adottiva Dylan Farrow, risalenti però agli anni Novanta.
 

Woody Allen ha fatto causa ad Amazon per violazione dei termini del contratto.
La richiesta di 68 milioni di dollari di risarcimento riguarda la decisione degli Amazon Studios di non distribuire più A Rainy Day in New York, l’ultimo film firmato dal regista con protagonisti Selena Gomez e Timothee Chalamet.
Nell’azione legale avviata da Allen si accusa Amazon di avere fatto retromarcia lo scorso giugno rispetto all’accordo stipulato, senza tuttavia fornire spiegazioni accettabili secondo il regista.
La ragione del passo indietro sarebbe collegata alle accuse di molestie che Dylan Farrow, la figlia adottata dall'attrice Mia Farrow e del suo allora marito Woody Allen, ha avanzato contro di lui.
Tuttavia tali accuse risalgono agli anni Novanta ed erano quindi note ad Amazon al momento della firma del contratto, come sottolineato dal regista nei documenti presentati in tribunale.


Quelle accuse che Dylan Farrow ha espresso venticinque anni fa sono tornate molto attuali con l’esplosione del movimento #MeToo e la campagna di sensibilizzazione volta a spingere le donne a denunciare i soprusi.
Nel 2014 la figlia adottiva di Allen ha criticato duramente sul New York Times tutti quelli che continuavano imperterriti a lavorare con suo padre; poi nel 2018, durante un’intervista a Cbs, è entrata nei particolari delle accuse, spingendo molti attori e attrici a scusarsi pubblicamente per avere collaborato con il regista.
Accuse che Woody Allen ha sempre negato.


Secondo quanto riportato dal regista, con Amazon i problemi sarebbero incominciati già nel 2017, quando l’allora presidente degli Amazon Studios, Roy Price, ha dovuto rassegnare le dimissioni a causa di accuse di molestie, spingendo quindi l'azienda a tutelare la propria immagine.