Due sotto il burqa, la commedia che si fa beffa dell'integralismo

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Appuntamento, in prima tv, mercoledì 12 dicembre alle 21.15 su Sky Cinema Uno - Commedia anti-oscurantista presentata al Biografilm Festival 2017. Armand e Leila, due studenti francesi di origini musulmane, stanno pianificando di volare insieme a New York ma, pochi giorni prima della partenza, torna dallo Yemen Mahmoud, il fratello di Leila. Mahmoud dopo il lungo soggiorno è diventato un estremista e pretende che la sorella stia in casa e abbandoni il suo stile di vita moderno. Per Armand è la fine, ma trova un modo per farle visita: indossando un burqa si finge una donna musulmana che ha bisogno di ripetizioni da Leila. Ci sarà solo un problema… Mahmoud si innamorerà di questa misteriosa donna col burqa! 

Arriva su Sky Cinema Uno, in prima tv, mercoledì 12 dicembre alle 21.15, il film vincitore del premio del pubblico al Biografilm  Festival,  Due sotto il Burqa che vede come protagonisti Fèlix Moati, William Lebghil e la 25enne Camèlia Jordana, che dopo il successo come cantante, grazie a questa pellicola  e a Le brio, con Daniel Auteuil,  si sta affermando come una delle rivelazioni del cinema d'oltralpe. Firmato dalla regista iraniana Sou Abadi, Due sotto il Burqa vede al al centro della storia la coppia formata da Leila (Jordana) e Armand (Moati) studenti a Parigi di scienze politiche che si sono innamorati e sono sul punto di partire insieme per New York per uno stage all'Onu. I piani però vengono stravolti quando Mahmoud (Lebghil), fratello maggiore di Leila, torna dal Medio Oriente in Francia da islamico radicalizzato. Per impedire alla sorella di partire, Mahmoud chiude Leila in casa, e Armand, pur di rivederla ed aiutarla, decide di indossare un burqa e spacciarsi per donna, presentandosi col nome di Sheherazade.Mahmoud ci casca e pian piano inizia a provare un interesse sempre maggiore per la nuova amica della sorella.

Per il ritmo del film ''mi sono ispirata a Billy Wilder, considero questo il mio 'A qualcuno piace caldo' col burqa – ha detto la stessa regista del film -. Avrei tanto voluto che uscisse anche nel mondo arabo ma finora nessuno di quei Paesi lo ha acquistato ne l'ha voluto nei propri festival. Sono delusa, perché' non penso ci sia niente di offensivo''.

L'approccio documentaristico l'ha aiutata nella storia ma sul personaggio di Mahmoud ''ho virato sull'irrealismo, volevo essere ottimista''. Per questo l'ha molto emozionata ricevere le lettere delle madri di due giovani diventati jihadisti, di cui uno morto come kamikaze: ''mi hanno scritto di essersi commosse con il film. Avrebbero voluto che anche i loro figli, come capita a Mahmoud, avessero avuto la possibilità di cambiare attraverso l'amore''.